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Il premier israeliano Banjamin Netanyahu crede che le sanzioni economiche e finanziarie contro l´Iran non hanno dato risultato. Le dichiarazioni arrivano questo giovedì, un giorno dopo che Teheran ha annunciato di aver costruito nuove centrifughe per l´arricchimento dell´uranio.
 
“Spero che le sanzioni funzionino – continua Netanyahu – ma fino ad ora ciò non è accaduto e ci troviamo di fronte a un regime che viola ogni regola e non ha alcun rispetto per la legalità internazionale”, ha dichiarato Netanyahu definendo l´Iran “lo Stato più irresponsabile della terra”.
 
Per il ministro della Difesa Ehud Barak, invece, le dichiarazioni sono puro spettacolo e ha minimizzato l´importanza dell´annuncio: “Gli iraniani continuano a fare progressi ma ciò che è stato presentato questo mercoledì è puro spettacolo, ci sono non poche cose presentate in modo esagerato in parte per dissuadere la comunità internazionale dal cercare di ostacolarle, per creare l´impressione che è stato raggiunto un punto di non ritorno”.
 
Aperti al dialogo?
 
Intanto, l´Iran ha ribadito il suo sostegno alla rapida ripresa dei negoziati sul nucleare con i paesi del Gruppo 5+1. “Accogliamo favorevolmente il principio dei negoziati e pensiamo che con un approccio positivo e uno spirito di cooperazione si possano registrare dei progressi”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Affari esteri, Ramin Mehmanparast.
 
Secondo il diplomatico iraniano “non c´è ancora accordo sul luogo e la data dei negoziati”. “Ma nella misura in cui ci sarà un accordo sul principio dei negoziati, si potrà rapidamente arrivare anche a un´intesa sulla data e il luogo”, ha commentato.
Il capo dei negoziatori iraniani per il nucleare, Said Jalili, ha inviato questo mercoledì una risposta alla lettera di ottobre del capo della diplomazia Ue Catherine Ashton, che chiedeva spiegazioni sul controverso programma nucleare iraniano. L´ultima sessione dei negoziati tra Teheran e il Gruppo 5+1 (Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna e Germania) risale a gennaio 2011 a Istanbul.

Nucleare iraniano, tra irresponsabilità e dialogo

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