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L’azienda francese TotalEnergies sta nuovamente navigando in acque turbolente, sia in Francia, sia all’estero. Sei delle sette raffinerie del gruppo in madrepatria sono state chiuse a causa dei recenti scioperi programmati da diversi sindacati, che hanno causato notevoli disagi in tutto il Paese. I lavoratori chiedono un aumento salariale del dieci per cento, rispetto al tre punto cinque raggiunto a inizio anno.

La Confederazione Generale del Lavoro (Cgt) ha esteso la mobilitazione convocando uno sciopero nazionale con altri sindacati per il 18 ottobre, in risposta al piano della direzione erogare un bonus equivalente solo a una mensilità. I mega-profitti del gruppo, che hanno superato i dieci miliardi di euro nella prima metà dell’anno, e l’aumento di stipendio del presidente Patrick Pouyanné a quasi sei milioni di euro nel 2021, hanno attirato le critiche dei sindacati. Una questione che è stata ripresa anche dal presidente Emmanuel Macron, che di recente si è rivolto ai sindacati e all’azienda invitando le parti alla “responsabilità”.

La situazione del colosso petrolifero è ulteriormente complicata dalla sua attività internazionale. Le Monde riporta che due organizzazioni no-profit hanno intentato una causa contro TotalEnergies per “complicità in crimini contro l’umanità”, accusandola di aver fornito carburante all’esercito russo impegnato in Ucraina. In particolare l’aviazione di Mosca avrebbe utilizzato il cherosene di TotalEnergies in bombardamenti come quello di Mariupol.

L’azienda ha respinto come “oltraggiose” le accuse mosse dalle Ong Razom We Stand e Darwin Climax Coalitions. Agnes Pannier-Runacher, ministro francese per la transizione energetica, ha dichiarato che “nessuna azienda, grande o piccola che sia, deve ritenersi esente dalle sanzioni. Questa è stata la posizione del governo fin dall’inizio. La giustizia seguirà il suo corso”.

Ad agosto Le Monde aveva raccontato del coinvolgimento di TotalEnergies in un giacimento vicino a Termokarstovoie, in Siberia, da cui viene raccolto il gas per produrre cherosene per gli aerei russi, e la società aveva poi fatto sapere di avere ceduto la propria partecipazione al sito estrattivo. Tuttavia, il gruppo possiede circa il venti per cento di Novatek, il secondo produttore di gas naturale in Russia, che è il proprietario dell’impianto di trattamento del condensato di gas che fornisce poi cherosene alle postazioni militari russe. Clara Gonzales, avvocato di Greenpeace Francia, ha dichiarato: “abbiamo segnalato a TotalEnergies i pericoli legali che gravavano su di essa per aver scelto di continuare le sue attività nel marzo 2022, in particolare considerando il rischio di collaborazione con i crimini compiuti dal regime russo”.

L’azienda dovrà comparire in tribunale in Francia il 7 dicembre in relazione alle critiche ricevute per i progetti in Tanzania e Uganda. Ancora una volta, è stato un gruppo di ONG a intentare una causa contro il gruppo, sostenendo che un massiccio progetto petrolifero da dieci miliardi di dollari avrebbe messo in pericolo i diritti umani e l’ambiente della popolazione locale. L’obiettivo di TotalEnergies è di dare il via alla produzione di petrolio nel Paese africano nel 2025, sfruttando le ricche riserve dell’Uganda, che possono essere utilizzate per circa trent’anni, con una produzione massima giornaliera di 230.000 barili. Tuttavia, per costruire il sito, l’organizzazione ha dovuto bonificare le aree abitate, sfollando circa cinquemila abitanti nell’ambito di una operazione resa pubblica dall’azienda, che prevedeva una compensazione finanziaria. In realtà, secondo le stime dell’organizzazione Amici della Terra, sarebbero state centodiciottomila le persone “oggetto di intimidazioni”.

I grattacapi di Total, tra scioperi in Francia e operazioni opache con la Russia

Il colosso energetico deve occuparsi degli scioperi in Francia e delle crisi all’estero. Come le accuse di aver eluso le sanzioni vendendo carburante all’esercito russo in Ucraina, o di aver sfollato con la forza un centinaio di migliaia di persone in Uganda

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