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Il fiuto di Umberto Bossi è una delle poche certezze della politica italiana. Il leader del Carroccio, invece di dedicarsi alle tante subordinate del dibattito quotidiano, si ferma alla principale. Non si sa quando ci si recherà alle urne e con quali regole, ma prima o poi gli elettori saranno chiamati al voto.

E allora, quali che siano i contorni delle coalizioni, ci si dividerà non solo sul carisma delle diverse leadership ma anche e soprattutto sul progetto di governo. Che il programma non sia un dettaglio trascurabile lo sanno bene gli alleati di Prodi, insabbiati nelle famigerate 281 pagine che tanti elettori hanno dissuaso dal votare per l’Unione, e lo ricordano altrettanto bene An e Udc che nella passata legislatura dovettero, loro malgrado, onorare gli impegni sulla devolution.

Naturale quindi che Bossi ci riprovi, altrettanto prevedibile è che si rivolga a Giulio Tremonti, l’intelligenza più vivace e suggestiva nel partito del Cav.

Ciò che sarebbe invece inspiegabile è un eventuale Aventino di Casini e di Fini. I due leader, stanchi della supremazia di Silvio Berlusconi, hanno puntato molte delle loro fiches sul tavolo delle legge elettorale (An scommette sul referendum, l’Udc sul proporzionale alla tedesca).

I cittadini però, nelle urne, sceglieranno i partiti in base al sistema di voto che propongono o per il programma che intendono realizzare? La riduzione delle tasse e la devolution furono nel 2001 argomenti decisivi per il consenso tributato alla Cdl di allora. I cinque capisaldi di Tremonti che ieri Libero ha anticipato, sono senz’altro evocativi di una nuova e più matura identità del centrodestra, è legittimo però pensare che questi punti non siano esaustivi o inemendabili. L’Udc, quando si andrà a votare, potrà essere alleato di Forza Italia oppure scegliere un percorso diverso: in ogni caso, dovrà confrontarsi con le idee ed i contenuti del Polo.

Forse sarebbe un errore determinare oggi le condizioni di una babele fatta di tanti programmi più o meno alternativi fra loro. Certamente nuocerebbe sia all’Udc che ad An non partecipare alla costruzione di un serio e credibile progetto di governo per i prossimi 5 anni. Nel partito centrista c’è già chi, come Bruno Tabacci, sta lavorando a questo obiettivo (manifesto di Subiaco). Occorre che l’ex governatore lombardo non sia lasciato solo e che tutto il partito partecipi al confronto che, prima ancora di essere interno dovrà essere aperto all’esterno. L’interlocuzione con la società civile (da Pezzotta a Mario Monti) è la scelta giusta ma non sufficiente se monca del rapporto dialettico con le idee messe in campo da Giulio Tremonti e Sivlio Berlusconi. La concorrenza favorisce la crescita del mercato economico così come la competizione delle idee può aiutare a migliorare le performance del nostro mercato politico.

Libero, 8 agosto del 2007

Cari Pier e Gianfranco, scrivete anche voi le proposte del Polo

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