Skip to main content

Se la competizione tra Stati Uniti e Cina è spesso raccontata come una rivalità tra pari, c’è chi invita a guardare più da vicino cosa significhi davvero un “successo” per Pechino in questa sfida esistenziale. Tra questi c’è Matthew Kroenig, vice president and senior director dello Scowcroft Center for Strategy and Security dell’Atlantic Council, che in un intervento pubblicato su Foreign Policy riflette su come una vittoria cinese non produrrebbe un equilibrio stabile, ma un sistema internazionale più coercitivo, chiuso e autoritario.

L’analisi parte da un confronto implicito con l’ordine liberale costruito dagli Stati Uniti dopo il 1945. Pur con tutte le sue contraddizioni, quel sistema ha garantito decenni di pace tra grandi potenze, crescita economica diffusa e un’espansione significativa delle democrazie. Per Kroenig, il punto chiave è che il modello promosso dal Partito Comunista Cinese si fonda su presupposti radicalmente diversi, con impatti concreti che si dipanano attraverso una serie di dimensioni parallele

A partire dal piano della sicurezza, dove il successo di Xi Jinping implicherebbe lo smantellamento delle alleanze statunitensi in Asia e l’affermazione di un ordine regionale centrato su Pechino, con Paesi come Giappone, Corea del Sud o Filippine che si troverebbero più esposti alla pressione militare (e non solo) cinese. Il caso più emblematico resterebbe Taiwan, con la sua integrazione forzata nella Repubblica Popolare che non solo segnerebbe la fine di una democrazia avanzata, ma potrebbe passare attraverso un conflitto armato su larga scala. Le conseguenze non si limiterebbero all’Indo-Pacifico. Una sconfitta (così come un mancato intervento) degli Stati Uniti minerebbe la credibilità globale di Washington, spingendo alleati e partner a riconsiderare le proprie strategie di sicurezza. Il rischio, sottolinea Kroenig, è quello di una proliferazione nucleare più diffusa e di un indebolimento del regime di non proliferazione.

Anche sul piano economico, la visione cinese appare distante da quella occidentale. La strategia della “doppia circolazione” mira a ridurre la dipendenza esterna della Cina, aumentando al contempo quella degli altri Paesi nei confronti del mercato cinese. Il risultato sarebbe un sistema meno aperto e più frammentato, in cui l’accesso a commercio e investimenti potrebbe essere utilizzato come leva politica.

Il nodo tecnologico rappresenta forse l’aspetto più sensibile. Se Pechino riuscisse a conquistare la leadership in settori come IA, quantum computing e infrastrutture digitali, potrebbe tradurre questo vantaggio in capacità di controllo e sorveglianza su scala globale. L’esportazione di tecnologie sviluppate secondo standard autoritari, dal riconoscimento facciale alla gestione dei flussi informativi – rischierebbe di rafforzare modelli di governance illiberali, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo (un tema sottolineato in occasione dell’evento tenutosi all’ambasciata italiana di Washington nei giorni scorsi).

Non si tratta solo di potere materiale, ma anche di influenza normativa. La crescente attrattività del modello cinese, basato su capitalismo di Stato e controllo politico, sta già contribuendo, rimarca l’autore, a un arretramento globale della democrazia. In un contesto in cui molti Paesi preferiscono investimenti senza condizioni politiche rispetto alle richieste occidentali su diritti e governance, l’impatto di lungo periodo potrebbe essere significativo.

In ultima analisi, Kroenig invita a leggere la competizione tra Washington e Pechino come una sfida sistemica. Se la Cina dovesse imporsi come potenza dominante entro il 2049, non si limiterebbe a occupare una posizione di vertice, ma (ovviamente) cercherebbe di rimodellare le regole del gioco internazionale in linea con i propri interessi e valori. Una prospettiva che, nella lettura dell’analista, non apre a scenari di coesistenza armoniosa, ma a un ordine globale più instabile e meno libero.

