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Scontri, ieri, un po´ in tutta Europa durante le manifestazioni indette per protestare contro le politiche di rigore. A Roma diversi feriti, anche tra le forze dell´ordine: cassonetti incendiati, parabrezza sfondati, segnali stradali divelti. Ma anche molti manifestanti le hanno prese, e sono state manganellate pesanti. Volti sanguinanti, da una parte e dall´altra.

Beppe Grillo ha lanciato il suo appello: “Polizia, chi stai difendendo? Chi è colui che colpisci a terra? Un ragazzo, uno studente, un operaio? E´ un italiano, un´italiana come te, è tuo fratello. È tua sorella, qualche volta, come ieri per gli operai del Sulcis, un padre che ha sputato sangue per farti studiare”. E ancora: “Ci hanno messi uno contro l´altro, non lo capisci?, non ti senti preso per i fondelli a difendere l´indifendibile, a non schierarti con i cittadini?”. Infine l´invito ai poliziotti: “Toglietevi il casco, unitevi ai manifestanti”.   Siamo tutti dalla stessa parte? E contro chi, stavolta? E´ ancora lotta di classe, quella contro i mercati, come fu quella combattuta un tempo da operai e contadini contro gli industriali e gli agrari?

E´ ancora il giugno del Sessantotto, quando a Valle Giulia gli studenti si scontrarono con la polizia e Pasolini simpatizzò per i celerini, loro sì poveri e figli di poveri, nati nelle periferie contadine e urbane, mentre i primi avevano facce di figli di papà, piccoloborghesi a cui i giornalisti di tutto il mondo leccavano il culo?   Ancora una volta c´è un´immensa contraddizione tra il farsi potere dello Stato, che tutela gli interessi, stavolta quelli dei mercati finanziari, questi sì anonimi e senza volto, e coloro che fisicamente lo rappresentano.

Concludeva Pasolini: “A Valle Giulia, ieri, si è avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate e ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque, la vostra! In questi casi ai poliziotti si danno i fiori, amici”.   Inutile prendersela con i poliziotti, anche stavolta, come è inutile assaltare le agenzie delle banche: gli impiegati sono solo apparentemente i nostri carnefici, mentre in realtà solo strumenti umani di un sistema in cui forse non credono neppure loro. Soprattutto ora che è finita la pacchia, che chiudono le filiali e i licenziati si contano a migliaia. Sarebbe come colpire l´operaio al tornio, quasi che si immedesimi per ciò solo con il suo padrone.

Il punto è un altro: lo Stato rivendica a sé il monopolio della forza. La usa per riscuotere le tasse, e ben sappiamo quanto siano odiose le ganasce fiscali e le ipoteche iscritte per pochi euro di mora, e la mette a disposizione di chi chiede il rispetto dei contratti. Nel caso del ritardo nel pagamento delle rate del mutuo di casa, scatta l´escussione dell´ipoteca e si procede allo sgombero: l´immobile va messo all´asta, “libero di persone e cose”. E arrivano gli ufficiali giudiziari, assistiti dalla forza pubblica, il braccio armato del potere. E´ qui che lo Stato si fa strumento, che la polizia diviene una sorta di nemico, anche se l´agente che veste la divisa è un poverocristo, uno che fa quel lavoro come ne avrebbe potuto farne mille altri.

Tornitore, impiegato di banca, chissà. Prossimo disoccupato, anche lui. Di fronte alla disperazione sociale, agli sfratti di chi non riesce a pagare le rate del mutuo, alla chiusura delle imprese che non riescono a pagare le tasse, ai pensionati che non hanno i contanti per pagare l´Imu, è inutile apprestare la forza, ricorrere ai gabellieri ed agli ufficiali giudiziari: si crea solo ribellione.   La Spagna ha già fatto un passo in avanti, decisivo: per due anni non sarà concesso l´ausilio della forza pubblica per procedere agli sfratti. Perché non è giusto cacciare di casa, per poche migliaia di euro di ritardo nel pagamento del mutuo, chi nell´acquisto ci ha messo del proprio e molto più della banca. E´ così che occorre reagire allo strapotere della finanza speculativa: occorre toglierle ogni tutela amministrativa e giudiziaria.

Cominciando, ad esempio, con i naked Cds, con le scommesse sul fallimento di uno Stato giocate da chi non rischia neppure un centesimo sui titoli del suo debito. Un assurdo: è come poter sottoscrivere l´assicurazione per una macchina che non è nostra ed avere il diritto di farsi pagare i danni, che non abbiamo evidentemente subìto, in caso di incidente. E invece gli Stati tasseranno con la Tobin tax anche queste scommesse sul loro stesso fallimento, legittimandole, solo per fare cassa.   Non chiediamo ai poliziotti di togliersi il casco per abbracciare la protesta: la loro funzione, come la forza dello Stato, è indispensabile.

Sotto la pressione del potere finanziario, ormai è in gioco la stessa sopravvivenza degli Stati: potranno salvarsi solo quelli che rifiuteranno l´uso della polizia e la tutela amministrativa e giudiziaria ai contratti iniqui per via delle sopravvenute condizioni di eccessiva onerosità ad adempiere, e alle scommesse speculative. Considerando nulle le decisioni di qualsiasi giudice, Corte arbitrale oppure Organismo cui sia stata delegata contrattualmente la competenza: allora sì che i mercati tornerebbero solo tigri di carta. Carta straccia.

Grillo nuovo Pasolini? Pensieri rivoluzionari

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