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“La Cia doveva salvare la faccia, ha dovuto affrontare un’enorme pressione politica per identificare il responsabile della fuga di notizie. L’Fbi ha semplicemente lavorato a ritroso partendo da me come capro espiatorio”. Così, un mese fa, Joshua Schulte, ex informatico della Cia di 33 anni, si era rivolto ai giurati difendendosi da solo dall’accusa di aver passato al sito web Wikileaks una serie di documenti riservati che dettagliavano i metodi dell’agenzia per penetrare nei network informatici di governi stranieri e terroristi.

Mercoledì Schulte è stato dichiarato colpevole da una giuria federale di Manhattan di aver causato quello che il procuratore Damian Williams ha definito “uno dei più audaci e dannosi atti di spionaggio nella storia americana”. Anche da dietro le sbarre, in attesa del processo, ha continuato a commettere i suoi crimini cercando di far trapelare altro materiale classificato dalla prigione, portando avanti una “guerra dell’informazione” contro il governo degli Stati Uniti, secondo l’accusa.

In passato, una giuria non aveva trovato un accordo su otto dei dieci capi di imputazione. Nel precedente processo, Schulte fu ritenuto colpevole di oltraggio alla corte e di false dichiarazioni all’Fbi. Ieri gli sono state attribuite altre nove imputazioni, compreso la raccolta di informazioni sulla difesa nazionale e la loro trasmissione illegale. Secondo l’accusa, i reati sono stati commessi da un dipendente così risentito contro la Cia da “rendere noto al pubblico, e quindi ai nostri avversari, alcuni dei nostri strumenti d’intelligence più cruciali”.

La fuga di notizie su WikiLeaks, nota come Vault 7 e diffusa a puntate, è iniziata il 7 marzo 2018 e l’organizzazione fondata dall’australiano Julian Assange l’ha definita “la più grande fuga di dati di intelligence della storia”. I documenti hanno rivelato come la Cia abbia violato gli smartphone Apple e Android in operazioni di spionaggio all’estero e gli sforzi per trasformare i televisori connessi a Internet in dispositivi di ascolto. Prima del suo arresto, Schulte aveva contribuito a creare gli strumenti di hacking come informativa al quartier generale dell’agenzia a Langley, in Virginia.

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