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Sfumata la diffusa esultanza per la stabilità politica riconquistata (?) e rinfocolate le speranze di crescita favorevoli, spero che si riconosca che i problemi del paese restano tutti aperti. Da cittadino responsabile ho gioito per la soluzione data alle minacce di crisi di governo nella speranza che esso, abbia successo o meno, consentirà un chiarimento sulle politiche da seguire. Spiego il perché.

Il sicuro insuccesso del governo…

Se si continua ad aumentare le tasse e a seguire le regole deflazionistiche imposteci dall’Unione europea nel presupposto che la crescita venga dalla stabilità fiscale, sarà improbabile che il governo abbia successo, ma si chiarirà finalmente se funziona in pratica una politica che in teoria non regge.

Che cosa dicono i tedeschi

Nei consessi che si susseguono incessanti nel Paese si sente ripetere, soprattutto dai tedeschi, che la ripresina in atto testimonia che la politica di austerità è corretta. Continuare a seguirla nelle forme in cui essa si manifesta non credo porti alla ripresa.

La soluzione è tagliare il debito

Se invece di tasse che finanziano piccoli tamponamenti di crisi parziali e alimentano spese che riproducono deficit di bilancio statale, non si dispone un abbassamento consistente del debito pubblico complessivo che tiene elevato lo spread sui tassi interni non si apre spazio per una ripresa.

Tagliare cuneo e patrimonio

Se non si intende ridurre la pressione fiscale generale abbassando il livello della spesa statale e si propone di ridurre alcune tasse, come il cosiddetto “cuneo salariale”, aumentandone altre, e se si cede parte del patrimonio pubblico dello Stato e degli enti locali per coprire le maggiori spese, quasi esclusivamente correnti, la situazione non potrà fare altro che peggiorare in prospettiva. Il patrimonio pubblico funge da garanzia di rimborso dei titoli pubblici in circolazione e, se lo si volesse, sarebbe lo strumento per un’operazione di ristrutturazione del debito che rassicuri il mercato e alleggerisca il bilancio di parte degli oneri finanziari.

Tanta Europa, tante tasse

Se aumentare le tasse è ciò che si vuole, e sistemare una volta per tutte il debito pubblico in essere è ciò che non si vuole, chi crede fermamente che si debba fare il contrario si metterà per un po’ l’anima in pace perché, restando in carica, questo governo si assume la responsabilità di dimostrare la fondatezza o meno della sua azione in linea con il dettato europeo; se l’avesse interrotta, come nel caso dell’esecutivo Monti, questa verifica, pur indispensabile, sarebbe stata impossibile.

Il giudizio dell’elettore

Spetta all’elettore verificare che non cambi le carte in tavola affermando che le dosi di questa politica sono insufficienti, cosa sempre valida, o che non si fanno le giuste riforme, che lo è altrettanto. Non credo che le politiche vengano fissate sulla base di desideri o di ipotesi indipendenti dalle condizioni dell’habitat che le deve accogliere o della possibilità di correggerlo con le riforme. Se il governo non è capace di fare queste correzioni, non può proporre una politica che le presupponga, per poi dire che la colpa non è sua e che, avendo siglato un patto con paesi che non rispettano l’oggetto del contratto, che non è fare le riforme, ma propiziare la crescita, dobbiamo rispettarlo, altrimenti peggio per noi.

Letta decida: declino o futuro?

Non siamo reclusi di una casa di correzione, ma cittadini europei, o sbaglio? E’ quindi giunto il momento per la politica di dirci chiaramente che cosa propone al Paese: il recupero di un futuro migliore o un inevitabile declino, affidando ai risultati la risposta. Non vengano poi a dirci che non avevano considerato la realtà delle cose che indica come responsabile della mancata crescita la spesa pubblica eccessiva rispetto al rendimento che offre, la girandola stordente di tasse e la politica europea errata che hanno messo in ginocchio il paese.

(analisi pubblicata dal Foglio Quotidiano l’8 ottobre 2013)

debito

Primo comandamento: tagliare il debito

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