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Nel 2013 si dovrebbe celebrare non solo il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi e Richard Wagner ma anche il centenario di quella di Britten. Con Richard Strauss e Leos Janaceck, Benjamin Britten è uno dei tre maggiori grandi autori del teatro in musica del “Novecento storico”. Inoltre, una delle sue opere più note The Turn of the Screw (“Il giro di vite” dall’omonima novella di Henry James) nasce da una commissione del Teatro La Fenice di Venezia (nell’ambito della Biennale di musica contemporanea) quando (e non in tempi tanto lontani: la “prima” ebbe luogo il 14 settembre 1954) i teatri italiani commissionavano capolavori ai maggiori compositori internazionali. Sotto il profilo personale, Britten era molto legato all’Italia. La ricorrenza sta passando inosservata, così come stava per avvenire nel 2012 per cento cinquantenario dalla nascita di Claude Debussy , di cui si è ricordato quasi solamente il Festival MiTo che ogni settembre lega Torino e Milano.

C’è un precedente specificatamente relativo a Britten. Nel 2006, anno mozartiano per eccellenza, ricorreva il trentennale dalla sua morte. In quella occasione del trentennale, la Fondazione Parma Capitale Europea della Musica ha organizzato un mini-festival , affidandolo alla bacchetta di Bruno Bartoletti ed alternando The Turn of the Screw con il War Requiem” (ascoltato, peraltro, pochi mesi prima, nell’ottobre 2005, a Roma eseguito dall’orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia guidata da Antonio Pappano, grande estimatore di Britten ed allora appena insediato alla guida dell’orchestra romana, e più di recente nel maggio 2011 sempre al Parco della Musica di Roma con i complessi dell’Accademia diretti da Semyon Bychkov). Sempre a Parma, nel 2006 si è tenuta una giornata di studio su Britten musicista ed intellettuale “scomodo”. Altra iniziativa di rilievo è stata presa dai teatri di Rovigo e Modena che hanno messo in scena un allestimento delizioso della squisita opera per bambini The Little Sweep (“Il piccolo spazzacamino”). Questa volta, alcuni dei maggiori teatri hanno, per così dire, giocato d’anticipo, ossia nel 2012 ; La Scala ha ad esempio presentato la scorsa primavera Peter Grimes. Il Teatro dell’Opera di Roma ha proposto, proprio per il solstizio d’estate A Midsummer Night’s Dream , il Festival di Spoleto è stato aperto in luglio da un nuovo allestimento di The Turn of the Screw, ma per il 2013 c’è molto poco in cantiere: The Rape of Lucretia in un allestimento che partito da Ravenna è arrivato al Maggio Fiorentino dopo una tappa a Reggio Emilia, Curlew River per una sera a Roma ed una a Perugia, The Little Sweep a Macerata. E’ possibile che abbia dimenticato qualcosa. Ma il silenzio che circonda il centenario è davvero assordante.

 

L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha organizzato una celebrazione della ricorrenza con un concerto diretto da Antonio Pappano ed eseguito il 27, 28 e 29 maggio. Singolare il programma: la seconda parte è stata dedicata alla Sinfonia n. 5 in do minore di Beethoven , uno dei lavori di musica sinfonica più eseguiti nella storia dell’Accademia (come si può vedere dal programma di sala), nella prima invece sono state giustapposte due lavori poco conosciuti – uno in tutto il mondo ,il secondo in Italia. Di Verdi, il primo. Di Britten, il secondo.

Il primo è il ‘quartetto per archi in mi minore’ di Giuseppe Verdi, composto nel 1873 a Napoli (mentre erano in corso le prove di ‘Aida’) nella trascrizione per orchestra sinfonica effettuata a Londra a fine Ottocento. E’ forse l’unica composizione camerista del cigno di Busseto ; in effetti, è essenzialmente una curiosità. Segue i canonici quattro movimenti (allegro-andantino – prestissimo- scherzo) ed ha momenti che fanno presagire, ad esempio, la ‘fuga’ finale di Falstaff.Pappano e l’orchestra di Santa Cecilia hanno dato brio alla composizione ma , tutto sommato, al pari del Valzer inedito recuperato da Luchino Visconti per la scena del ballo de Il Gattopardo non credo che tornerà spesso nelle sale di concerto.

Merita, invece, di essere ascoltata più di frequente la Serenata per tenore,corno e archi composta da Britten per la voce del suo compagno di vita Peter Pears e per il suonatore di corno Dennis Brain. E’ stata eseguita magistralmente da Ian Bostridge (uno dei rarissimi tenore che può gareggiare con Pears per estensione del registro e con Alessio Allegrini al corno, nonché con i complessi dell’Accademia. Un magnifico inno alla notte su una vasta gamma di testi, da poeti vittoriani, a romantici a elisabettiani. Da ascoltare e riascoltare.

Verdi e Britten, il bicentenario all'Accademia di Santa Cecilia

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