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Ci potrebbe essere un nesso tra grano ed energia nelle logiche che stanno determinando in queste ore le rotte alternative. L’idea di trasportare il grano ucraino in treno attraverso la Bulgaria verso i porti greci è in discussione, dopo l’idea fatta circolata lo scorso anno: lo ha detto il primo ministro bulgaro Nikolai Denkov dopo averne parlato di persona con Kyriakos Mitsotakis. L’annuncio di Denkov arriva dopo che la Russia ha distrutto un deposito di grano nella regione di Odessa. Attualmente dal porto di Varna partono navi con grano ucraino, poiché i corridoi ferroviari per Kavala non sono ancora sviluppati, ma si lavorerà in questa direzione anche per via del ruolo della cittadina a nord della Grecia, vicina ad Alexandroupolis e di fatto sotto l’ombrello della Nato (via Carpatia).

Non solo Mar Nero

Come è noto, a seguito del diniego russo, si è bloccato l’accordo che aveva consentito il passaggio sicuro delle navi “graniere” attraverso il Mar Nero. Non solo, Mosca ha anche apertamente minacciato la rotta alternativa per il grano, attaccando un hangar di grano in un porto ucraino sul Danubio. La vicinanza alla Romania, membro della Nato, se da un lato non sta dissuadendo il Cremlino dalle sue intenzioni bellicose, dall’altro si rivela uno straordinario assist per immaginare un piano B al fine di creare le premesse per impedire l’aumento delle tariffe per l’assicurazione sulla spedizione ed evitare la paralisi ucraina circa l’esportazione di grano. I prezzi del grano sono aumentati del 17% rispetto una settimana fa.

Nel solo mese di luglio circa 33 milioni di tonnellate di grano e altri alimenti erano stati esportati attraverso la Black Sea Grain Initiative, il 65% dei quali ha raggiunto i Paesi in via di sviluppo, con il coinvolgimento anche del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (Wfp – la più grande agenzia umanitaria del mondo).

Kavala

Perché in questa fase potrebbe entrare in gioco il porto greco di Kavala? Al momento è un’ipotesi sulla carta, ma i parametri perché possa diventare concreta ci sono tutti. Si trova nella stessa area del porto di Alexandroupolis, diventato de facto lo scalo di truppe e mezzi di Nato e Usa verso la cintura occidentale dell’alleanza. È strategicamente rilevante perché interessato da una procedura di privatizzazione a cui dovrebbero partecipare players americani e perché si trova a ridosso della nuova Fsru che permetterà la rigassificazione (per la Grecia e per il suo export di gas).

Per questa ragione i premier di Grecia e Bulgaria ragionano su una partecipazione al 20% della Bulgaria nel porto di Kavala. Fatto quel passaggio ci potrà essere un’accelerazione anche per la privatizzazione di Alexandroupolis, che era stata sospesa alcuni mesi fa. Il tutto sarà legato al tema energetico.

Grano & energia

L’ombrello “occidentale” di sicurezza aperto su questa area situata al confine nord orientale della Grecia è ormai certificata, non solo dalle numerose esercitazioni militari congiunte ma da un trend che da almeno un triennio si è sviluppato, complice il coinvolgimento di cantieri navali Onyx. Si tratta di acque e terre monitorate costantemente per via della presenza di gasdotti e di infrastrutture altamente strategiche: se oltre al gas arrivasse anche il grano, non ci sarebbero problemi di controlli dal momento che l’area è già iper presidiata. A ciò va sommato il potenziamento delle linee ferroviarie per Kulata e Svilengrad, che consentirebbero di trasportare più merci nei porti greci.

Opzione ellino-bulgara per la crisi del grano. Vantaggi e rischi grazie al gas

Non solo Mar Nero. Il quasi default dell’oro giallo, preziosissimo per l’intero versante mediterraneo, potrebbe essere evitato da una strategia d’insieme che poggi sullo status di membri Nato dei “nuovi” Paesi interessati alla rotta alternativa. Grecia e Bulgaria riflettono su questa possibilità anche alla luce del dossier energetico e del ruolo di Kavala

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