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Non basteranno un nome e un simbolo che ricordano la sigla di ‘’noleggio con conducente’’ e neppure il motto ‘’Dio, Patria e Famiglia’’ ad assicurare il “primum vivere deinde philosophari” al partito di Angelino Alfano. Per riuscire a decollare (riempire le sale e disporre di un notevole numero di componenti delle assemblee elettive è comunque una buona partenza) non basta presentarsi come “diversamente Berlusconiani”, estranei agli estremisti alla Santanchè, ma, tutto sommato, appartenenti a una medesima orchestra – una grande coalizione di centro destra: oves et boves et omnia pecora campi – disposti a suonare il flauto o l’oboe mentre gli alleati si danno da fare con gli ottoni e la grancassa.

La sfida di Alfano non può essere confinata solo all’interno del perimetro del centro destra. Il quadro politico si è messo in movimento, ancorché alla rinfusa e in tutte le direzioni, dopo che la legge elettorale è stata ferita a morte dalla sentenza della Consulta e Matteo Renzi è approdato al vertice del Pd.

Per il Ncd si pone un problema di identità e di linea politica che si collega direttamente con la definizione di una legge elettorale che salvaguardi sia l’una che l’altra. Per quanto riguarda l’identità il Nuovo Centro destra non deve distinguersi soltanto da un gruppo dirigente “estremista” raccolto intorno a Silvio Berlusconi e a lui fedele fino alla morte. Alfano deve saper valutare ciò che rappresentano Daniela Santanchè, Denis Verdini e compagnia cantante: una forza politica becera, antieuropea, priva di principi, populista e disposta a tutto pur di ottenere il consenso elettorale; una ‘’destra’’ che non è una categoria dello spirito ma è fatta di tanta gente in carne ed ossa, in Italia come nel resto d’Europa.

Alfano e i suoi non possono rincorrere questa destra (le avete sentite le dichiarazioni deliranti di Matteo Salvini, nuovo segretario del Carroccio, sulla Ue e la moneta unica?). Devono saper parlare ai veri moderati che non intendono mandare la nostra comunità allo sbaraglio solo per vincere le elezioni, che non hanno e non vogliono avere nulla da spartire con il M5S, che sono consapevoli del fatto che l’Italia ha un futuro solo nell’Europa, la quale, a sua volta, non può fare a meno del nostro Paese. Devono saper diventare il punto di riferimento della parte produttiva ed evoluta della società, disposta ad accettare quelle riforme che sono necessarie per competere nell’economia globalizzata.

E qui cade a proposito l’interrogativo sulla linea politica del Ncd, che deve essere il partito del risanamento dei conti pubblici come condizione preliminare per la crescita e la tenuta sociale. Un partito che non si sottrae ad assumersi responsabilità difficili e ad accettare sfide temerarie, ma che non ignora  una vecchia regola della politica: quando l’azione di governo è portata a modificare assetti esistenti e consolidati è buona norma ricostruire un nuovo quadro di convenienze all’interno del quale tutti i protagonisti e gli interessi coinvolti dal processo di cambiamento possano trovare una risposta ai loro problemi. Altrimenti gli equilibri si spezzano, prevalgono le spinte centrifughe e le riforme perdono efficacia perché sono avvertite come inadeguate per alcuni, punitive per altri.

Il Ncd deve saper competere, proponendo innovazione vera, con quella parolaia e pressappochista di Matteo Renzi, il quale si rivelerà ben presto un apprendista stregone incapace di gestire le forze che ha evocato più per senso di disperazione che di speranza. E a questo punto si arriva a quale modello di riforma elettorale è utile per il Ncd.

E’ singolare la levata di scudi contro la sentenza della Consulta in difesa di un sistema maggioritario che ha portato l’Italia sul lastrico. Il partito di Angelino Alfano non può non vedere la trappola nascosta in questa bramosia di bipolarismo che è divenuta la bandiera del Pd, in nome della governabilità e che ha indotto l’establishment – compreso il Quirinale – a prendere le distanze dalla sentenza del Giudice delle leggi.

In una competizione tra due schieramenti il Ncd sarebbe risucchiato nell’ammucchiata post-berlusconiana ed indotto a condividere – ciò che sarebbe peggio – una linea irresponsabile, simile a quella dei “grillini”, al punto da indurre i moderati a votare per il Pd, come minore dei mali. Dove sta scritto che un ritorno al proporzionale con una soglia di accesso elevata – il 4 per cento a livello nazionale, per esempio – non potrebbe assicurare la governabilità? Sicuramente, adottando questo sistema, si formerebbero una maggioranza ed un governo, più affidabili e, tutto sommato, più uniti sul piano dei programmi e delle proposte.

Ma il dio – quello pagano, naturalmente – confonde la mente di coloro che ha deciso di abbandonare al proprio destino. E all’Italia non fa mancare proprio nulla.

Che cosa deve fare il Nuovo Centro Destra di Alfano secondo me

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