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Gabriele Checchia, già ambasciatore d’Italia presso l’Ocse, alla Nato e in Libano, oggi responsabile per le relazioni internazionali della Fondazione Farefuturo, non ha dubbi: la visita del presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Downing street porta in dote alcuni aspetti rilevanti di politica e di geopolitica, oltre al merito dei dossier tecnici legati al business bilaterale e alla difesa. Rivela che il calore con cui il premier Rishi Sunak l’ha accolta, accompagnato dalla visita privata a Westminster dove verrà incoronato Re Carlo III, privilegio per pochissimi, è sintomatico di una considerazione vera del governo italiano: “L’Italia è l’interlocutore forse più credibile per il Regno Unito oltre che essere la punta di lancia dell’atlantismo su questo lato dell’oceano, ma anche per gli Stati Uniti, in una triangolazione virtuosa”. Risultato raggiunto grazie al ruolo del premier e dei ministri atlantisti come ad esempio Antonio Tajani, Guido Crosetto e Adolfo Urso. E ora la visita a Washington, “c’è un allineamento di pianeti che favorisce il peso crescente dell’Italia che è tornata finalmente nel grande gioco geopolitico”.

Quale è il bilancio della visita di Giorgia Meloni a Londra?

Un successo sotto tutti i profili: il presidente del Consiglio è stata accolta sia dal Primo Ministro Sunak che dagli esponenti dell’establishment britannico con estremo calore e apprezzamento per l’azione che sta conducendo. I segnali di attenzione, anche al di fuori del protocollo, sono stati numerosi. Uno per tutti, la visita privata che ha potuto compiere con il primo ministro all’Abbazia di Westminster, nel luogo in cui sarà incoronato il 6 maggio Re Carlo III, privilegio concesso a pochissimi.

Cosa significa?

Ci fa capire come il premier sia considerato un interlocutore di primo piano, con pochi eguali visto che l’Abbazia di Westminster è riservata, in questi casi di incoronazione di sovrani, ai capi di Stato. Quindi averla portata nel luogo in cui sarà incoronato Re Carlo III è un segnale veramente importante.

La prima pagina di ieri del Financial Times cosa dimostra?

Un altro elemento che a mio avviso merita attenzione è la foto in prima pagina apparsa ieri sul Financial Times di Giorgia Meloni con il suo interlocutore britannico, con una calorosa stretta di mano nel quadro di un articolo dedicato al memorandum of understanding firmato in occasione della visita. La cooperazione bilaterale tra Italia e Regno Unito è a 360 gradi e include settori importanti: dalla difesa, all’energia, all’agroalimentare e con un linguaggio che esce dalle formule retoriche e puramente declaratorie che spesso caratterizzano questo tipo di documenti.

Ovvero?

Penso a quel passaggio in cui si dice espressamente che la Nato è la pietra angolare della sicurezza euroatlantica, su cui Italia e Regno Unito vogliono e debbono collaborare insieme per migliorare il loro coordinamento e il loro allineamento nell’ambito atlantico. Lo stesso vale per l’attenzione e l’impegno condiviso a continuare a sostenere l’Ucraina a fronte della brutale aggressione russa, fintanto che sarà necessario. Attacchi duri e cruenti che purtroppo continuano. Tutti i segnali molto importanti che mi confermano come oggi, all’interno dell’Unione Europea, l’Italia del Governo Meloni sia l’interlocutore forse più credibile per il Regno Unito oltre che essere la punta di lancia dell’atlantismo su questo lato dell’oceano, ma anche per gli Stati Uniti, in una triangolazione virtuosa. Questo penso faccia onore al nostro governo. Ma non è tutto.

Ovvero?

Il presidente Meloni ha un eccellente rapporto anche col Primo Ministro polacco che di questa Nato, fortemente impegnata sul terreno del sostegno all’Ucraina e della deterrenza nei confronti di eventuali mire di Putin nei confronti di Paese alleato, è la punta di diamante. Quindi, come osservato dal presidente Meloni all’inizio del suo mandato in un discorso alla Camera, importante e di qualità, l’Italia non sarà mai più l’anello debole dell’Occidente e con questo governo è e resterà a testa alta in seno all’Unione Europea e in seno alla Nato. Mi pare che questi primi elementi che ho citato lo dimostrino.

Il raccordo con i conservatori britannici che peso ha?

Sicuramente Giorgia Meloni vorrà accentuarlo, anche se il Regno Unito non è più nell’Unione europea ma resta il livello transnazionale di collaborazione in vista di quell’asse popolari-conservatori che potrebbe determinarsi in occasione delle elezioni del Parlamento europeo del 2024. Penso che la voce del Regno Unito in seno al Parlamento europeo resti una voce importante, al netto della Brexit, perché furono proprio i conservatori britannici, nel 2009, a dar vita al Parlamento europeo alla formazione dei conservatori e riformisti, della quale attualmente il presidente è Giorgia Meloni.

In considerazione della frase che il presidente del Consiglio ha detto durante la Conferenza bilaterale sulla ricostruzione dell’Ucraina, alludendo al rapporto fra le libertà e il valore in sé dei missili, quanto di thatcheriano c’è in un momento in cui l’Europa registra sensibilità diverse? Il riferimento è il cambio di postura che il presidente francese Macron ha avuto nei confronti del rapporto con la Cina in un momento in cui comunque il player cinese continua nella sua invasività anche nel Mediterraneo.

