Skip to main content
Sulla politica economica dell’Italia (e degli altri Stati dell’eurozona oltre che Bulgaria, Danimarca, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania, che, pur non facendo parte dell’area dell’euro hanno sottoscritto il patto europlus) si staglia l’accordo concluso tra numerosi Stati dell’Ue all’ultimo vertice dei capi di Stato e di governo.
Il testo (tra l’altro presentato in un pregevole dossier Ispi) non prevede procedure di “eccezione” alle regole del “patto di crescita e di stabilità” che intende rafforzare, non rendere più flessibile (come fatto nel 2005); specifica anzi che entro un lasso di tempo di tre anni l’indebitamento netto delle Pubbliche amministrazioni deve essere portato al di sotto del 3% del Pil: non viene precisato il termine entro cui ridurre lo stock di debito pubblico al 60% del Pil ma il riferimento esplicito al debt brake (freno da debito) induce a pensare ad una scadenza analoga perché lo stock di debito sia almeno al di sotto del 90% del Pil, rapporto oltre il quale – lo conferma una recente analisi econometrica (Growth in time of debt di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff),– diventa un macigno sulla strada della crescita. Non vengono previste sanzioni automatiche, ma il monitoraggio è affidato al più alto livello politico (il Consiglio dei capi di Stato e di governo dell’Ue) sulla base di un’analisi tecnica annuale preparata dalla Commissione. Non si parla di altri “fattori rilevanti” (risparmio privato, indebitamento sull’interno invece che sull’estero); da ciò si deve dedurre che la proposta dell’Italia ha fatto molto meno strada di quel che si dice. Vengono aggiunti altri indicatori a quelli di macro-economia e finanza pubblica: le riforme previdenziali effettuate dal 1995 potranno metterci in futuro (non ancora oggi) in posizione comparata relativamente buona, ma siamo molto distanti dagli altri in tema di indicatori di competitività, ad esempio per quanto attiene il costo del lavoro per unità di prodotto e la contrattazione collettiva nazionale e la contrattazione nel pubblico impiego che dovrebbe essere “mirata a promuovere la competitività del settore privato”. Lo siamo anche nel campo dell’“apertura di comparti protetti”, nonché in materia di qualità dell’istruzione e di sforzo per la ricerca e sviluppo. Dovremo ridurre l’imposizione tributaria sul fattore lavoro senza aggravare ulteriormente deficit e debito e assicurare “la sostenibilità della spesa sanitaria”.
 
Si profila un aggiustamento molto rigoroso e molto pesante di finanza pubblica per il periodo 2012-2015: nell’ordine di 15-20 miliardi di euro l’anno. La differenza tra le due cifre dipende dal tasso di crescita dell’economia internazionale (e italiana) e della possibilità di spalmare il riassetto sino al 2016. È impegno gravoso per chiunque sarà al governo ed avrà la maggioranza parlamentare prima e dopo il termine naturale della legislatura nel 2013. Nonostante si siano levate voci in favore di un´addizionale tributaria su famiglie e individui ad alto reddito e anche di una patrimoniale, ciò non solo sarebbe contrario agli aspetti del “patto” sull’imposizione, ma frenerebbe la crescita economica, aumentando, quindi, i rapporti tra deficit e debito, da un lato, e Pil, dall’altro – un vero e proprio boomerang. Non resta che privatizzare pure in settori considerati strategici (energia, radio-televisione), anche facendo ricorso a “private equità” internazionali e a fondi sovrani – punti su cui il dibattito è apertissimo e le controversie sono motivate e forti. Un contributo può venire dall’applicazione rigorosa della nuova legge di contabilità dello Stato e dal pronto azzeramento (come fece il governo Amato nell’estate 1992) delle “contabilità speciali” dove si annidano “residui passivi”: solo il ministero dei Beni culturali ed ambientali ha ben 324 contabilità speciali fuori bilancio che non solo denotano inefficienza, ma minacciano un’inondazione improvvisa di spesa tale da mettere a repentaglio qualsiasi politica.

