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L’America – scrive l’ultimo fascicolo di The Economist – sarà fortunata ad evitare una recessione nei prossimi due anni. Poiché la Federal Reserve sta aumentando in modo aggressivo i tassi di interesse per contenere l’inflazione, la pressione al ribasso sulla crescita sarà intensa. Non ci sono due recessioni uguali. Le due più recenti in America – la crisi finanziaria globale del 2007-09 e l’inizio da brividi della pandemia di Covid-19 – sono state forti.

C’è motivo di cauto ottimismo – aggiungiamo – sul fatto che una recessione Usa in arrivo sarà più mite. Le famiglie hanno ampi risparmi, in parte grazie ai pagamenti di ristori e stimoli durante la pandemia (hanno raggiunto l’equivalente del 26% del Pil). Un mercato del lavoro molto serrato può ammortizzare le persone dalla disoccupazione (ora attorno al 3,5% del Pil, quindi frizionale). Molte aziende si sono finanziate con prestiti a basso costo. Le banche, nel frattempo, hanno situazioni migliori di 15-10 anni fa, rendendole più sicure. Invece, la preoccupazione è su come i responsabili politici risponderanno. Dopo aver combattuto l’alta inflazione, potrebbe esserci poco appetito a Washington per una grande spinta fiscale o monetaria per rilanciare la crescita. Specialmente in vista delle ormai imminenti elezioni di mid term e delle presidenziali del 2024.

Non c’è da temere per l’Unione europea di una recessione che venga dall’Ovest. Ci sono, però, preoccupazioni dall’Est e dalla stessa Ue.

Dall’Est, il crollo della produzione industriale in Cina, con riduzione dei semilavorati, di cui il mondo ha bisogno: l’aumento del costo del gas naturale, con uno shock energetico del tutto asimmetrico (soprattutto nella Ue e meno negli Usa), con indebolimento di tutti i Paesi Ue; l’aumento del corso del petrolio (120 dollari al barile) anche se ne è stata cresciuta la produzione; l’aumento del costo di mais e granaglie (significativo negli ultimi 8 mesi); la scarsità, nella Ue, di materiali essenziali (chip) e di energia. Inoltre, nell’Ue aumenta il numero degli occupati e si riduce il tasso di disoccupazione, mentre il 25% delle imprese lamenta una scarsità di manodopera. Tuttavia, nel mercato del lavoro le cose stanno cambiando: l’inflazione potrebbe apportare una accelerazione dei salari (partendo dai salari bassi). Inoltre la fiducia sia delle famiglie sia delle imprese è crollata del 22% (Marzo 2022).

In questo quadro occorre chiedersi se sia appropriato attendere la Nadef (Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza) il 28 settembre per aggiornare la strategia economica o se non sia il caso di farlo con un breve documento prima di allora.

La recessione non viene dall'Ovest. Ecco perché

Non c’è da temere per l’Unione europea di una recessione che venga dall’Ovest. Ci sono, però, preoccupazioni dall’Est e dalla stessa Ue. Il commento di Giuseppe Pennisi

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