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Il Corridoio economico India-Medioriente-Europa (Imec) presentato a margine del G20 di settembre a Nuova Delhi, in India, è un progetto “molto concreto”, ha spiegato Edoardo Rixi, viceministro ai Trasporti, in un’intervista pubblicata sull’edizione genovese del quotidiano La Repubblica. Al contrario, il memorandum d’intesa sulla Via della Seta firmato dal governo gialloverde di Giuseppe Conte nel 2019 in cui Rixi ricopriva lo stesso incarico di quello odierno, non ha portato “risultati tangibili”.

Il leghista è a Mumbai, in India, per il Global Maritime India Summit, per alcuni incontri con le autorità e le imprese locali e i rappresentanti delle grandi aziende italiane (Fs/Italferr, Fincantieri, Ita, Leonardo) e per un bilaterale con il ministro indiano dei Porti e dello shipping, Sarnabanda Sonowal.

Italia e India stanno continuando a rafforzare i loro legami dopo che a marzo Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, in visita in India aveva annunciato con il primo ministro Narendra Modi la decisione di elevare rapporti a partenariato strategico. La scorsa settimana i ministri della Difesa, Guido Crosetto e Rajnath Singh, hanno rinnovato l’accordo di cooperazione nella difesa che era scaduto nel 2019. “È cambiato il clima con l’India, soprattutto dopo la crisi globale per la guerra in Ucraina e, ora, per quello che sta accadendo in Israele”, ha spiegato il viceministro Rixi parlando dell’India come di un Paese “che ha grande capacità tecnologica e anche per noi questo legame può essere decisivo”.

Per quanto riguarda la logistica, i porti indiani stanno crescendo del 50 per cento ogni anno, “ma sono ancora indietro dal punto di vista infrastrutturale”, ha continuato. E qui può entrare in gioco l’Italia, “mettendo in campo quelle sinergie che possono vedere protagonisti gli operatori italiani nella gestione dei terminal e nell’offerta di know how sulla catena logistica”. L’Italia, ha spiegato Rixi, “si offre al mercato come una grande piattaforma logistica”. Per rafforzare il rapporto bilaterale, ha spiegato sempre il viceministro, si punta anche sulla formazione tramite l’istituto gestito dall’università Bocconi a Mumbai che conta già 700 studenti.

L’Imec è ancora “a livello embrionale”, ha spiegato Rixi. E la crisi in Israele rischia di mettere il Corridoio in salita vista la potenziale riluttanza dei Paesi arabi coinvolti. Ma l’Italia “è pronta a fare la sua parte”, ha assicurato il viceministro. L’obiettivo è “accorciare la filiera attraverso una partnership con l’India. Guardiamo in particolare a questo Paese perché rappresenta l’area che, nello scacchiere asiatico, è più vicina all’Italia. Ed è anche quella più complementare per il nostro obiettivo”, ha aggiunto il viceministro.

Rispondendo a una domanda sulla Belt and Road Initiative, la cosiddetta Via della Seta di cui si festeggiano in questi giorni a Pechino i primi dieci anni, e sugli accordi firmati nel 2019, Rixi ha spiegato: “Quei memorandum non hanno mai dato risultati tangibili”. Al contrario, l’Imec “risponde a nuove sfide e opportunità tangibili. Nei prossimi mesi andremo a rafforzare la relazione fra le nostre e le autorità portuali coinvolte, a partire da quelle indiane, per sperimentare linguaggi comuni”, ha aggiunto. Parole che non fanno che confermare la svolta dell’Italia il cui governo, assente dal Belt and Road Forum, appare deciso (sembra mancare soltanto l’ufficialità) a non rinnovare il memorandum d’intesa con la Cina.

Più India e meno Cina nei porti italiani. Ecco cosa ha detto il viceministro Rixi

Da Mumbai, il leghista, intervistato da Repubblica, definisce il progetto Imec “molto concreto”. Al contrario, il memorandum sulla Via della Seta non ha portato “risultati tangibili”. Tra Roma e Nuova Delhi è “cambiato il clima”, e aggiunge: “Questo legame può essere decisivo”

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