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“Un fallimento di dimensioni colossali”. Così Shalom Lipner, un quarto di secolo passato all’ufficio del primo ministro israeliano (con sette capi di governo diversi) e oggi nonresident senior fellow del think tank statunitense Atlantic Council, descrive l’attacco lanciato contro Israele da Hamas sabato.

“La logica tradizionale dei governi israeliani che si sono succeduti – secondo cui Gaza poteva essere contenuta con barriere di sicurezza, permessi di lavoro, assistenza umanitaria e il ricorso periodico a un’azione militare più ampia – è stata completamente sconfessata”, spiega a Formiche.net. “A livello di intelligence, ciò si è combinato con un’errata lettura dei segnali di allarme che avrebbero dovuto presumibilmente mettere in guardia da un imminente assalto di Hamas da Gaza”. Ci sarà “senza dubbio”, aggiunge Lipner, un’indagine in futuro, proprio come la commissione Agranat indagò sugli errori di valutazioni israeliani sulla guerra del Kippur di cinquant’anni fa.

Dopo tre giorni dall’infiltrazione di miliziani palestinesi di Hamas e della Jihad islamica in Israele, si intensificano le dichiarazioni per cercare di formare un governo di unità nazionale. Oggi Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze e leader di un partito di ultradestra, ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che “la realtà impone che l’unità e la coesione siano ciò che serve per sconfiggere i nostri nemici. Lasciamo indietro le squadre e abbandoniamo i negoziati”. Inoltre, ha invitato il primo ministro Benjamin Netanyahu e Benny Gantz, uno degli esponenti dell’opposizione, “a essere all’altezza della situazione, incontrarsi immediatamente e concordare sulla creazione di un governo nazionale di emergenza che unisca il popolo, sollevi lo spirito, fornisca pieno sostegno alle Forze di difesa israeliane e porti alla completa eliminazione di Hamas e delle organizzazioni terroristiche a Gaza”. Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale e al centro delle polemiche per le frequenti “provocazioni”, ha detto oggi che il suo partito accoglierebbe con favore un ampio governo di emergenza.

“Il governo Netanyahu – con o senza l’eventuale aggiunta di uno dei partiti di opposizione in un governo di emergenza nazionale – ha promesso una risposta che non ha precedenti in passato”, osserva Lipner aggiungendo come ciò avvenga “in un contesto di crollo della fiducia dell’opinione pubblica e di mancanza di fiducia tra i vertici politici e militari”. Per questo, “gli appelli emotivi a ‘spianare Gaza’ dovranno essere bilanciati con gli imperativi strategici di ripristinare la sicurezza e la deterrenza israeliana, prevenire l’espansione delle ostilità su altri fronti e riportare in sicurezza in Israele decine di ostaggi”.

Alla luce di quanto accaduto, ora le prospettive di un accordo di normalizzazione tra Israele e Arabia Saudita “sono passate in secondo piano, poiché tutti gli occhi sono puntati sulla prossima mossa di Israele”, continua Lipner. “Sebbene la traiettoria di una maggiore integrazione di Israele nella regione sembri quasi inevitabile – e vantaggiosa per tutte le parti coinvolte – l’impatto di ciò che è accaduto non può essere sottovalutato. L’Iran e i suoi alleati hanno inferto un colpo pericoloso alla normalizzazione e costringeranno gli attori regionali a interrogarsi su come procedere”, conclude.

Sicurezza e deterrenza. Le mosse obbligate di Israele secondo Lipner

L’errata lettura dei segnali di allarme e il flop della logica tradizionale dei governi sul contenimento di Gaza ha portato all’assalto di Hamas. Ora gli appelli a “spianare Gaza” dovranno essere “bilanciati con gli imperativi strategici di ripristinare la sicurezza e la deterrenza, prevenire l’espansione delle ostilità su altri fronti e riportare a casa decine di ostaggi”. Parla Shalom Lipner, un quarto di secolo passato all’ufficio del primo ministro israeliano (con sette capi di governo diversi) e oggi nonresident senior fellow del think tank statunitense Atlantic Council

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