Skip to main content

L’utilizzo delle Private military companies, Pmc, è, secondo l’analista del Washington Institute, Anna Borshchevskaya, cresciuto in modo esponenziale durante la presidenza Putin.

Sin dal conflitto in Ucraina del 2014 le Pmc russe, e in particolar modo la Wagner, hanno agito, nonostante la loro natura privatistica, come moltiplicatore di forza del Cremlino, estendendo la portata geopolitica e gli interessi di Mosca attraverso traffico di armi, consulenti politici, addestramento di personale militare e forze di sicurezza locali, riducendo al minimo i costi politici e militari.

Uno dei tanti motivi per cui la Russia utilizza tali gruppi consiste nella cosiddetta plausible deniability: le Pmc consentono di mantenere un basso profilo ed eventualmente limitare la responsabilità del committente.

Tecnicamente illegali ai sensi del codice penale russo, le Pmc al servizio di Mosca non sono organizzazioni formalmente registrate e non pagano le tasse allo Stato, il che significa che non sono riconosciute come entità russe e non esistono ufficialmente.

La zona grigia entro la quale operano consente alla Russia di prendere le distanze da azioni che causerebbero imbarazzo, violerebbero le leggi internazionali, gli impegni politici, fino a causare incidenti diplomatici se non veri e propri conflitti, nel caso in cui venissero ricondotte alle responsabilità di Mosca.

La Wagner ha dispiegato migliaia di effettivi nei Paesi africani e mediorientali, tra cui Mali, Libia, Sudan, Repubblica Centrafricana e Siria, così come in Ucraina, Bielorussia, Serbia, Azerbaijan.

Dunque, se l’obiettivo della Wagner in Africa è sostenere gli interessi della Russia in un contesto di crescente competizione per il continente ricco di risorse, in Ucraina tale obiettivo è altresì associato alla necessità di limitare le perdite tra le truppe delle forze armate, volutamente nascoste al popolo russo, così da non impattare negativamente sull’opinione pubblica e affinché le stesse forze armate non vengano associate a crimini di guerra o eventuali sconfitte sul campo di battaglia.

Dispiegata in Libia dal 2018, la Wagner ha contribuito all’offensiva di Haftar su Tripoli nell’aprile del 2019. Si stima che prima del cessate il fuoco dell’ottobre del 2020, vi fossero in Libia circa 2mila uomini della Wagner, equipaggiati con veicoli blindati, sistemi di difesa aerea e aerei da combattimento.

Questo dato è stato anche confermato dal comando statunitense Africom secondo il quale la Russia, attraverso la Wagner, avrebbe continuato a violare la risoluzione 1970 (2011) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, fornendo equipaggiamento militare e combattenti al conflitto libico.

La Wagner, secondo un report del Pentagono, potrebbe aver ricevuto un sostegno finanziario dagli Emirati Arabi Uniti, uno dei principali finanziatori stranieri di Haftar. Dopo il cessate il fuoco del 2020, le attività di Wagner si sono concentrate in prossimità delle strutture petrolifere della Libia centrale, dove ha continuato a fornire addestramento militare alle forze di Haftar.

Il gruppo, come confermato da una serie di foto satellitari pubblicate dalla Cnn, avrebbe anche costruito una trincea estesa decine di chilometri a sud di Sirte fino alla base aerea di Al Jufra per consolidare le proprie posizioni. Il gruppo Wagner è impegnato in egual misura anche nella guerra in Ucraina.

Ma questa è la prima vera prova del fuoco nel contesto di un conflitto convenzionale e simmetrico che richiede l’impiego di forze di manovra sul campo di battaglia. Già presente in Ucraina orientale dal 2014, il gruppo si è guadagnato un ruolo determinante invadendo i territori orientali e la Crimea con le proprie unità, occupando obiettivi-chiave, vie di comunicazione, snodi strategici.

Si è trattato del primo passo verso gli attuali risvolti della guerra che vede oggi le unità del gruppo Wagner schierate insieme ad altre Pmc.

Impiegati all’inizio come truppe di fanteria leggera e dotati di equipaggiamenti standard, i contractor di Mosca avrebbero progressivamente esteso il proprio ambito operativo prima all’artiglieria e all’aviazione, ricevendo in “gestione” i Mig29 dell’aviazione russa e, poi, alla componente corazzata, con propri reparti cui sarebbero stati destinati i più moderni carri armati T90 e relativo supporto logistico da parte del ministero della Difesa.

Da un punto di vista numerico, secondo la Direzione principale dello Stato maggiore delle Forze armate della Federazione Russa (Gu), l’agenzia di Intelligence militare russa avrebbe stimato l’impiego dei contractor privati per un totale di “non più di 8mila uomini”, la maggior parte dei quali detenuti volontariamente arruolati per sostenere lo sforzo russo di “liberazione dell’Ucraina”.

Una scelta basata sull’opportunità politica di ridurne ufficialmente il ruolo. Per contro, nel dicembre 2022, il Pentagono ha stimato una presenza ben più rilevante di soggetti privati sul campo di battaglia ucraino: circa 50mila combattenti, di cui 10mila ex militari e 40mila detenuti.

