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Al ministero delle Imprese, assicurano i bene informati, si lavora di buona lena a un possibile intervento a mezzo golden power. Ma nel mentre la vicenda Ferretti si è trasformata, come ampiamente prevedibile, in una battaglia legale. Kkcg, la holding ceca uscita sconfitta dalla battaglia in assemblea contro l’azionista di maggioranza, la cinese Weichai (che ha ottenuto il 52,3% dei voti, contro il 47,4% della sfidante) e che proprio all’esecutivo ha chiesto nelle scorse settimane di valutare l’attivazione dei poteri speciali a tutela del patrimonio tecnologico dello storico cantiere, ha deciso infatti di impugnare le decisioni dell’assemblea.

Il gruppo che fa riferimento al miliardario Karel Komarek ha presentato ricorso dinanzi al Tribunale di Bologna chiedendo misure cautelari urgenti per sospendere l’efficacia delle principali delibere, incluse quelle relative alla nomina del board e del Collegio sindacale. Nello specifico, Kkcg ha richiesto un nuovo conteggio dei voti espressi sostenendo che “i diritti di voto di Ferretti International Holding, attraverso cui il gruppo Weichai detiene il 39,5%, avrebbero dovuto essere sospesi ai sensi del golden power”.

Nel ricorso (di pochi giorni fa, poi, un’altra azione legale eccellente, quella della cinese Sinochem proprio contro l’attivazione del golden power su Pirelli) viene inoltre sostenuto che Ferretti possieda “tecnologie, know-how e capacità industriali di rilevanza strategica e dual use” e che l’accesso a competenze, dati e informazioni sensibili “senza adeguate verifiche potrebbe comportare conseguenze “difficilmente reversibili”. Da qui la “richiesta di un intervento urgente e di una verifica sul rispetto della normativa golden power”, si legge nelle carte del ricorso.

La posta in gioco è d’altronde alta. Ferretti oggi vanta una tecnologia di altissimo livello e il rischio è che tale know-how venga non solo trasferito in Cina, ma anche utilizzato per scopi che con la cantieristica hanno poco a che fare. Per questo, viene assicurato, il governo è pronto a fare la sua parte. E questo nonostante le rassicurazioni del nuovo amministratore delegato di Ferretti, espressione del socio cinese, Stassi Anastassov, che in una missiva ai dipendenti, pochi giorni fa, chiariva circa il mantenimento dell’anima italiana del gruppo bolognese. Nell’attesa però che il governo entri in partita, i soci di minoranza hanno deciso di far parlare le carte bollate.

L’urgenza, d’altronde c’è. Secondo Kkcg, consentire a Ferretti di continuare a essere governata da organi societari nominati tramite delibere la cui validità è ora oggetto di contestazione giudiziaria “crea una significativa incertezza giuridica e di governance”. Ancora più importante, “laddove siano coinvolte tecnologie marittime sensibili, know-how, dati e relazioni commerciali strategiche, qualsiasi accesso, trasferimento o integrazione non controllati di tali informazioni nei processi decisionali, tale incertezza potrebbe avere conseguenze difficili, se non impossibili, da invertire”. La battaglia è solo all’inizio.

La battaglia navale per Ferretti. Kkcg porta in tribunale Weichai

In attesa che il governo decida o meno di ricorrere ai poteri speciali per tutelare il patrimonio tecnologico del cantiere da interessi poco chiari, gli azionisti di minoranza impugnano l’assemblea dello scorso mese, mettendo nel mirino il socio cinese

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