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Taglio del cuneo fiscale, nuovo patto di stabilità interno per favorire gli investimenti, service tax sulla casa: sono questi i punti di forza della legge di stabilità che il governo presenterà entro il 15 ottobre. Incassata la fiducia, ora l’esecutivo tira dritto per mettere a punto la legge che orienterà la programmazione economica per i prossimi 3 anni. Ma il premier Enrico Letta raccoglie anche l’eredità del governo Monti e nomina un nuovo commissario per la spending review, Carlo Cottarelli.

“Se avremo la fiducia Cottarelli sarà il commissario per la nuova fase della spending review”, ha detto ieri il premier nel suo intervento al Senato.”Nel 2013 ci sono stati già mille e settecento milioni di riduzione della spesa pubblica. Cifre, fatti, non annunci”, ha sottolineato.

Chi è Carlo Cottarelli

Venticinque anni di lavoro al Fondo Monetario e sei alla Banca d’Italia. Queste le credenziali di Carlo Cottarelli, che il premier Letta (e il ministro dell’economia Saccomanni) vogliono come commissario alla spending review. Laureato a Siena e alla London School of Economics, i conti pubblici italiani Cottarelli, pur lavorando a Washington dal 1988 quando entrò al Fondo dopo la Banca d’Italia e una breve esperienza all’Eni, li conosce bene. Al Fondo monetario infatti è direttore del dipartimento affari di bilancio dal 2008 e in questi anni più volte ha redatto e illustrato il Fiscal Monitor, ovvero il rapporto dove si analizzano i bilanci pubblici delle principali economie. Le sue posizioni (e quelle del Fondo) vedono così un riconoscimento all’opera di risanamento avviata dal governo Monti, con un esplicito appoggio alla riforma delle pensioni che ha trasformato il sistema italiano in uno dei migliori “nell’arco dei prossimi 20 anni sullo sviluppo della spesa pensionistica e dell’healthcare”. Per il nostro paese, qualche mese fa, l’economista ha rilevato come la sfida sia “ridurre tassazione e spesa” distinguendo tra quella “buona” come investimenti e infrastrutture l’educazione peraltro bassa in Italia e i “trasferimenti a pioggia”. Proprio nell’ultimo rapporto ‘Article IV’ dell’Fmi sull’Italia si chiede, a partire dal 2014, “una revisione della spesa pubblica da cima a fondo” per trovare le risorse che consentano di abbassare le tasse: dai tagli agli stipendi degli impiegati pubblici, fino alla sanità e agli enti locali come le province.

Quanto costa Mister Tagli?

Il focus restano i tagli, certo, ma quanto costerà l’opera di Cottarelli? La figura del supercommissario, e la sua retribuzione, è spuntata nel “Decreto Fare”. Mr spending review potrà contare su un assegno massimo di 150mila euro per il 2013, 300mila nel 2014, altrettanti nel 2015 e 200mila nel 2016, ultimo anno di incarico, come ha sottolineato Libero.

I commissari alla spesa del governo Monti

Cottarelli succede nella carica a Mario Canzio, l’ex ragioniere dello Stato nominato dal governo Monti dopo le dimissioni dai propri incarichi istituzionali di Enrico Bondi nel gennaio 2013. Il suo doppio incarico era diventato ormai incompatibile con la missione affidatagli da Monti, che aveva chiesto a Bondi di valutare eventuali conflitti di interesse dei candidati della sua lista.

 

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