Skip to main content

A quattro anni dall’invasione dell’Ucraina, la capitale austriaca è tornata a svolgere una funzione centrale e già nota ai tempi della guerra fredda, quella di una piattaforma privilegiata per la raccolta di segnali (Sigint) del Cremlino.

Le antenne installate sui tetti delle sedi russe a Vienna non sono orientate verso est, cioè verso Mosca, come ci si aspetterebbe per comunicazioni diplomatiche standard. Puntano invece verso ovest e, secondo fonti diplomatiche europee citate dal Financial Times, queste infrastrutture sarebbero utilizzate per intercettare comunicazioni governative e militari dei Paesi Nato, con attività di ascolto che si estenderebbero fino al Medio Oriente e all’Africa.

“Russencity”.  Il cuore dell’apparato

Il fulcro di questa architettura è un complesso di circa nove ettari sulla riva orientale del Danubio, soprannominato “Russencity”. Costruito nel 1983 su impulso di Yuri Andropov, allora capo del Kgb, il sito ospita la missione permanente russa presso le Nazioni Unite. Secondo un’analisi del Financial Times basata su immagini e fonti tecniche, sul tetto dell’edificio principale si concentra una rete di parabole monitorata negli ultimi due anni dal gruppo viennese NomenNescio, composto da ingegneri e appassionati di telecomunicazioni.

Le antenne risultano allineate con quattro satelliti geostazionari (Eutelsat 3B, Eutelsat 10B, SES-5 e Rascom QAF1) utilizzati per le comunicazioni tra Europa e Africa. Le immagini analizzate mostrano inoltre l’installazione di lenti speciali sui ricevitori, capaci di ampliare lo spettro dei segnali intercettabili.

Fonti di intelligence occidentali riferiscono al FT che, negli ultimi due anni, sono state installate nuove apparecchiature e che le parabole vengono frequentemente riposizionate. Segno, secondo le ricostruzioni, di un utilizzo operativo attivo. Ipotesi rafforzata da quanto accaduto durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco, quando, secondo le ricostruzioni, una delle antenne principali sarebbe stata riallineata alla vigilia dell’evento, per poi tornare alla posizione originaria subito dopo la sua conclusione.

Perchè Vienna

Da sempre epicentro dello spionaggio europeo, Vienna è resa particolarmente attrattiva per l’intelligence russa da diversi fattori. A differenza della maggior parte dei Paesi europei, l’Austria, neutrale e non membro della Nato, non ha espulso in massa diplomatici russi dopo il 2022. Secondo valutazioni del Financial Times, circa 500 funzionari russi sarebbero attualmente presenti in città e fino a un terzo opererebbe sotto copertura come agente di intelligence. Inoltre, la Direzione per la sicurezza dello Stato e l’intelligence austriaca (Dsn) hanno recentemente osservato nei relativi report annuali, come le capacità tecniche e la flessibilità operativa delle stazioni Sigint russe a Vienna rappresentino un “rischio significativo” sul piano del controspionaggio.

In questo contesto, prevale una strategia di contenimento discreto. “A volte è meglio osservare che agire”, sintetizza un funzionario della sicurezza austriaca al Financial Times. Vienna condivide informazioni con i partner europei, contribuendo al monitoraggio delle attività russe. Ma la città resta, di fatto, uno dei principali punti di raccolta dell’intelligence del Cremlino in Occidente.

Vienna, il grande orecchio del Cremlino nel cuore d'Europa

Dai piani alti dell’ex scuola imperiale di equitazione di Vienna si intravede, riporta il Financial Times, una costellazione di parabole satellitari. Secondo funzionari occidentali ed esperti di sicurezza, rappresentano uno dei più sofisticati avamposti di Signal intelligence russa in Occidente

Meloni da Fedez, non solo un'operazione pop. L'analisi di Carone

Meloni non va da Fedez per cambiare pelle. Va da Fedez per estendere il raggio del suo messaggio in una fase in cui il problema centrale non è solo convincere, ma farsi ascoltare. È una differenza decisiva. Perché nelle campagne contemporanee, soprattutto quelle a rischio disaffezione, la prima battaglia non è quella dell’argomento: è quella dell’attenzione. L’analisi di Martina Carone

Il futuro è dell'inferenza. Nvidia annuncia "la svolta"

Durante la conferenza degli investitori il ceo Jensen Huang afferma che, nel prossimo biennio, stima ricavi per 1000 miliardi di dollari grazie all’inferenza. Una stima raddoppiata rispetto a un anno fa, giustificata dall’aumento della domanda. Ma a Wall Street gli annunci non scaldano il cuore per via delle crisi internazionali

Imec, nuove rotte da Trieste. L'accelerazione necessaria secondo Tajani

Dal forum Imec ospitato a Trieste emerge la volontà di accelerare sul corridoio indo‑mediterraneo e rafforzare il ruolo della città come hub strategico tra Europa, Medio Oriente e Asia

Cosa succede dopo che Trump ha detto sì al petrolio fantasma russo

Con questa mossa si offre la possibilità ai cento i milioni di barili di petrolio russo in giro per i mari del mondo di tornare protagonisti. Fortemente contraria l’Unione europea. Dal 2022 la Russia ha investito circa 10 miliardi di dollari nell’acquisto di petroliere di seconda mano, la maggior parte delle quali proviene dall’Europa. Hormuz resta un imbuto, ma le poche petroliere che passano sono dirette in Cina. Ancora mille le navi bloccate

Gli Emirati pronti a difendere l’interesse nazionale contro l’Iran. Parla il ministro Alhajeri

A Trieste, a margine del forum sull’Imec organizzato dalla Farnesina, il ministro di Stato emiratino Saeed Alhajeri denuncia oltre 2.000 attacchi iraniani contro infrastrutture civili e rilancia il ruolo degli Emirati nel corridoio indo-mediterraneo

Anche Baykar svela i suoi droni kamikaze. Ecco il K2

La Turchia presenta il K2, nuova loitering munition progettata per operare in sciame. Un sistema che punta a combinare autonomia avanzata e costi contenuti per ridefinire l’equilibrio tra attacco e difesa

Tra Usa e Cina, l’Europa come cerca la sua via nella salute globale?

La presa di posizione dell’Ue contro l’approccio America first in ambito sanitario apre una questione più ampia. Mentre Bruxelles prende le distanze dall’approccio Usa, il contesto è già cambiato: la nuova grammatica della salute globale è sempre più allineata ai domini strategici

Perché il regime degli ayatollah non crolla come previsto

Come si è potuta sviluppare una “teoria della vittoria” nei confronti dell’Iran attraverso un’interpretazione così semplicistica della “decapitazione”? Nell’ultima uscita di Spy Games Niccolò Petrelli ricostruisce la scelta di Usa e Israele di colpire sulla base dell’illusione che eliminare la leadership potesse far vacillare il regime

Quando la salute diventa uno spazio di cooperazione nei conflitti

Attacchi alle infrastrutture, interruzioni delle forniture e fragilità dei sistemi mostrano come la salute sia una variabile centrale nelle crisi. Non solo dimensione umanitaria, ma leva di stabilità e possibile terreno di cooperazione anche tra attori contrapposti

×

Iscriviti alla newsletter