Altre fonti stimano a 20mila il numero di detenuti reclutati. In tale quadro si sovrappongono, in una dinamica di collaborazione competitiva, le esigenze di sopravvivenza della leadership politica russa e le ambizioni di nuovi attori coinvolti nella gestione delle compagnie private da cui derivano immensi profitti economici.

Non solo dunque una lotta tra “falchi” e “colombe”, bensì una competizione tra gruppi di potere i cui rapporti ed equilibri sono stati modificati proprio dalla guerra.

I nuovi attori “non statali” di questo conflitto, giocando un ruolo sempre più determinante sul campo di battaglia ucraino, così come in tutti i Paesi in cui sono impegnati, pretenderanno un riconoscimento di sostanza dalla Russia che prenderà forma con le elezioni presidenziali del 2024, alle quali lo stesso presidente Vladimir Putin guarda con l’ambizione di un quinto mandato che potrebbe ottenere solo in caso di successo in Ucraina.

(Analisi pubblicata sulla rivista Formiche)

Così la Wagner sfrutta la zona grigia. L’analisi di Bertolotti e Bressan

Di Claudio Bertolotti e Matteo Bressan

La Wagner, il gruppo paramilitare protagonista di un golpe in Russia in queste ore, ha dispiegato migliaia di effettivi nei Paesi africani e mediorientali. L’obiettivo del gruppo in Africa è stato sostenere gli interessi della Russia in un contesto di competizione per le risorse di cui il continente è ricco. In Ucraina è associato alla necessità di limitare le perdite tra le truppe delle forze armate. L’analisi di Claudio Bertolotti direttore di Start Insight e Matteo Bressan docente di Studi strategici presso la Sioi, analista Nato Defense College Foundation

Il governo metta salute e istruzione in cima all’agenda. I consigli di De Tomaso

L’emergenza sanitaria in alcune regioni richiede più investimenti pubblici, per evitare che lo Stato sia debole dove dovrebbe essere forte e forte dove dovrebbe essere debole

Gli accordi tech Usa-India e il fronte comune sulla Cina

Gli accordi stretti tra Modi e Biden avvicinano le forze armate dei due Paesi e abbracciano droni, motori a reazione, spazio, telecomunicazioni e chip. È la sponda tecnologica che guida l’avvicinamento geopolitico e rinsalda il fronte tecno-democratico contro la Cina

TikTok ammette di avere “eccezioni” sulla conservazione dei dati Usa

Da un’indagine di Forbes è emerso come il ceo Shou Zi Chew abbia in parte mentito durante la sua testimonianza al Congresso. Una lettera di senatori bipartisan ha chiesto delucidazioni e l’azienda non ne ha dato. O meglio, non ha smentito che alcuni dati rimangano in Cina. Alimentando le preoccupazioni di Washington

Carta, la buona fibra della transizione. Scrive Medugno

Il settore della carta si è dimostrato essenziale e resiliente. L’Italia a livello europeo è seconda solo alla Germania. Le cartiere italiane hanno fortemente investito sulla sostenibilità, sul riciclo e sulla raccolta della carta che sono il fiore all’occhiello del made in Italy ma anche del made in Europe. L’analisi di Massimo Medugno alla luce dell’Assemblea annuale di Assocarta

Putin ha deciso: schiaccerà Prigozhin. La previsione di Alperovitch

Putin ha messo il mirino in testa a Prigozhin. Se sopravviverà al fine settimana, qualcosa di particolare potrebbe succedere, ma secondo Alperovitch, esperto di politica internazionale e presidente del Silverado Policy Accelerator, le sue chance sono poche

La Cina è in trappola? Perché tassi e mattone non funzionano più

Il Dragone non riesce ad accelerare sulla crescita, nonostante gli immani sforzi del governo. E così, quando imprese e consumatori non rispondono più agli stimoli della politica, il guaio diventa davvero grosso

Intelligence economica. Ciò che serve all’Italia secondo Mayer

Negli ultimi trent’anni in Italia una visione politica ingenua (e al tempo stesso opportunistica) della globalizzazione ha messo in ombra la rilevanza dell’intelligence economica come bussola fondamentale per le politiche di sicurezza nazionale e per le strategie di crescita del sistema Paese

Il piano svizzero contro la radicalizzazione spiegato da von Muralt

Di Chiara Sulmoni

Martin von Muralt, a capo della Rete integrata Svizzera per la sicurezza, racconta come il Paese intenda rinnovare il suo impegno nella prevenzione. Pubblichiamo l’intervista di Chiara Sulmoni per #ReaCT2023- 4° Rapporto sul Terrorismo e il Radicalismo in Europa

Il progressismo (posticcio) di Conte e la difficile alleanza col Pd. Parla Tarchi

Se una rondine non fa primavera, un caffè assieme non fa ricucitura dei rapporti. Le elezioni molisane più che un test sulla tenuta dei partiti sarà una prova per le alleanze. In questo senso, Pd e 5 Stelle faranno fatica a trovare una quadra. Per le Europee, incognita Id e probabile depotenziamento ulteriore del terzo polo

×

Iscriviti alla newsletter