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Inizia oggi il summit Nato a Vilnius, in Lituania, alla viglia del quale la Turchia ha dato il suo via libera all’adesione della Svezia. Ne parliamo con Lorenzo Cesa, segretario dell’Unione di Centro ed eletto alla Camera nella lista Noi moderati, nuovo presidente della delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea parlamentare della Nato.

Come valuta il rinnovo del mandato di segretario generale della Nato per Jens Stoltenberg?

Non possiamo che vedere positivamente la riconferma di Jens Stoltenberg. Riteniamo, infatti, che soprattutto in un momento delicato come quello attuale, a livello internazionale, nell’area euro-atlantica, ci sia bisogno di stabilità e di continuità per gli assetti organizzativi della Nato.

Come si presenta l’Italia al summit di Vilnius?

L’Italia –  che  è uno dei Paesi fondatori dell’Alleanza Atlantica, nonché il secondo Paese per numero di truppe impegnate in missioni Nato e il quinto contributore in termini finanziari – ha sempre avuto un ruolo cruciale nella Nato e al summit a Vilnius intende svolgere un ruolo da protagonista, anche e soprattutto relativamente all’attuale politica estera che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e  il governo italiano stanno promuovendo sull’area del Mediterraneo.

Il Consiglio Nato-Ucraina che verrà inaugurato rappresenta un primo passo verso l’adesione dell’Ucraina all’alleanza? È il “chiaro segnale” che ha auspicato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky?

Sicuramente sì. Ben venga il fatto che venga istituita la Commissione permanente Nato-Ucraina, un impegno importante teso a consolidare i rapporti tra i Paesi dell’Alleanza e Kyiv. È chiaramente un segnale positivo e di apertura che rappresenta un passo in avanti nel percorso verso l’adesione dell’Ucraina all’Alleanza atlantica, anche se – come ha detto, con molto realismo, il presidente Volodymyr Zelensky –, sarà possibile farlo solo al termine del conflitto con la Russia. Nel frattempo, l’Italia continuerà a sostenere Kyiv nel conflitto contro la Federazione russa.

Quasi quattro anni fa il presidente francese Emmanuel Macron definiva la Nato in stato di “morte cerebrale”. Com’è cambiata da allora l’alleanza?

Dopo il crollo del muro di Berlino, si pensava, forse, che della Nato non ci fosse più bisogno. Oggi, invece, è cambiata completamente la percezione: con lo scoppio della guerra in Ucraina, si è tornati a capire la centralità e il rilievo dell’Alleanza che ha ripreso i valori originari adattandosi ai nuovi scenari geopolitici.

Quali sono gli impegni futuri per la Nato?

Ci focalizzeremo su come contribuire al rafforzamento della postura dell’Alleanza Atlantica, aumentando le potenzialità di difesa dei Paesi membri, con l’adeguamento delle spese militari e concordando nuovi impegni e investimenti che vadano oltre il livello minimo del 2% del Pil. Su questo tema, come delegazione italiana, abbiamo sollevato una questione importante: specificare quali siano le voci che rientrano nel 2% come, per esempio, gli investimenti nella cybersecurity, il contrasto al terrorismo, le crisi alimentari e così via. L’altro importante obiettivo che ci prefiggiamo è svolgere un ruolo più incisivo nell’ambito del Dialogo mediterraneo. In questo contesto, sarà cruciale l’attività del Gruppo speciale Mediterraneo Medio Oriente, nato proprio su iniziativa italiana, e sarà fondamentale spingere sui partenariati stimolando la cooperazione. Proprio per dare risalto a questi aspetti/temi, nella primavera del 2024, si svolgerà in Italia la conferenza sul Dialogo mediterraneo con la finalità di allargarci anche ad altri Paesi dell’Unione africana e del Medio Oriente.

Negli ultimi scorsi in Italia si è tornati a parlare di interferenze russe e di tentativi di destabilizzare la collocazione internazionale del nostro Paese, anche tramite denaro. L’Italia ha l’antidoto per resistere a quante attività?

È evidente che sono questioni che riguardano tutti i Paesi e non solo l’Italia. È altrettanto chiaro che come Nato dovremo sempre di più occuparci di questi argomenti, ovvero proteggere più efficacemente le vulnerabilità dell’Occidente dalle nuove minacce e sfide non solo provenienti dalla Russia ma anche dalla Cina.

Come può fare in questo senso l’Italia l’anno prossimo da presidente del G7?

Come ho sottolineato prima, è fondamentale che vi sia collaborazione tra i Paesi per affrontare questo importante tema. Servono risposte univoche per fare in modo che queste risposte siano efficaci su un argomento così delicato e complesso. L’Italia, che avrà il compito di presiedere il G7, come sempre, assumerà un ruolo di primo piano contribuendo, in maniera attiva, ad individuare iniziative condivise con gli altri Paesi.

ppe, LORENZO CESA UDC

La Nato si occupi di più della lotta alle interferenze russe e cinesi, dice Cesa

Negli ultimi giorni in Italia si è tornati a parlare di tentativi di destabilizzare la collocazione internazionale del nostro Paese, anche tramite denaro. “Dovremo sempre di più occuparci di proteggere le vulnerabilità dell’Occidente dalle nuove minacce e sfide”, spiega a Formiche.net Lorenzo Cesa, presidente della delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea parlamentare della Nato

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