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Basta con i veicoli elettrici? La prossima ondata di innovazione della Cina potrebbe provenire dal settore biotecnologico, spiega Allen Wan, a capo dell’ufficio di Shenzen della Bloomberg in un approfondimento che dedica alle attività cinesi “under the radar”, ossia quelle che — sebbene importanti — siano un po’ lontane dai riflettori dei media.

Dall’agricoltura ai farmaci, dalle applicazioni nella genetica a quelle industriali e ambientali, le biotech sono uno dei settori in cui si determina la competizione tecnologica. E la Cina si sta portando avanti, sviluppando un ecosistema (assistito dal Partito/Stato) in grado di portare in vantaggio Pechino, innanzitutto sugli Stati Uniti.

L’obiettivo è anche quello di far diventare il settore attrattivo per investimenti stranieri — perché da essi nascono legami. Come per esempio quello di AstraZeneca: il colosso farmaceutico britannico ha annunciato che pagherà 1,2 miliardi di dollari per acquisire lo sviluppatore cinese di terapie cellulari Gracell Biotechnologies. Annuncio reso pubblico appena un mese dopo di un altro accordo separato, del valore di circa 2 miliardi di dollari, per lo sviluppo di una pillola contro l’obesità che AstraZeneca farà in collaborazione con il produttore cinese di farmaci Eccogene.

Altre aziende globali stanno facendo lo stesso, analizza Wan. Takeda Pharmaceutical, per esempio, ha recentemente ottenuto l’approvazione della Food and Drug Administration per vendere negli Stati Uniti un farmaco antitumorale sviluppato in Cina. Paul Stoffels, che in passato ha ricoperto il ruolo di scienziato di punta di Johnson & Johnson, ha fatto scommesse simili sulle opportunità offerte dall’oncologia in Cina in qualità di amministratore delegato di Galapagos.

Va detto che questo genere di interessamenti non sono nuovi, così come non sono nuove le difficoltà di cooperare con la Cina — a maggior ragione a livello così alto di sensibilità aziendali. “Dal 2015, venture capitalist, private equity e altri investitori hanno piazzato più di 200 miliardi di dollari nel settore biotecnologico cinese e, almeno finora, non hanno ottenuto grandi risultati. Il 2024 sarà l’anno del cambiamento?”, si chiede Wan.

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