 

E se alla fine vincesse Pechino? L’ipotesi di un secolo cinese secondo Kroenig

Secondo Matthew Kroenig una vittoria cinese nella competizione con gli Stati Uniti porterebbe a un sistema internazionale più chiuso e coercitivo. Dalla sicurezza alla tecnologia, fino all’economia, le implicazioni sarebbero globali

Gigawatt, Capex, Coopetizione. Il dossier italiano che si decide entro l'anno

In sette giorni di aprile quattro accordi tra Amazon, Google, Microsoft, OpenAI e Anthropic hanno spostato il baricentro dell’intelligenza artificiale dal modello al calcolo. La candidatura italiana dipende da come il Mimit terrà insieme IT4LIA, la Top500 e i contratti cloud delle imprese. L’intervento di Rosario Cerra, fondatore e presidente del Centro economia digitale

La Casa Bianca spinge gli alleati ad allinearsi su uno stack AI affidabile. Parola di Kratsios

Durante un dialogo a Washington, il responsabile tecnologico della Casa Bianca delinea un “trusted AI stack” occidentale, avverte del rischio di un divario nell’adozione e inquadra la competizione con la Cina come asse centrale per il coordinamento tra alleati

Tecnologie critiche e investimenti strategici. Roboze e IonQ raccontano il modello Usa‑Europa

La cooperazione tecnologica tra Europa e Stati Uniti sta evolvendo verso modelli integrati che combinano sviluppo e scala industriale. L’Italia è sempre più vista come un hub di competenze avanzate, mentre gli Stati Uniti restano un terreno privilegiato di espansione commerciale e produttiva. Tra regolazione e attrazione degli investimenti, sta prendendo forma un approccio condiviso, che punta sul co-sviluppo come architrave della competitività transatlantica

L’Italia è nell’asse transatlantico delle tecnologie. Il messaggio da Washington

Dall’Intelligenza Artificiale alle supply chain la sfida tecnologica ridefinisce potere e sicurezza con Europa e Stati Uniti chiamati a cooperare per non perdere terreno. Cosa è stato detto all’evento presso l’ambasciata italiana a Washington

Carlo III e la diplomazia della Corona. Così Londra tenta di riavvicinare Washington e l’Europa

Il discorso del monarca inglese al Congresso anche come occasione per riannodare il fili dell’atlantismo su temi complessi, come il sostegno all’Ucraina e la guerra in Iran. Spicca il richiamo all’esigenza incrollabile di rafforzare le relazioni tra Usa, Uk ed Europa nella consapevolezza che bisognerà ignorare “gli appelli per un ripiegamento sempre più su noi stessi”

Dallo spazio al campo di battaglia. Come l'AI sta ridisegnando la guerra del futuro

Di Lucio Bianchi

La trasformazione dei sistemi spaziali militari sta segnando il passaggio da piattaforme isolate a reti integrate e distribuite, in cui lo spazio assume un ruolo strutturale. Costellazioni satellitari, intelligenza artificiale e comunicazioni resilienti stanno trasformando la superiorità aerea, rendendo persino i caccia di sesta generazione nodi di un ecosistema più ampio. Un’evoluzione che impone nuove priorità strategiche e operative. L’approfondimento del generale Lucio Bianchi

L’anti-americanismo non romperà i legami (forti) tra USA e Italia. Parla Calvelli

Dopo le polarizzazioni del 25 aprile, John F. Calvelli richiama il ruolo decisivo degli Stati Uniti nella Liberazione e invita a non smarrire la memoria storica. Pur riconoscendo tensioni e derive anti-americane, acuite anche da episodi estremi come l’attentato a Donald Trump, sottolinea che il legame tra Italia e Usa resta solido e fondato sulle persone, oltre le divergenze politiche

Il primo volo del MQ-25A avvicina la Marina americana al drone da rifornimento

Il primo volo del MQ-25A Stingray destinato alla U.S. Navy segna un passaggio importante nel percorso che punta a portare sulla portaerei un drone pensato per il rifornimento in volo. Il test apre una fase decisiva per un programma che dovrà alleggerire il peso oggi sostenuto dai Super Hornet e ampliare autonomia, flessibilità e capacità operativa dell’aviazione imbarcata americana

Contro il maleficio della tirannide. Ricordo di Adolfo Omodeo

Di Maria Della Volpe

Ottanta anni fa ci lasciava Adolfo Omodeo (1889-1946), amico di Benedetto Croce, studioso poliedrico e fine storico; Rettore della Università di Napoli dopo la Liberazione. Un intellettuale al servizio della libertà e della democrazia. Il ricordo di Maria Della Volpe

×

Iscriviti alla newsletter