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Con l’aumento esponenziale dei casi Covid-19 a livello globale, è cominciata la partita sulla quarta dose del vaccino, l’unico strumento ad oggi per cercare di contenere la diffusione del virus. I contagi salgono, purtroppo riempiendo anche i letti nelle terapie intensive degli ospedali.

Per questo motivo, le autorità sanitarie non hanno alternative: bisogna inoculare un secondo booster alla popolazione over 60 e ai più fragili. Attendere fino all’autunno quando forse (non ci sono certezze) sarà pronto un nuovo vaccino contro le varianti Omicron potrebbe essere troppo tardi. I sistemi sanitari, che ancora trascinano le conseguenze dell’emergenza iniziata nel 2022, non resisterebbero a un altro picco.

Roberto Speranza, ministro per la Salute, ha insistito sul fatto che non c’è tempo da perdere: “Apriremo immediatamente sui nostri territori la somministrazione, la battaglia contro il Covid è ancora in corso”.

La partita della quarta dose è importante, come ha riferito il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, e riguarda 13 milioni di italiani. Ma per giocarla nel migliore dei modi bisogna inviare “messaggi chiari, comprensibili e non di contrapposizione”.

“La quarta dose offre un elemento di protezione maggiore – ha spiegato Costa -. L’invito alle Regioni e ai territori è procedere, anche attraverso iniziative di sensibilizzazione. E un ruolo importante possono averlo, in questa fase, i medici di medicina generale e i farmacisti. Dobbiamo continuare su questa linea”. Senza drammatizzare, l’invito del ministero della Salute in Italia è a vaccinare con il secondo booster i soggetti fragili e con più di 60 anni.

Sebbene l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) abbiano comunicato ad aprile che era meglio non fare per il momento la quarta dose, giacché il farmaco avrebbe potuto indurre una risposta minore rispetto alle inoculazioni precedenti, ora l’appello è a farlo. La nuova raccomandazione arriva in considerazione della “nuova ondata attualmente in corso in Europa, con tassi crescenti di ricoveri in ospedale e in terapia intensiva”. Le due istituzioni spiegano che “le autorità sanitarie pubbliche considerino le persone tra i 60 ei 79 anni, nonché le persone vulnerabili di qualsiasi età, per un secondo richiamo”.

La seconda dose booster potrebbe essere somministrata almeno quattro mesi dopo la precedente, con particolare attenzione alle persone che hanno ricevuto un richiamo più di sei mesi fa. In considerazione di una probabile nuova ondata ad autunno, aggiungono che potrebbero arrivare due vaccini adattati alla nuova variante Omicron.

E come gestiscono la situazione in altri Paesi? Israele è stato pioniere e già da dicembre del 2021 inocula la quarta dose agli over 60 e il personale sanitario che ha ricevuto il primo booster quattro mesi prima. Questa misura però non ha fermato la nuova ondata Omicron, che loro hanno avuto a fine gennaio.

Gli Stati Uniti, seguendo l’esempio israeliano, hanno consigliato la quarta dose per gli over 50. In America latina, dove gran parte della popolazione è stata vaccinata con il farmaco cinese Sinopharm, la situazione è varia. In Cile sono stati vaccinati con la quarta dose gli over 55, mentre in Perù gli over 70. In Argentina chi ha più di 50 anni, mentre in Brasile solo chi ha più di 80 anni.

Nel Regno Unito è stata approvata la quarta dose per chi ha più di 75 anni, mentre in Svezia chi ha già compiuto 65 o di più. In Ungheria, invece, non ci sono limiti di età, ma il medico di base deve valutare ogni caso.

Politiche diverse sulla seconda dose di rinforzo, che si basano sulle diverse interpretazioni scientifiche e le variabili sull’efficacia, il contesto epidemiologico, gli studi in corso e il vaccino che forse sta per arrivare.

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