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La cooperazione tra Mosca e Teheran nel settore nucleare torna ad occupare l’attenzione dell’opinione pubblica, dopo che un’inchiesta del Financial Times rivela la visita segreta in Russia compiuta nel novembre dello scorso anno da un gruppo di scienziati nucleari iraniani. Una visita organizzata dall’Spnd, un’entità militare ritenuta da Washington alla guida delle attività iraniane connesse allo sviluppo di armi nucleari.

La delegazione, composta da ricercatori provenienti da università legate al complesso della difesa iraniana, ha visitato il Laser Systems, un istituto russo dotato di permessi per gestire segreti di Stato e impegnato nella produzione di tecnologie laser destinate anche a usi militari. Gli Stati Uniti ritengono che gli esperti iraniani fossero interessati a capacità laser utili alla validazione di un design nucleare senza ricorrere a test esplosivi. Capacità palesemente coerenti con gli sforzi di Teheran per ridurre i tempi necessari all’eventuale costruzione di un ordigno. La cooperazione sembra avere natura bidirezionale, se si pensa che nel febbraio 2025, il ricercatore Andrey Savin (figura chiave di Laser Systems e docente presso una delle principali università tecnico-militari russe) ha incontrato a Teheran rappresentanti di DamavandTec e interlocutori considerati vicini all’Spnd.

Le sanzioni varate dagli Stati Uniti nell’ottobre 2024 contro DamavandTec e il suo direttore Ali Kalvand evidenziano la preoccupazione di Washington rispetto al ruolo della società, accusata di tentare l’acquisizione di materiali e componenti utilizzabili nella costruzione di dispositivi nucleari, compresi isotopi altamente regolamentati come il trizio.

Secondo Nicole Grajewski del Carnegie Endowment for International Peace, i dati raccolti costituiscono “prove solide” di un coinvolgimento russo nel trasferimento di tecnologie e competenze dual-use all’Iran, con un livello di autorizzazione “elevato e statale” da entrambe le parti.

La divulgazione di queste nuove informazioni si inserisce in un contesto di forte pressione internazionale sull’Iran. Dopo gli attacchi lanciati da Usa e Israele lo scorso giugno contro strutture nucleari iraniane, attacchi giudicati insufficienti a distruggere lo stock di uranio altamente arricchito, il Regno Unito, la Francia e la Germania hanno attivato il meccanismo di “snapback”, ristabilendo le sanzioni Onu per la “significativa inadempienza” di Teheran agli obblighi del dossier nucleare.

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