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Smettere di fumare non è mai una scelta sbagliata. Ma è chiaro che per molti non è facile e la strada può passare per prodotti di nuova generazione. D’altronde lo confermano gli studi. Come quelli che hanno certificato  la validità e le scelte della Nuova Zelanda, dove si è puntato e in maniera seria e convincente sui prodotti a potenziale rischio ridotto, dalle sigarette elettroniche (e-cig) ai dispositivi a tabacco riscaldato.

Questo il punto che ha unito esperti, medici e scienziati che si sono ritrovati ad Atene per il quinto summit scientifico Tobacco harm reduction: novel products, research&policy promosso da Scohre, un’associazione internazionale indipendente formata da esperti e scienziati che promuovono il controllo del tabacco e la riduzione del danno da fumo. “Serve fare di più per aumentare la consapevolezza sulle strategie di riduzione del danno, serve creare maggiori opportunità per la formazione degli esperti di politica sanitaria, delle autorità di regolamentazione e del pubblico. E poi occorre sostenere la ricerca in questo settore perché serve eliminare ogni dubbio sull’efficacia dei dispositivi alternativi portando dati basati sull’evidenza scientifica”, ha sottolineato Ignatios Ikonomidis, professore di cardiologia all’Università di Atene e presidente di Scohre, nel suo discorso di apertura dell’evento.

“La battaglia finale per la riduzione del danno”, ha chiosato Ikonomidis, “non è tanto su quanto siano sicuri i prodotti a rischio ridotto, ma se la nicotina può essere eradicata o accettata”. Ikonomidis ha ribadito la visione di Scohre: “Smettere di fumare rimane il miglior e più efficace intervento in medicina” rispetto ai danni che può provocare “e dobbiamo continuare il duro lavoro di sensibilizzazione sugli effetti negativi del fumo su ogni fumatore e cittadino. Tuttavia, quando accade che si fallisce ripetutamente nell’abbandonare le sigarette, dovrebbe esserci l’opzione di poter scegliere dispositivi meno dannosi, che comportano dei benefici per tanti fumatori”.

“Secondo una ricerca che ha monitorato dopo un anno chi ha provato a smettere”, ha ricordato il presidente di Scohre, “il 45% si è astenuto dal fumare con un miglioramento della fisiopatologia endoteliale, il 55% che invece ha avuto ricadute, ovvero non hai mai smesso, ha avuto un aumento della rigidità arteriosa”. Per questo “sosteniamo la riduzione del danno da fumo: se eliminiamo il fumo potremmo anche essere in grado di evitare fino al 90% di tutti i tumori ai polmoni. Dalla Svezia arriva l’esempio dello snus, il tabacco umido in polvere per uso orale. La popolazione maschile in quel Paese consuma lo stesso volume di tabacco dei coetanei europei, ma la metà usano lo snus e le percentuali di decessi per tutte le tipologie di cancro sono nettamente inferiori. Ma abbiamo anche l’esempio del Regno Unito, dove il passaggio dalle sigarette tradizionali a dispositivi e-cig ha avuto un effetto determinante sulla riduzione dei fumatori”.

Non è finita. Migliaia di chilometri più a ovest l’Agenzia statunitense per l’alimentazione e il farmaco (Fda) ha preso molto sul serio la responsabilità che ha nei confronti della popolazione per prevenire e diminuire le morti associate al consumo di tabacco, ha spiegato Brian King, direttore del Centro Fda per i prodotti a base di tabacco, intervenendo al Global Tobacco and Nicotine Forum (Gtnf) in corso a Washington.

“Ci sono molti studi secondo i quali le sigarette elettroniche e i prodotti senza combustione rappresentano un rischio minore per la salute rispetto alle sigarette tradizionali: in ogni caso, l’autorizzazione e l’approvazione di nuovi prodotti da parte della Fda dipende dai rischi e dai benefici per la salute pubblica, e la ricerca scientifica in questo senso gioca un ruolo fondamentale”, ha detto, aggiungendo che negli Stati Uniti ci sono ad oggi due milioni di giovani che utilizzano le sigarette elettroniche. King ha poi sottolineato la necessità di sensibilizzare i giovani sui rischi del fumo, aggiungendo che le campagne organizzate dall’agenzia hanno impedito a 587 mila giovani di età compresa tra gli 11 e i 19 anni di provare le sigarette tradizionali, “salvando milioni di vite”. Proprio in questo senso, ha concluso, l’Agenzia sta elaborando uno standard per fissare un limite massimo di nicotina all’interno delle sigarette, per minimizzare la dipendenza.

 

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