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Il ministro Giorgetti ha lanciato l’allarme al Meeting di Rimini: “Il tema della natalità è un tema fondamentale: non c’è nessuna riforma previdenziale che tiene nel medio-lungo periodo con i numeri della natalità che abbiamo oggi in questo Paese”. Se pensiamo che quello della natalità sia soltanto un tema economico sbagliamo. La crisi demografica è qualcosa di molto più profondo. La frontiera della ricerca nelle scienze sociali sottolinea come l’uomo sia un cercatore di senso e la qualità della vita di relazioni rappresentino una parte fondamentale delle determinanti della sua felicità, soddisfazione e ricchezza di senso di vita.

La tragedia dei nostri tempi è la povertà di significati e di senso del vivere e l’incapacità di investire in relazioni stabili in una società dove l’arte delle relazioni e l’educazione affettiva sembrano scomparse e la vita sembra essere diventata un’alternanza di attimi di comfort, sballo e depressione per troppi dei nostri ragazzi. In questo modo vengono meno le due premesse fondamentali per la costruzione di un progetto di futuro nel quale i figli sono una scelta consapevole. Ovviamente la generalizzazione è di carattere statistico. Anche oggi ci sono tantissimi giovani in gamba che fanno di tutto per costruirsi un futuro degno, nascono famiglie e vengono messi al mondo figli ma i fattori a cui faccio riferimento erodono progressivamente la consistenza statistica di questa scelta producendo gli effetti che osserviamo sulla demografia.

Degli stimoli economici necessari per aiutare alla soluzione del problema in parte li abbiamo realizzati, per quanto è possibile fare con i vincoli di bilancio. L’assegno unico per il figlio è una misura che premia direttamente la scelta di natalità. Passi avanti importanti potrebbero essere fatti in materia di quoziente familiare riconoscendo come è giusto che sia la differenza tra il reddito di un single e quello di un nucleo familiare.

I coefficienti per il calcolo della soglia che dà diritto agli aiuti per la povertà sono stati anch’essi parzialmente modificati per evitare di sottodimensionare il fenomeno delle famiglie povere. La rivoluzione dello smart working che ha eliminato in moltissime professioni il vincolo di luogo nella prestazione di lavoro può essere un aiuto indiretto importante alla possibilità di due partner che vogliono costruire una famiglia e hanno sedi di lavoro in luoghi diversi a vivere la loro relazione non solo a distanza.

Se però non andiamo alla radice del problema non ne usciamo. Per questo è necessaria una rivoluzione culturale, un nuovo spartito del paese che faccia emergere quella parte migliore di esperienze “contributive e non estrattive” che indicano un cammino concreto. Ovvero le storie e le buone pratiche di chi ha messo al centro la generatività (biologica e non) domandandosi assieme ai compagni di strada cosa si potesse fare di buono per creare valori e valore economico nel proprio territorio e per la propria comunità, evitando l’atteggiamento estrattivo di chi si domanda quante e quali risorse poter ottenere dallo stato, dall’Unione Europea o dalle amministrazioni locali.

In questi ultimi tempi abbiamo riflettuto con amici e colleghi su come rendere vive e visibili queste mappe di significato e l’approccio contributivo dando vita ad un’iniziativa che presenteremo giovedì al Meeting di Rimini. Speriamo questo possa essere un contributo anche in questa direzione per illustrare le direttrici di un futuro possibile. L’opzione per la fatica felice della generatività è la vera variabile chiave dietro il progresso demografico. Cerchiamo senz’altro gli incentivi economici che possono favorirla ma domandiamoci anche quali siano i fondamentali profondi che la attivano veramente.

 

 

Contro la denatalità non bastano gli incentivi. Becchetti spiega cosa serve

Oggi più che mai è necessaria una rivoluzione culturale, un nuovo spartito del Paese che faccia emergere quella parte migliore di esperienze contributive e non estrattive che indicano un cammino concreto. Ovvero le storie e le buone pratiche di chi ha messo al centro la generatività, biologica e non. Il commento di Leonardo Becchetti

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