Direi che con quella citazione il presidente del Consiglio ha confermato le nostre impeccabili credenziali atlantiche e lo ha fatto nel luogo di maggiore visibilità e credibilità per quanto riguarda l’atlantismo, che è appunto il Regno Unito. La Carta dell’Atlantico fu firmata alla fine degli anni ’40 proprio da Churchill e dal presidente statunitense, quindi dal cuore dell’atlantismo è stato dato questo segnale durante una visita ufficiale di due giorni. Peraltro è la prima visita di due giorni che il nostro presidente del Consiglio compie in un Paese europeo, ciò conferma l’importanza assegnata alla relazione col Governo Sunak. Siamo in un atlantismo equilibrato, ben coordinato con gli Stati Uniti e ben coordinato con il Regno Unito. Nella sua domanda accennava ad accenti thatcheriani, io direi di più: ci sono quasi accenti churchilliani nel discorso di Giorgia Meloni tenuto alla Policy Exchange Foundation quando le è stato consegnato il prestigioso premio Grotius.

In quale passaggio e con quali obiettivi?

Quando ha parlato nuovamente dei valori fondanti del movimento conservatore e di libertà, sovranità e indipendenza rispetto delle tradizioni, suscitando una standing ovation da parte del pubblico. Tali elementi mi inducono a pensare che, a fronte degli smarcamenti del presidente Macron rispetto alla coesione atlantica, soprattutto dopo il viaggio a Pechino con quelle frasi infelici a proposito di Taiwan l’Europa, si registra una riaffermazione profonda della nostra fedeltà atlantica. Profonda ma ragionata: non è un atlantismo acritico o senza riflessione. Tutto questo mi porta a ritenere che il ruolo dell’Italia crescerà ancora anche nel rapporto con gli Stati Uniti e mi auguro che la visita del presidente Meloni a Washington possa avvenire quanto prima, dopo la telefonata che ella ricevette dal presidente Biden durante la sua visita a Varsavia e a Kiev.

La postura italiana sull’Ucraina, accompagnata dal supporto sociale e di mezzi, come si inserisce in questo quadro?

La strada tracciata con gli Usa va coltivata e approfondita, perché la visita a Washington si possa svolgere presto, sull’onda anche delle garanzie ulteriori di fedeltà atlantica che Giorgia Meloni ha potuto e saputo fornire durante la visita a Londra. L’Ucraina certamente è importante simbolicamente come dimostra la conferenza italo-ucraina di Roma, che dovrebbe precedere quella di Londra del 21 giugno. Credo sia importante notare come il nostro Presidente del Consiglio abbia candidato l’Italia a ospitare la Conferenza, questa volta multilaterale, sulla ricostruzione dell’Ucraina che dovrebbe aver luogo nel 2025. Ciò accresce il nostro profilo internazionale in seno all’Occidente e giocherà sicuramente un ruolo a nostro favore anche la presidenza italiana del G7 nel 2024. Per cui direi che c’è un allineamento di pianeti che favorisce il peso crescente dell’Italia che è tornata finalmente nel grande gioco geopolitico.

Quale la prospettiva italiana al prossimo vertice Nato di Vilnius?

In quell’occasione probabilmente verranno anche effettuate riflessioni profonde, se non verrà designato già in quell’occasione il prossimo segretario generale della Nato. Sembra vi sia un interesse del ministro della Difesa britannico Ben Wallace per quella posizione, evidentemente con l’appoggio del proprio governo. E mi chiedo, ma non ho la risposta, se i colloqui di Meloni a Londra non abbiano toccato anche questo tema, che potrebbe essere un ulteriore terreno di collaborazione italo-britannica su un aspetto cruciale per la sicurezza dell’Occidente nei prossimi anni, dopo la presa di posizione del presidente Draghi delle scorse settimane, che fa intendere come egli non sia interessato al ruolo di segretario generale della Nato.

La collaborazione italo-britannica a tutto campo come investe anche l’Indo Pacifico?

È stata consacrata dal memorandum, ma c’è un progetto specifico già in atto di collaborazione nel settore della difesa, che guarda anche all’intero Pacifico: ciò conferma dunque una nostra proiezione responsabile e ragionata anche verso lo scacchiere asiatico, che è la collaborazione con Regno Unito e Giappone sul Global Compact Program, l’aereo da combattimento di sesta generazione che dovrebbe diventare operativo entro il 2035. A Londra Meloni e Sunak hanno confermato la volontà di completare il progetto base entro il 2024. Quindi il quadro delle relazioni italo britanniche si inserisce in questa fase della vita dei due Paesi, guidati da due governi con una matrice ideologica molto vicina. Senza dimenticare l’attenzione della City verso Meloni: il ricevimento in ambasciata organizzato dal nostro ambasciatore Lambertini ne è prova. Per cui ritengo che abbiamo tutte le carte in regola per giocarci una partita in prima fascia, sia in ambito Ue che in ambito Nato, con ministri profondamente atlantisti e credibilmente atlantisti che vanno da Tajani a Crosetto a Urso, che già nel gennaio scorso gettò le basi, col presidente di Confindustria Bonomi, per la Conferenza italo-ucraina di Roma.

@FDepalo

 

L'Italia di nuovo nel grande gioco geopolitico. Il dopo Londra visto da Checchia

“La visita a Westminster? Privilegio concesso a pochi. Vedo segnali molto importanti che mi confermano come oggi, all’interno dell’Ue, l’Italia del governo Meloni sia l’interlocutore forse più credibile per il Regno Unito oltre che essere la punta di lancia dell’atlantismo su questo lato dell’oceano, ma anche per gli Stati Uniti, in una triangolazione virtuosa”. L’analisi dell’ambasciatore, già Ocse, Nato e in Libano Gabriele Checchia

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