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Mosca si appresta ad accogliere lunedì prossimo il ministro degli Esteri della Siria, sperando di arrivare a organizzare un tavolo negoziale “inter-siriano” attorno a cui far sedere anche l’opposizione, quantomeno il leader della Coalizione Nazionale Mouaz Al-Khatib.

Il Cremlino, che non ha mai abbandonato l’alleato Bashar al-Assad, lavora febbrilmente da alcuni mesi in questa direzione. E ora che sul terreno del conflitto anche l’Occidente non scommette più sulla sconfitta del regime di Damasco, la diplomazia russa pensa che sia arrivato il momento per stringere.

Patrocinare negoziati tra le varie parti siriane per la Russia sarebbe un grosso investimento in termini di rilancio della propria influenza in Medio Oriente. E sarebbe anche un modo per uscire dall’angolo del “protettore del cattivo” in cui si è relegata in quasi due anni di conflitto in Siria. “Nessuno capiva perché la Russia fosse così ostinata sulla questione – riassume l’analista Fiodor Lukianov, direttore di Russia negli affari Globali – ora sembra che vi sia una possibilità di mostrare che aveva ragione”.

Il capo della diplomazia siriana Walid Muallem sarà a Mosca il 25 febbraio, ha annunciato oggi il viceministro degli Esteri russo Gennadi Gatilov, prospettando la possibilità di “far ripartire il processo di regolamentazione politica del conflitto dal punto morto in cui si trova”. Ma affinchè questo avvenga, serviranno “gli sforzi di tutte le parti interessate”, ha sottolineato Gatilov. Per la Russia base negoziale deve essere accordo di Ginevra.

Interrogato sulla possibilità di una prossima visita del leader della Coalizione Nazionale dell’opposizione siriana Ahmad Moaz Al-Khatib, il diplomatico ha detto che non vi è ancora nessuna data, ma le porte russe sono e restano aperte. “Tutto è possibile se c’è la volontà”, ha affermato. Al-Khatib ha aperto alla possibilità di un confronto con il regime, ma la cosa non ha avuto seguito e, soprattutto, non sembra che il capo dell’opposizione abbia intenzione di recarsi a Mosca.

Oggi nella capitale russa c’è il re Abdallah II di Giordania, che ha fatto sapere di volere parlare del conflitto siriano direttamente con Vladimir Putin. La posizione di Mosca riguardo una eventuale soluzione politica non cambia, anzi, è stata ribadita con una nota ufficiale del ministero degli Esteri: la base negoziale deve restare quella dell’intesa raggiunta l’estate scorsa a Ginevra, che prevede un governo di transizione per la Siria e una missione di peacekeeping sul terreno.

“Non c’è motivo di cambiare un documento che è un buon documento, ma bisogna capire come concretizzare quello che vi è scritto”, insiste oggi Mosca. Il “Comunicato di Ginevra” non precisa però quale dovrebbe essere la sorte di Assad. Anche qui la posizione russa non è cambiata in tutti questi mesi.

Il Cremlino non intende chiedere apertamente che il presidente siriano si faccia da parte, ma ripete che il suo scopo non è quello di mantenere Assad al potere. “Certo non faremo da postino” per l’Occidente, diceva a fine dicembre il ministro Sergey Lavrov a proposito di un eventuale salvacondotto ed esilio dorato per Assad, garantito dalla Comunità internazionale. “Se Assad è interessato, allora che vadano a parlarne con lui”.

La visita del ministro degli Esteri siriano a Mosca

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