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La disaffezione della popolazione russa verso la leadership di Vladimir Putin per l’invasione dell’Ucraina “crea un’opportunità che capita una sola volta in una generazione per noi della Cia, che siamo un servizio di human intelligence”. L’ha detto Williams Burns, direttore della Cia, nella sua lezione alla fondazione britannica Ditchley nell’Oxfordshire, in Inghilterra, promettendo che “non lasceremo che vada sprecata”. Burns conosce bene la Russia: è stato ambasciatore statunitense a Mosca e presidente del think tank Carnegie Endowment for International Peace, il cui ufficio a Mosca è stato costretto a chiudere ad aprile dell’anno scorso dal governo russo. E spiega: “La disaffezione nei confronti della guerra continuerà a logorare la leadership russa sotto la costante dieta della propaganda di Stato e della repressione praticata”.

Un anno fa la Cia aveva diffuso un messaggio dando istruzioni in inglese e in russo ai cittadini russi che vogliano condividere informazioni – in tutto sicurezza, tramite la darknet Tor – con il governo statunitense dall’intero del loro Paese. Un mese e mezzo fa, invece, aveva diffuso un video di due minuti per reclutare spie tra i russi e convincere quanti sono delusi dalla guerra in Ucraina e dalla vita in quel Paese a condividere i loro segreti. La clip era stata pubblicata inizialmente sul nuovo canale dell’agenzia di spionaggio statunitense su Telegram, il social che in Russia costituisce una fonte altamente popolare di notizie non filtrate. Poi è stata messa online anche su altre piattaforme come YouTube, Twitter, Instagram e Facebook. Ecco cosa scrivevamo su Formiche.net.

Questo video racconta due elementi. Il primo: la centralità, nella società attuale, della comunicazione anche per organismi che fanno del segreto la caratteristica fondamentale della missione e dunque sono chiamati al silenzio per definizione. Ne abbiamo avuto una chiara dimostrazione già nei mesi che hanno preceduto l’invasione russa dell’Ucraina: i vertici delle intelligence di Stati Uniti e Regno Unito hanno fatto sentire la loro voce con un duplice obiettivo, tentare di dissuadere Mosca e consolidare il fronte con alleati e partner. Il secondo: la possibilità che la guerra in Ucraina offra occasioni di reclutamento. Di questo, Formiche.net aveva parlato già un anno fa con Dan Lomas, docente di intelligence e studi sulla sicurezza alla Brunel University di Londra. Eventi come la rivoluzione ungherese del 1956 repressa nel sangue dalle truppe sovietiche o la Primavera di Praga del 1968 hanno spinto “funzionari del Blocco orientale a disertare per l’Occidente o a spiare, proprio come l’ideologia del comunismo aveva portato le persone a spiare per la Russia negli anni Trenta e Quaranta”, aveva spiegato. “Dopo il 1945 è accaduto l’esatto contrario. Una volta che la gente si rende conto di come sia realmente il sistema sovietico, va nella direzione opposta”.

Lo scontento in Russia? Occasione di reclutamento, dice il capo della Cia

Burns, già ambasciatore Usa a Mosca, spiega che l’invasione dell’Ucraina ha creato “un’opportunità” unica per il servizio di human intelligence. Com’era accaduto con la rivoluzione ungherese del 1956 o la Primavera di Praga del 1968

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A un anno dai Giochi olimpici di Parigi, a due settimane dalla festa nazionale che avrebbe dovuto consacrare la fine di “cento giorni” di pacificazione dopo la crisi delle pensioni, per l’ennesima volta l’Eliseo si trova a dovere gestire un Paese sull’orlo di un incendio. Conversazione con il direttore della rivista Le Grand Continent, docente à Sciences Po

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Di Leonardo Caporarello

L’applicazione dei game per l’attività di ricerca è sempre più frequente in diversi ambiti disciplinari, dalla psicologia alle neuroscienze, passando per l’economia, il management e il comportamento organizzativo. Il punto di Leonardo Caporarello (Associate dean for Online learning presso Sda Bocconi school of management) pubblicato sulla rivista Formiche

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Di Cesare Greco

Per porre rimedio a questa stortura e attirare giovani competenti e entusiasti, per costringere il sistema ad adottare criteri realmente meritocratici che favoriscano la carriera dei migliori, è necessario, a mio parere, invertire il precariato nel ruolo. Si crei un ruolo stabile e unico di ricercatore universitario a tempo indeterminato e si renda precario il ruolo di professore ordinario. L’opinione di Cesare Greco, professore associato di Cardiologia all’Università La Sapienza

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