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E’ come una storia di destini incrociati. Le strade di Marco Pannella e di Silvio Berlusconi, benché di opposte provenienze finiscono, ogni tre per due, per sfiorarsi e poi per incrociarsi: è accaduto nel 1994 e 1996. E oggi potrebbe ripetersi, ma con l’incognita di una rottura proprio all’interno dei Radicali stessi. Terreno comune i cinque quesiti referendari, come la responsabilità civile dei magistrati, la separazione delle carriere, l’eliminazione della custodia cautelare nei reati non gravi per il rischio di reiterazione, le restrizioni per il lavoro di magistrati fuori ruolo e l’abolizione dell’ergastolo. Si affiancano alla dozzina di referendum per i quali i Radicali, assieme ad altre associazioni e gruppi politici, si preparano a raccogliere le firme (in discussione anche questioni legate a immigrazione, droga, divorzio breve), tra cui quello sui diritti civili.

Radicali uguale referendari
Un pacchetto di iniziative che, da illo tempore, costituiscono il bagaglio dell’impulso radicale sulla giustizia. Il pensiero corre ai referendum con Enzo Tortora (la giustizia, diceva, è sinonimo di pulizia democratica), ma anche alla considerazione che, in assenza di una “copertura” politica significativa, rischierebbero di restare isolati. Su questo ha insistito Silvio Berlusconi in occasione degli incontri (separati) con i ras del Pdl lo scorso fine settimana in Sardegna, per aprire ufficialmente ai quesiti e offrire un appoggio in chiave di raccolta firme.

Volano gli stracci
Ma il tesoriere di Radicali Italiani, Michele De Lucia, si schiera contro Pannella e i fedelissimi che hanno presentato i referendum sulla giustizia (dopo che per un anno e mezzo si erano proclamati, in tutte le riunioni, contro i referendum che un’altra ala del partito sosteneva). E ragiona sul fatto che, se da un lato si definisce “felicissimo” di questo deposito in quanto il 99,9% dei radicali condivide le proposte sulla giustizia legate a figura, storia e vicenda di Enzo Tortora, dall’altro considera “indecente” che tesoriere e segretario dei Radicali abbiano appreso del deposito solo dal sito internet del partito lo scorso venerdì sera.

L’attacco
Poi attacca a testa bassa: “Ignobile che per la prima volta in vent’anni non ci sia stato chiesto se volevamo essere tra coloro che depositavano i referendum. Se qualcuno intende questa come una gara a chi ce l’ha più duro, stia attento, finirà per vincere chi ce l’ha più moscio. E se poi i nostri compagni ci correranno dietro col mattarello per menarci, non avranno tutti i torti”.

Il sospetto
Non sarà, come sussurra qualche dirigente sotto voce, che l’apice dell’attrito sia nel merito tra i sostenitori e gli oppositori del tema giustizia inserito nel referendum? Ovvero, i partiti di sinistra e il sindacato (oltre alla magistratura militante) non vedrebbero di buon occhio quella tara di provvedimenti proposti, che invece farebbero felici il partito degli anti giudici e di conseguenza anche il Pdl. Al momento, qualcosa in più di un semplice sospetto.

twitter@FDepalo

Berlusconi apre ai referendum sulla giustizia di Pannella. E tra i radicali volano gli stracci

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