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Finiscono le vacanze anche per il presidente Usa Barack Obama che nel weekend incontrerà i senior advisor della sicurezza nazionale per valutare le opzioni di un eventuale intervento militare in Siria dove c’è il forte sospetto (e accuse molto precise) dell’uso di armi chimiche contro la popolazione civile. L’agenzia Reuters ha citato un funzionario dell’amministrazione che ha rivelato la notizia del vertice mettendo però in guardia sull’attesa di una decisione finale su un’eventuale azione militare in Siria già in questo fine settimana.

VENTI DI GUERRA
Intanto, fervono i preparativi fra smentite e conferme. La Us Navy, la marina americana, amplierà la propria presenza nel Mediterraneo a causa della situazione in Siria. Lo farà con la nave da guerra USS Mahan. Il Dipartimento della Difesa nel confermare il rafforzamento della presenza nell’area ha precisato che la marina americana non ha ricevuto ordini per prepararsi a operazioni militari. Il generale Martin Dempsey, capo degli Stati Maggiori delle forze armate americane, secondo le informazioni che filtrano sulla stampa Usa, potrebbe presentare già oggi le opzioni militari per un intervento in Siria.

LA SPIEGAZIONE DEL PENTAGONO
A spiegare come stanno le cose è stato il segretario alla Difesa statunitense Chuck Hagel che ha rimarcato che gli Stati Uniti stanno muovendo le forze navali prima di qualsiasi decisione del presidente Obama su una possibile azione militare in Siria, dopo quello che sembra un utilizzo di armi chimiche contro i civili. “Il Dipartimento della Difesa ha la responsabilità di fornire al presidente la possibilità di scegliere qualsiasi alternativa” ha detto Hagel ai giornalisti in viaggio con lui verso la Malesia.

QUALE STRATEGIA?
Quali potranno essere gli scenari o le modalità dell’engagement americano nel Mediterraneo è oggetto di analisi che nel frattempo trovano ospitalità nel dibattito pubblico. Il New York Times, ad esempio, riporta l’ipotesi per cui l’amministrazione Obama starebbe studiando il caso del Kosovo come “possibile” piano “per un’azione senza il mandato delle Nazioni Unite“. “Con la Russia che probabilmente metterebbe il proprio veto in Consiglio di Sicurezza” l’amministrazione potrebbe valutare se bypassare l’Onu sulla Siria.

IL PRECEDENTE CHE PESA
Il Kosovo è un precedente “ovvio per Obama perché, come in Siria, civili sono stati uccisi e la Russia aveva legami di lunga durata con le autorità di governo accusate degli abusi. Nel 1999 il presidente Bill Clinton aveva usato l’appoggio della Nato e il fondamento logico di tutelare una popolazione vulnerabile per giustificare 78 giorni di incursioni aeree”. Secondo quanto riferito da rappresentanti dell’amministrazione il Kosovo è stato uno dei temi discussi durante gli incontri alla Casa Bianca sulla Siria. Riunioni durante le quali si è discussa anche la possibilità che un attacco militare possa avere conseguenze non volute”, come destabilizzare paesi vicini e alimentare i flussi di profughi. “Gli Usa si schierano nel Mediterraneo. Intervento in Siria più vicino? “È troppo dire che stiamo pensando a una giustificazione legale per un’azione visto che il presidente non ha ancora preso una decisione – afferma un rappresentante dell’amministrazione citato dal New York Times. Ma il Kosovo è un precedente” che potrebbe essere simile.

Gli Usa si schierano nel Mediterraneo. Intervento in Siria più vicino?

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