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Il premier Giorgia Meloni vola a Parigi. All’inizio della settimana prossima, accompagnata dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri e dal presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, perorerà la causa italiana nella candidatura della capitale all’Expo 2030. Benché non sia ancora stato fissato un incontro tra lei e il presidente francese Emmanuel Macron, è possibile che i due si vedano, senza troppo clamore, per una cena all’Eliseo. Da qualche giorno, il principe saudita Mohammed bin Salman è nella capitale francese (dove peraltro ha deciso di alloggiare) con un chiaro obiettivo rivale: sostenere la candidatura di Riad per l’Expo. Ed ecco che la visita parigina di Meloni assume un significato strategico e geopolitico. “Fa benissimo il premier italiano ad andare a Parigi per sostenere la candidatura di Roma: l’Italia è il secondo partner economico della Francia e molto altro”. La pensa così Jean-Pierre Darnis, professore di storia contemporanea alla Luiss di Roma e di Storia delle relazioni italo-francesi all’Università di Nizza.

Professor Darnis, secondo la sua lettura questa visita di Meloni a Parigi porta convenienza sia all’Italia che alla Francia. È così?

La mia lettura si basa su dati oggettivi. La Francia e l’Italia sono due Paesi che non si possono permettere di non avere buoni rapporti. Per cui, in questa chiave, Giorgia Meloni fa bene a perorare la causa italiana nell’ambito della candidatura all’Expo 2030. L’Italia è il secondo partner economico della Francia, ma non solo. Ci sono troppe interconnessioni tra i due Paesi ed esistono moltissimi dossier sui quali trovare convergenze (anche e soprattutto sul piano europeo) sarà di vitale importanza.

Il “competitor” dell’Italia è il principe saudita Mbs. Quale dovrebbe essere l’orientamento della Francia?

In ottica francese, alla luce della situazione che ho appena descritto, l’orientamento sull’Expo – che sarà ben più di un’esposizione, ma sarà un banco di prova per le strategie geopolitiche – dovrebbe prediligere l’Italia. Ci sono tante persone in Francia che la pensano in questo modo, al di là di alcune posizioni differenti fra i due Paesi su certi dossier. Tuttavia, la Francia così come molti Paesi d’Europa, tende a privilegiare le monarchie del Golfo che non sono altro che la proiezione di un’illusione.

Cosa intende dire?

I Paesi del Golfo non sono partner strutturali come l’Italia o la Germania. Eppure hanno una grande “forza politica” che i partner storici paradossalmente non hanno o non riescono a far valere. Senza contare il fatto che talvolta, alla visione di prospettiva, prevalgono le dinamiche della realpolitik.

Ancora non è fissato un incontro tra Macron e Meloni. Secondo lei si vedranno?

Non posso esserne matematicamente certo. Ma sarei propenso a pensare che si vedranno, magari per un appuntamento fuori dai riflettori e senza comunicati stampa, all’Eliseo. D’altra parte, anche dopo le dichiarazioni del ministro dell’Interno Gérald Darmanin, una ricucitura c’è stata e i contatti a livello ministeriale tra Italia e Francia sono stati buoni: si pensi a quelli tra Catherine Colonna e Antonio Tajani. Però, nel solco anche di ciò che prevede il Trattato del Quirinale, occorre rinsaldare i rapporti anche ai vertici. In questo senso è stata positiva la visita del presidente Sergio Mattarella per l’inaugurazione della mostra al Louvre, che in un certo senso ha aperto la strada a questo possibile incontro fra Meloni e Macron.

La scomparsa di Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia (unica realtà italiana presente nel Ppe) rischia di cambiare il quadro politico internazionale. In gioco ci sono i futuri assetti della governance di Bruxelles e ora anche la premier dovrà ripensare il suo posizionamento. Quale prevede che sarà il ruolo francese in questo contesto?

Questo dibattito è molto acceso in Italia, ed è comprensibile, ma secondo me questo non sarà uno degli argomenti al centro di un eventuale colloquio tra Meloni e Macron. Sarà un tema che, eventualmente, sarà sullo sfondo. Anche perché c’è un dato che non è secondario: il presidente francese non si potrà più candidare.

Sì, ma comunque bisognerà capire quali saranno le mosse di Renew Europe nella geografia delle alleanze europee. 

Penso che Renew si ponga come forza di una maggioranza allargata che molto probabilmente non potrà prescindere dall’apporto dei Conservatori. In questo senso ostracizzare Meloni non ha alcuna convenienza politica. Men che meno per Macron. Peraltro, la premier, è considerata in maniera molto meno ostile rispetto ai partiti che appartengono a Id, come la Lega di Matteo Salvini o il Rassemblement National di Marine Le Pen.

Meloni a Parigi per l'Expo conviene (anche) a Macron. L'analisi di Darnis

Il principe saudita bin Salman è già a Parigi da qualche tempo: l’obiettivo è sostenere la candidatura di Riad all’Expo 2030. Il premier Meloni la prossima settimana volerà in Francia, per far valere le ragioni della candidatura italiana. Sarà l’occasione per riallacciare i rapporti con il nostro partner d’oltralpe. Il commento del professor Jean-Pierre Darnis

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