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L’Italia non lo ha, forse, ancora ben compreso. Ma essere un molo naturale messo lì nel bel mezzo del Mediterraneo non è una seccatura, bensì un’occasione. Un unicum. E la contingenza di piazze in rivolta (siamo nel secondo anniversario della primavera araba tunisina), di cittadini che tornano all’humus della partecipazione e di mutazioni genetiche e sociali di un’intera area euro mediterranea, non può che portare ad una consapevolezza differente. Il nostro paese ha, molto semplicemente, la possibilità di far valere quella presenza in “trincea” dal momento che condivide le medesime sofferenze con gli altri paesi che lì si affacciano. I numeri dell’industria che non cresce, i suicidi da crisi del nord est che fanno il “paio” con quelli greci, l’occasione di fare squadra e progettare con lungimiranza sinergie e business incoraggianti.

E se l’eurocrisi fosse l’occasione per immaginare nuovi scenari e soprattutto nuove frecce all’arco di un paese a volte troppo pigro e poco aperto a slanci e intuizioni? Un interessante contenitore, programmatico e prismatico, dedito a creare una vera e propria business community nel Mesogeios è l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo, un’organizzazione regionale interstatale. Un vero e proprio osservatorio presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e con uno specifico statuto giuridico internazionale, presieduto da un italiano, il senatore del Pdl Francesco Maria Amoruso. Un forum dove i parlamenti della macro regione uniscono forze e intenzioni per obiettivi comuni. Come nella recente crisi mediorientale in cui la Pam (questo l’acronimo) ha contribuito al raggiungimento del cessate il fuoco, con pubblici riconoscimenti da parte del Presidente della Knesset, dell’Autorità palestinese e dello stesso segretario dell’Onu Ban Kii-Moon. O nell’intensificazione dei rapporti con i “vicini”. È il caso della Tunisia, dove è stata avviata una partnership nel settore energetico come sintesi tra realtà produttiva e finanziaria. Da quest’anno infatti, sotto l’egida proprio della Pam, partiranno investimenti da 2,5 miliardi di euro con la presenza in loco dell’italiana Terna.

L’auspicio è che la comunanza di criticità ed esigenze possa finalmente diventare cemento ideale, per trasformare quel bacino geografico in una vera e propria macro regione a tutti gli effetti. Semplicemente perché è ciò che serve. E ritardarne ulteriormente l’attuazione potrebbe pregiudicarne la definitiva consacrazione.

Twitter@FDepalo

Per una business community del Mesogeios

L’Italia non lo ha, forse, ancora ben compreso. Ma essere un molo naturale messo lì nel bel mezzo del Mediterraneo non è una seccatura, bensì un’occasione. Un unicum. E la contingenza di piazze in rivolta (siamo nel secondo anniversario della primavera araba tunisina), di cittadini che tornano all’humus della partecipazione e di mutazioni genetiche e sociali di un’intera area euro…

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La lectio magistralis di Visco tra recessione e proteste

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