Skip to main content

Il leader cinese, Xi Jinping, e il presidente russo, Vladimir Putin, si incontreranno la prossima settimana a Samarcanda, in Uzbekistan, a margine del vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO). La notizia è stata ufficializzata da Andrey Denisov, ambasciatore russo a Pechino, e riportata  dall’agenzia di stampa statale russa Tass (dopo che anche altri media ne avevano parlato lunedì 6 settembre).

L’incontro dà prestigio al vertice dell’Sco anche perché sarà il primo faccia a faccia tra i due leader dopo l’invasione russa dell’Ucraina all’inizio di quest’anno.

Se tutto avverrà come previsto, quello in Asia Centrale sarà anche anche il primo viaggio all’estero di Xi dai primi giorni della pandemia prodotta dal Covid e arriverebbe a poche settimane da un importante incontro politico a Pechino, il XXI Congresso del Partito Comunista Cinese, dove si prevede che a Xi verrà consegnato un terzo mandato alla leadership (consolidando il suo ruolo di leader più potente della Cina da decenni).

La visita del cinese — che toccherà sia Uzbekistan sia Kazakistan, come confermato dai rispettivi governi — conferma la centralità che Pechino intende dare all’Sco, organizzazione che contiene anche Russia, Kirghizistan, Tagikistan, India, Pakistan, e che la Cina individua come piattaforma di influenza in Asia Centrale. Zona che ha una rilevanza geopolitica fondamentale per i piani del Partito/Stato, poiché terra di mezzo tra Oriente ed Europa solcata dalla Via della Seta (vale la pena ricordare che la Belt & Road Initiative è stata annunciata da Xi durante una visita in Kazakistan nel 2013). Un’area in cui Pechino sovrappone i propri interessi con Mosca (che per questo è inclusa nei meccanismi multilaterali geostrategici regionali già dai tempi del Gruppo dei Cinque).

Il tema Covid non è secondario. La Cina sta riavviando politiche restrittive davanti a una piccola crescita dei contagi: circa 40 milioni di persone in 68 città (tra cui metropoli come Shenzen) sono in semi-lockdown secondo la politica “Zero Covid” voluta da Xi per evitare ampie diffusioni e dimostrarsi al mondo come leader ultra attento alla circolazione virale (dopo le accuse di essere causa scatenante della pandemia).

In questi giorni il numero tre cinese Li Zhanshu, membro del Comitato permanente del Politburo del Partito Comunista Cinese e tra i funzionari più vicini a Xi, è diventato il funzionario di più alto rango a lasciare la Cina dal 2020, quando è arrivato a Vladivostok per partecipare al Forum economico orientale. La presenza di Li — che vede in privato Putin — conferma la relazione Russia-Cina.

Il meeting di massimo livello previsto segnala l’importanza delle relazioni con la Russia che la Cina, anche di fronte alle reazioni internazionali contro Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina, intende mantenere attive. Al di là delle linee di interessi diretti (i cinesi sono diventati i primi acquirenti di petrolio russo usufruendo degli sconti attivati durante la guerra), c’è anche una questione narrativa. I due Paesi condividono la volontà (e la necessità) di raccontare, più che costruire, un ordine mondiale alternativo a quello a guida occidentale.

Per esempio, in una dichiarazione da Vladivostok, Li ha elogiato la “resistenza allo stress” dell’economia russa mentre affronta le sanzioni occidentali, e ha definito gli alleati occidentali degli Stati Uniti come “satelliti” di Washington — una lettura che combacia con la retorica ufficiale russa.

Mosca e Pechino sono emersi come partner più stretti negli ultimi anni, mentre entrambi affrontano le tensioni con l’Occidente. Xi e Putin — che si sono incontrati l’ultima volta per le Olimpiadi invernali di Sochi — hanno dichiarato che i due Paesi avevano una partnership “senza limiti” appena due settimane prima dell’invasione russa dell’Ucraina. Da allora Pechino si è rifiutata di condannare l’aggressione, attribuendo invece ripetutamente la responsabilità del conflitto alla Nato e agli Stati Uniti. La Repubblica popolare ha preso posizione contro le sanzioni occidentali che hanno colpito per rappresaglia la Russia, ma non ha preso posizioni di appoggio diretto.

Martedì, il gigante energetico russo Gazprom ha dichiarato di aver firmato un accordo per iniziare a cambiare i pagamenti per le forniture di gas alla Cina in yuan e rubli anziché in dollari, uno sviluppo a cui Putin ha fatto riferimento al Forum economico orientale.

Se da un lato Russia e Cina sono state avvicinate dai rispettivi attriti con l’Occidente, dall’altro il rapporto personale tra i due, in cui Xi ha descritto Putin come il suo “migliore e intimo amico” tra i leader internazionali, rafforza le dinamiche delle relazioni.

