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Quando – quasi mezzo secolo fa – i nostri Paesi si riunirono a Mar del Plata, erano ancora forti gli echi della siccità che aveva colpito l’Africa e messo il mondo di fronte all’enormità di una vera e propria piaga dei nostri tempi. Molto è cambiato in termini di conoscenze, strumenti e strategie. Eppure è evidente che non abbiamo fatto abbastanza per combattere quella che, ancora oggi, resta una delle più gravi emergenze planetarie. Nessuno può sentirsi estraneo a questa tragedia, non solo per solidarietà verso altri popoli, ma anche per gli effetti diretti che i nostri Paesi subiscono.

In Italia sono sempre più ricorrenti i periodi di siccità, come accade nel più ampio contesto mediterraneo, che secondo il Panel Intergovernativo sui cambiamenti climatici è una delle aree più a rischio. Lo stesso panel nel suo sesto rapporto conferma l’urgenza di mantenere l’aumento della temperatura al di sotto di 1,5 gradi se vogliamo evitare danni irreversibili. In un contesto che non risparmia nessuno, lasciatemi dire, al di là di ogni retorica, che questa Conferenza è un momento storico per rilanciare l’impegno della comunità internazionale a tutela dell’acqua quale pilastro della sostenibilità della società umana.

Sostenibilità vuol dire anche lavorare insieme per evitare che intere popolazioni siano costrette a spostarsi in cerca di acqua e condizioni di vita accettabili. L’Italia sostiene con forza la Agenda di Azione sull’Acqua, per porre l’acqua al centro delle strategie di lotta ai cambiamenti climatici, secondo l’approccio del nesso Acqua-Energia-Cibo-Ecosistemi e i principi dell’Agenda 2030. Siamo chiamati ad agire per dare una risposta efficace partendo dalle lezioni apprese.

In questa azione abbiamo importanti riferimenti: i Messaggi Chiave dell’Unione Europea per i Dialoghi Interattivi; la Gestione Integrata delle Risorse Idriche; l’approccio Acqua e Salute e il rafforzamento del Sistema Onu di coordinamento. La creazione di un inviato dell’Onu per l’acqua.

Di fronte a questa sfida alla sopravvivenza del pianeta, abbiamo la responsabilità di adottare politiche ambiziose e interventi tempestivi. E dobbiamo cominciare da casa nostra. L’Italia è determinata nella risposta alla crisi idrica nel nostro Paese. Nel Piano di Ripresa e Resilienza abbiamo mobilitato fondi per le risorse idriche pari a 4,38 miliardi di euro in 5 anni. Recentemente è stato costituito un tavolo di coordinamento per rispondere alla crisi, anche con nuovi strumenti di legge e operativi. Vi sono poi progetti specifici di cui mi limito a citare alcuni esempi.

Tra le priorità dei nostri interventi in Italia vi è il potenziamento – con un investimento di 600 milioni di Euro al 2026 – della capacità di monitoraggio delle acque e di prevenzione dei rischi, anche con sistemi innovativi quali il Sistema di monitoraggio e previsione dei rischi ambientali e antropici. Sulla gestione integrata delle Risorse Idriche e le soluzioni basate sulla natura, stiamo conducendo un intervento sul più grande fiume d’Italia. Con il progetto “Rinaturazione del Fiume Po” abbiamo investito 357 milioni di Euro, con un focus su qualità delle acque e biodiversità.

Il nostro impegno internazionale non è meno convinto di quello sul piano nazionale.  Ci muoviamo anzitutto nel quadro degli impegni assunti dall’Unione Europea.

Mi riferisco ai temi relativi all’Acqua per la Salute, al ripristino della biodiversità e alla Strategia “Zero pollution”. Sulla finanza climatica ci siamo dotati di un nuovo strumento, il Fondo Italiano per il Clima, che sarà operativo a breve e potrà contare su 840 milioni all’anno fino al 2026. Siamo inoltre impegnati in specifiche azioni in alcune regioni più vulnerabili, con progetti coerenti con l’Agenda 2030 sugli obiettivi 13 (Cambiamenti climatici), 7 (energia pulita ed accessibile) e 6 (acqua pulita e servizi igienico sanitari). Il Ministero dell’Ambiente italiano nel 2022 ha finanziato 69 milioni di euro per progetti di cooperazione multilaterali e 5 milioni per progetti bilaterali.

Sono stati approvati oltre 50 progetti bilaterali con una priorità su Sahel, Africa Subsahariana, Mediterraneo e piccoli stati insulari. Ad esempio nel Sahel, con la Convenzione sulla Desertificazione, stiamo realizzando progetti per recuperare terre degradate e creare opportunità economiche per le comunità locali. Poche settimane fa Italia e Etiopia hanno firmato un accordo da oltre 30 milioni di euro per un progetto per migliorare la gestione di acqua e suolo e creare opportunità di impiego. In questi ultimi anni la quota destinata all’acqua sul totale degli interventi della cooperazione allo sviluppo italiana è cresciuta in maniera costante. L’acqua è un obiettivo di sviluppo di per sé (il numero 6), ma è anche collegato a 10 dei 17 obiettivi di sviluppo dell’Agenda.

Confido quindi che la riflessione sulla Agenda di Azione sull’Acqua di questi giorni si riveli cruciale in vista del Summit sugli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile. Vorrei concludere con un richiamo che si aggiunge all’impegno sulle iniziative concrete. Mi riferisco alla responsabilità che abbiamo di fare dell’acqua un tema costante nelle nostre agende.

Con la Presidenza Italiana del G20, nelle Conclusioni su clima e ambiente adottate a Napoli, fu inserito l’impegno a promuovere approcci integrati per gestione e uso sostenibili delle risorse idriche. Per diffondere conoscenza e consapevolezza, oggi, in questo stesso edificio, abbiamo presentato l’edizione 2023 del Rapporto sull’acqua.

Si tratta del rapporto annuale realizzato dal Programma Unesco di valutazione delle Risorse Idriche Mondiali ospitato a Perugia che sosteniamo dal 2006. “Senza acqua -diceva Nelson Mandela- non c’è futuro”.  Oggi dobbiamo raccogliere la sfida che ci viene da una emergenza epocale, sapendo che questa battaglia va combattuta e vinta proprio in nome delle generazioni future.

Le risorse idriche e i progetti sul Mediterraneo. L'intervento del ministro Pichetto all'Onu

Di Gilberto Pichetto Fratin

Il discorso pronunciato dal ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, alla Water Conference di New York: “Nel Pnrr abbiamo mobilitato fondi per le risorse idriche pari a 4,38 miliardi di euro in 5 anni. Sono stati approvati oltre 50 progetti bilaterali con una priorità su Sahel, Africa Subsahariana, Mediterraneo e piccoli stati insulari. Ad esempio nel Sahel, con la Convenzione sulla Desertificazione, stiamo realizzando progetti per recuperare terre degradate e creare opportunità economiche per le comunità locali”

Elon Musk

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