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È in atto una polemica infuocata sugli interventi che questo governo dovrà fare per impedire che gli aumenti dei prezzi strangolino famiglie ed imprese. È bene circoscrivere la polemica ai prezzo dei prodotti energetici (gas naturale in particolare) perché un’analisi accurata dell’Economist Intelligence Unit documenta che globalmente quelli dei generi alimentari stanno tornando ai livelli che avevano prima dell’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa: la settima scorsa alla Borsa Merci di Chicago, i prezzi delle granaglie si sono quasi dimezzati rispetto ai livelli della settimana precedente. Ciò è un buon segno per quanto riguarda l’inflazione in generale. È fin troppo ovvio che ciò non riguarda i Paesi in via di sviluppo, soprattutto quelli i cui approvvigionamenti venivano, tradizionalmente, dall’Ucraina e che sono anche colpiti da gravi carestie.

Restringiamo, quindi, il campo agli olii minerali ed in particolare al gas. Una ventina di anni fa, diversi Paesi europei (tra cui l’Italia anche se in misura inferiore a quella di altri Stati- in primo luogo la Repubblica Federale Tedesca) si sono messi mani e piedi nelle braccia di un autocrate, Vladimir Putin che dava l’impressione di volere modernizzare il suo Paese, acquisendo il meglio delle tecnologie e dei modi di produzione occidentale. Era l’Europa (e gli Usa) di Pratica di Mare e del protocollo che avrebbe fatto diventare la Federazione Russa membro associato della Nato. Sulla decisione pesava anche il fatto che il gas veniva offerto ad un prezzo particolarmente buono e che la rigidità dalla logistica (per trasportare il gas ci vogliono gasdotti il cui percorso non può cambiare da un giorno all’altro rendeva difficile ripensamenti. Inoltre, a garanzia della buona fede di tutti i partecipanti, un ex Cancelliere tedesco entrava negli organi di governo e di gestione della maggiore azienda si Stato russa nel campo del gas.

Tutto sembrava tranquillo sino all’aggressione all’Ucraina, che il Cremlino (pessimamente informato dal suo intelligence) pensava si sarebbe conclusa in pochi giorni con l’abbraccio della popolazione Ucraina alle truppe russe e, quindi, senza reazione da parte dell’Occidente. Da sei mesi è in corso una guerra destinata a durare a lungo perché l’Ucraina combatte per gli stessi principi di autodeterminazione, libertà e democrazia che sono l’essenza della civiltà occidentale.

Per evitare che il conflitto si ampli (e divenga una guerra mondiale, anche nucleare), le uniche armi che ha l’Occidente sono le sanzioni, la fornitura di armi all’Ucraina e le formazione dei militari ucraini nel loro uso. La Federazione Russa risponde con ricatti degni della peggiore mafia in materia di gas, aumentando il prezzo e sospendendo con vari pretesti le forniture. Attenzione: i contratti sono debitamente stipulati ed ai sensi del diritto internazionale non possono essere unilateralmente modificati.

Come reagire? In primo luogo, non da soli, anche perché per ragioni storiche l’Italia ha tra i suoi cittadini non pochi “pacifisti filo russi). Il 9 settembre ci sarà una riunione dei ministri dell’Energia dell’Unione europea (Ue) e quella sarà la sede appropriata per una risposta scegliendo un mix di varie misure: price cap europeo al prezzo del gas, stoccaggio in parte i comune, un’azione congiunta per diversificare le fonti di approvvigionamento, riconsiderazione del nucleare Attuare queste misure prende tempo, ma in due-tre anni si può molto strada e se l’Ue è compatta la Federazione avrà il problema di trovare altri clienti per il suo gas.

Nel frattempo, occorre evidentemente trovare sollievi per le famiglie e le imprese. Ci sono varie modalità. Per la famiglie, revisione delle bollette su cui gravano molti oneri impropri (anche alcuni risalenti alla guerra d’Abissinia di circa 90 anni fa). La revisione comporta una perdita di gettito da finanziarie riducendo la spesa per bonus, redditi-di-cittadinanza e numerose altre tax expenditures. Qualcosa di analogo si può fare per le imprese. 20-30 miliardi di euro sono una somma che la Ragioneria Generale dello Stato può trovare in un bilancio con troppi elementi particolaristici, ove non proprio clientelari.

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