L'Italia e il patto europlus

Sulla politica economica dell’Italia (e degli altri Stati dell’eurozona oltre che Bulgaria, Danimarca, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania, che, pur non facendo parte dell’area dell’euro hanno sottoscritto il patto europlus) si staglia l’accordo concluso tra numerosi Stati dell’Ue all’ultimo vertice dei capi di Stato e di governo. Il testo (tra l’altro presentato in un pregevole dossier Ispi) non prevede procedure…

Atlantico largo, un abisso per l'Italia

La politica estera di un Paese è la sua carta d’identità, il suo passaporto. Per quanto intriganti possono apparire le trame di palazzo, nulla è più fondante e fondamentale delle relazioni internazionali. Dopo la lunga e nefasta parentesi del fascismo, il nostro Paese ha potuto risollevarsi grazie anzitutto al rapporto di amicizia con i nostri “liberatori”, gli Usa. È stato…

Snapshots about Urban style area

Là dove venivano create le lussuose auto Bugatti, sorgerà Urban Style Area (Usa). A Campogalliano, vicino a Modena, la più grande e prestigiosa area industriale della provincia emiliana sarà trasformata in un nuovo concept commerciale dove moda, arte, cibo, design, sport e intrattenimento si fondono insieme, in chiave urban e cioè con uno stile semplice, divertente e alla portata di…

Non cali il sipario

Nel 150enario dell’unità d’Italia, il Fondo unico per lo spettacolo (Fus) è stato salvato con un’operazione che ha destato un animato dibattito (il ricorso ad un aumento della accise sulla benzina per finanziare i teatri) ancora in corso. Il Paese che è stato la culla della “musa bizzarra e altera” – così il musicologo Herbert Lindenberger chiamò la lirica –…

Schermaglie di maggio 2011

Il devastante terremoto in Giappone ha portato con sé una novità: per la prima volta le tv, ma anche i cittadini giapponesi riusciti a porsi in salvo dalle onde dello tsunami, sono riusciti a rimandare un incredibile numero di immagini, immediatamente diffuse nel mondo attraverso i social network, con un impressionante effetto di presa diretta e di moltiplicazione. In qualche…

Visioni di maggio 2011

Il cane a sei zampe Torino, Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli fino al 22 maggio “Il cane a sei zampe” è un’esposizione monografica che ripercorre la storia di Eni dalle origini a oggi, scandita dai quattro restyling del marchio, ideato nel 1952 da Luigi Broggini. Immagini, documenti originali, memorabilia, filmati aziendali e vignette satiriche provenienti dal ricco patrimonio dell’archivio storico…

Fiori di carta di maggio 2011

Per cominciare c’è Leeds «paralizzata sotto un busto ortopedico di neve» perché «l’inverno distrugge ogni altra stagione col suo soffio gelido come fa il lupo con le case dei porcellini» e poi «l’inverno è cominciato da così tanto tempo che nessuno è abbastanza vecchio da aver visto cosa c’era prima». C’è una città grigia, triste, piovosa, dove sembra impossibile l’allegria,…

Inchiostri di maggio 2011

Stefano Cingolani, Bolle, balle & sfere di cristallo Bompiani, pp.240, euro 18,90 Cingolani propone una cronaca degli eventi della crisi economico-finanziaria del 2007-2010, accompagnata da un tentativo di spiegare soprattutto ciò che è accaduto dopo: le mancate riforme e l’assenza di linee guida condivise per costruire un diverso capitalismo.   Antonio e Carlo Calabrò, Bandeirantes Laterza, pp.189, euro 16 Il…

La 'canzone' di Karol

Quando sei anni fa morì Karol Wojtyla l’argomento principale di discussione (dentro e fuori la Chiesa) era quello della successione: chi avrebbe avuto la capacità di raccogliere un’eredità così grande? Il resto della storia lo conosciamo: l’elezione di Joseph Ratzinger, l’esultanza di coloro che lo conoscevano bene, il pregiudizio di altri. La beatificazione di Giovanni Paolo II del 1° maggio…

Tra Sirte e Golfo, i due pesi della democrazia

L’attacco alle forze di Gheddafi da parte di un’alleanza a guida occidentale è stato in gran parte motivato su basi etiche. Se avesse voltato le spalle ai ribelli libici, l’occidente avrebbe tradito la sua vera identità. Naturalmente gli stessi principi non vengono applicati per soccorrere le masse brutalmente represse in Yemen o gli sciiti che manifestano in Bahrain. Si può…

×

Iscriviti alla newsletter