I capi di Stato di Russia e Cina si sono sentiti due volte al telefono dopo l’invasione dell’Ucraina, secondo le informazioni ufficiali. L’ultima telefonata, che cadeva nel giorno del 69° compleanno di Xi, ha continuato la tendenza dei due leader a celebrare i rispettivi compleanni facendoli coincidere con impegni diplomatici.

La Cina è “disposta a lavorare con la Russia per promuovere la solidarietà e la cooperazione tra i Paesi emergenti del mercato… e spingere lo sviluppo dell’ordine internazionale e della governance globale verso una direzione più giusta e ragionevole”, aveva detto Xi in quell’occasione.

Incontro Putin-Xi. Il valore dell’Asia Centrale e le relazioni personali

I leader di Russia e Cina dovrebbero vedersi in occasione del vertice Sco in Uzbekistan. Xi e Putin si incontreranno confermando il valore del rapporto personale nelle relazioni tra i due Stati, sebbene tra Mosca e Pechino esistono spazi di sovrapposizione in fasce di influenza come l’Asia Centrale

La Francia flirta con Taiwan (senza mollare la Cina)

Un gruppo di parlamentari francesi è volato a Taipei, e non è la prima volta. Tuttavia, non decadono gli affari tra Pechino e Parigi, che vanno dall’aeronautica al commercio di foie gras…

Athena, a Venezia un film dove la verità fa ancora la differenza

Ambientato in una banlieue parigina di fantasia assediata dalla polizia, la storia irrompe con la potenza della tragedia greca e l’intensità dell’epica omerica. Il regista, Romain Gavras, ripassa dalle origini per tendere il discorso fino a far emergere le contraddizioni irriducibili della nostra epoca. Il commento di Chiara Buoncristiani

Evitiamo che la crisi energetica diventi come il crac di Lehman

Di Michele Fioroni

Con la chiusura delle forniture da parte della Russia di fatto il mercato scommette su un valore del prezzo futuro del gas molto più alto, un prezzo che va pagato oggi. Per quanto non risolutivo risulta oggi indispensabile sganciare il prezzo del gas dalle dinamiche speculative, dando almeno l’illusione di aver imparato dagli errori del passato. L’opinione di Michele Fioroni, assessore allo Sviluppo economico, innovazione, digitale e semplificazione della Regione Umbria

Un comando spaziale e forze armate comuni. Dodici idee per la Difesa Ue

Al forum di Cernobbio, Ambrosetti ha presentato la propria ricerca sulle sfide e le opportunità intorno alla politica estera e di difesa comune. Dalla creazione di un ministro degli Esteri europeo all’istituzione di Forze armate comuni, passando per lo spazio, ecco le dodici proposte per il futuro della Difesa dell’Ue

Mathias Döpfner - da Twitter

Può Politico essere apolitico? Tra Trump e Israele, come si muove il nuovo editore (tedesco)

L’editore tedesco e ceo di Alex Springer, Mathias Döpfner, ha definito la sua “scommessa più grande” quella di rendere apartitici i suoi media, secondo lui il miglior posizionamento che potrebbe assumere un giornale. Ma nel passato, tra ironia e serietà, ha espresso più volte la sua opinione, in alcuni casi schierandosi apertamente con Trump. Un gruppo mediatico da decine di miliardi che dice di essere super partes è credibile?

Rigassificatore a Gioia Tauro, perché è un'opportunità per l’Europa

Di Diego Gavagnin e Vittorio D’Ermo

Se l’impianto di Gioia Tauro evolvesse come progetto comunitario metterebbe in sicurezza il sistema del gas europeo e l’Italia diventerebbe il tanto auspicato hub mediterraneo del Gnl. L’intervento di Diego Gavagnin, esperto di politica energetica, Vittorio D’Ermo, economista dell’energia

La Difesa italiana di domani tra europeismo e atlantismo. Parla Manenti

Tra i molti interrogativi di questa campagna elettorale, vi è anche il delinearsi del futuro impegno italiano nel comparto della Difesa. “Il tipo di impostazione che il nuovo governo potrebbe dare al settore dipenderà molto dal ruolo che si vorrà dare all’Italia, nel contesto regionale, europeo e, in prospettiva, internazionale”, avverte il direttore del Cesi, Francesca Manenti

Giustizia e politica, le elezioni parallele per Csm e Parlamento

Correnti, sorteggi e candidati indipendenti: nel vortice della campagna elettorale per le politiche del 25 settembre, anche i magistrati sono in fibrillazione per eleggere una settimana prima, il 18 e 19 settembre, i consiglieri togati del nuovo Consiglio superiore della Magistratura. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Italian soldiers in Iraq

Così l’Italia può aiutare l’Iraq (Erdogan permettendo). L’analisi di Arpino

La situazione in Iraq è ancora incerta, ma l’Italia, al comando della missione Nato, ha la possibilità di giocare un ruolo fondamentale quale elemento di stabilizzazione, grazie anche al credito di fiducia raccolto negli anni dai nostri militari. L’analisi per Airpress del generale Mario Arpino, già capo di Stato maggiore della Difesa

×

Iscriviti alla newsletter