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Guido Crosetto, ministro della Difesa, ha scritto una lettera al direttore de l’Unità, Piero Sansonetti, pubblicata domenica sul quotidiano. Crosetto parla della situazione in Ucraina e delle missioni militari all’estero dell’Italia: “Non si può chiedere la pace senza l’abbandono e la rinunzia ai territori che la Russia ha occupato, il riconoscimento che l’invasione è stato un atto illegittimo, in violazione di ogni norma internazionale, che ha causato danni e sofferenze indicibili alle popolazioni civili. Stabilito che credo che il solo tentativo di mediazione serio, in campo e che bisogna aiutare in tutti i modi sia quello del cardinale [Matteo Maria] Zuppi e del Vaticano, resta il punto: ‘Non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra diseguali’”, dice citando don Lorenzo Milani.

IL DEBOLE E IL FORTE

“Immagino già un vecchio pacifista come te che sobbalza sulla sedia: ma come, Crosetto che mi cita don Milani?! Eh sì, non solo perché ricorrono i cento anni dalla nascita, questa frase di don Lorenzo Milani, tratto dal suo pamphlet più famoso, Lettera a una professoressa, mi frulla in testa da giorni. La citazione, come ben sai, si riferisce, principalmente, al mondo della scuola […]. Se ci pensi, però, le parole di don Milani si possono prendere e traslare sul piano politico, diplomatico e internazionale: l’Ucraina è la parte debole, aggredita, invasa (tanto che viene aiutata dall’Occidente, democrazie libere e basate sul consenso e il gioco democratico, non autocrazie), la Russia è la parte forte, l’aggressore, l’invasore. Non si possono, cioè, fare parti uguali tra diseguali, neppure nei rapporti tra le Nazioni”, ribadisce Crosetto.

LE GUERRE GIUSTE

“Naturalmente, citando don Milani, potrei subire facilmente la critica di appropriarmi del pensiero di un autore famoso, anche, per il suo pacifismo e il suo antimilitarismo (…). Per don Milani non esistono guerre ‘giuste’. Non ne ravvisa la possibilità neppure nella Costituzione. Non sono, ovviamente, d’accordo. Le guerre ‘giuste’ (quelle per la difesa della Patria, come la lotta di Liberazione, e quelle per stabilire un ordine internazionale democratico, libero, pacifico, come la lotta al terrorismo, agli Stati canaglia, o quella di autodifesa dell’Ucraina) esistono eccome. Ma capisco e rispetto la posizione di un pacifismo ‘totale’, ‘intransigente’ e che rifiuta la guerra combattuta con ogni mezzo e per qualsiasi fine. Rispetto molto meno partiti e giornali (non farò nomi) che, fino a ieri, quando erano al governo o appoggiavano partiti al governo, approvavano a occhi chiusi l’aumento delle spese militari e l’invio di armi all’Ucraina mentre, oggi, che sono all’opposizione, si sono ‘riscoperti’ pacifisti integrali, integerrimi, totali. Ridicoli…”, prosegue il ministro.

IL RICORDO DI CICCIOMESSERE

“Resta che le parole e i libri di don Milani sono alla base dell’introduzione, anche in Italia, del diritto all’obiezione di coscienza, portato a dama da un deputato radicale morto di recente, Roberto Cicciomessere. Oggi, l’esercito di leva, da molti decenni, non esiste più. Abbiamo forze armate professionali e composte da professionisti che scelgono – bontà loro! – sacrificando molto della loro vita privata, di servire per difendere la Patria in Italia e fuori. E proprio su questo tema, sulle nostre missioni militari all’estero, vorrei spendere due parole. Ovunque vanno le nostre Forze Armate, nei Paesi stranieri in cui svolgono operazioni di peaceforcing e di peacekeeping, vengono trattate e vissute come ‘amici’, non come stranieri ‘invasori’. È il modello italiano che, nato nell’operazione militare in Libano, ormai fa scuola in mezzo mondo. Il mio compito, quello che mi sono prefisso, è di connettere, sempre di più, l’azione dei nostri militari con quella dei territori e delle popolazioni in cui operano, nel rispetto e nella gratitudine di tutti”, sottolinea Crosetto.

LE NUOVE FORZE ARMATE

“La mia idea, un’idea ‘nuova’ per l’impiego delle nostre forze armate, è quella di aiutare i Paesi stranieri dilaniati da guerre civili, lotte intestine, terrorismi di varia natura, spesso privati dei più elementari diritti di democrazia, libertà, crescita economica e sociale, a crescere e svilupparsi. Condizioni che, purtroppo, in troppi teatri esteri, solo la presenza militare può davvero garantire. Penso soprattutto all’Africa, a quel grande continente, dove non a caso il governo Meloni ha lanciato un importante e serio ‘Piano Mattei’. Il lavoro del governo, in Italia come in Africa come altrove, mira a fare ‘uguali’ cittadini, nazioni, continenti. Proprio perché fare le parti uguali fra diseguali vuol dire commettere l’ingiustizia maggiore”, conclude il ministro.

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