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“Il tema dei conflitti d’interesse è diventato negli ultimi mesi sempre più rilevante e visibile. Non potevamo più stare nel patto di sindacato di una società che controlla una quota rilevante delle Generali, che è il più grande tra i concorrenti della Ras”. Correva l’anno 2004, e per la precisione era la fine di marzo, quando l’attuale amministratore delegato di Generali, Mario Greco, motivava con queste parole l’uscita della Ras, allora ancora indipendente e da lui guidata, dal patto di sindacato di Mediobanca. “Ora – aggiungeva Greco il 31 marzo del 2004 – non ha più senso sedere al tavolo degli amministratori di una società il cui valore dipende in misura così significativa da quello di un nostro concorrente”.

Dopo dieci anni la storia si ripete
E chissà se il manager cinquantaquattrenne, specializzato nel settore delle assicurazioni, avrebbe mai immaginato che, a distanza di quasi dieci anni, alla guida del gruppo allora concorrente ci sarebbe stato nientemeno che lui. Proprio in qualità di ad del Leone di Trieste, ora Greco si trova a dovere prendere una decisione che potrebbe imprimere una nuova direzione ai rapporti con Mediobanca, che di Generali è prima azionista con poco più del 13 per cento. L’ad della compagnia triestina, che a sua volta partecipa la banca di Piazzetta Cuccia con una quota del 2%, deve, infatti, decidere se uscire o meno dal patto di sindacato di Mediobanca.

La “raccomandazione” di Nagel
Una mossa che sembrava scontata fino a qualche giorno fa, ma che invece non si è ancora concretizzata. Eppure, per “convincere” Greco a sganciarsi dal patto è addirittura sceso in campo l’ad di Mediobanca, Alberto Nagel, il quale, interessato a che il flottante della sua merchant bank si ampli e che la quota vincolata dai soci si abbassi, il 17 settembre ha dichiarato: “L’uscita di Generali dal patto di Mediobanca sarà una loro decisione. Finora non è arrivato nulla. La mia raccomandazione è di uscire dal patto”.

Incognita sulle mosse del Leone
Pressato dal primo azionista, che farà a questo punto Greco? Darà retta a Nagel e replicherà quanto fatto con Ras nel 2004 chiamandosi fuori dall’accordo tra i grandi soci di Piazzetta Cuccia? La risposta sembra essere affermativa, anche se non è chiaro perché l’ad delle Generali non abbia approfittato della riunione del patto del 17 settembre – come del resto era atteso – per svincolare la quota. Vero è che tutti quei conflitti di interesse tra Ras (poi confluita nel gruppo tedesco Allianz) e le Generali addotti da Greco come motivazione per l’uscita nell’ormai lontano 2004 in questo caso non sembrano sussistere. Questa volta si tratterebbe invece, per lo più, di recidere almeno in parte quel cordone ombelicale che da Mediobanca porta a Generali e viceversa. Una mossa analoga, del resto, l’ha decisa anche Piazzetta Cuccia, che in occasione della presentazione del piano industriale dello scorso giugno aveva annunciato il ridimensionamento nell’azionariato del Leone al 10 per cento.

Chissà se questa volta Greco si muoverà in sintonia con il socio Mediobanca o seguirà una linea autonoma rispetto al pensiero degli azionisti, come già accaduto con il caso del manager Raffaele Agrusti.

Si vedrà. Nel frattempo, chi lo conosce bene ricorda: “Greco è un tecnico, non un politico”.

Generali e Mediobanca, quando il leone Greco faceva il Nagel

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