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Ha scommesso su Giorgia Meloni, mettendo in gioco la sua cultura, la sua competenza e la voglia di portare avanti riforme “indifferibili”. Marcello Pera, accademico, filosofo e già presidente del Senato è uno dei candidati ‘eccellenti’ con la quale la leader di Fratelli d’Italia sta percorrendo la strada verso Palazzo Chigi. A Formiche.net Pera spiega quali sono le motivazioni del suo impegno e gli obiettivi che si è prefissato di portare a compimento.

Presidente, un uomo di storia liberale come lei, scende in campo con un partito di impronta sovranista e conservatrice come Fratelli d’Italia. Da cosa è motivata questa scelta?

Sono un liberale, nel senso che apprezzo tutte le principali libertà dei moderni, a cominciare da quelle economiche e politiche. E sono un conservatore, perché ritengo che le nostre libertà devono essere compatibili con la tradizione del nostro popolo, che è ispirata a valori cristiani. Con tanti interventi e con più libri, mi sono speso molto e da parecchio tempo su questo fronte. Giorgia Meloni guida il gruppo conservatore europeo, quello che fu dei Tories, ed è impegnata a portare il suo partito su quelle posizioni, che sono proprie del conservatorismo europeo e americano. Questa è la mia prima ragione. La seconda sono le riforme costituzionali. Se ne parla da decenni ma inutilmente e credo che sia arrivato il momento di concludere, perché ormai sono indifferibili. E Giorgia Meloni mi ha chiesto di dare una mano a questo scopo.

Il partito di Giorgia Meloni ha il vento in poppa e, dall’altra parte, si inizia ad agitare lo spettro del fascismo, nonostante la leader di FdI abbia detto a più riprese di aver fatto i conti con la storia e col passato. Che ne pensa di questa polemica?

Mi sembra una polemica inutile dettata dal timore della sconfitta elettorale e sono davvero stupito che un leader del Pd ancora si perda in queste banalità storiche e miserie politiche. Davvero si vuol far credere al mondo intero che l’Italia sta per cadere sotto una dittatura? Non esiste neppure più un interesse nazionale e l’immagine del paese da tutelare? Allora Putin ha ragione? Mi creda, sono sgomento da tanta superficialità e irresponsabilità. La destra si batte come si batte la sinistra: con proposte credibili e consenso democratico.

Recentemente lei ha dichiarato che questa sarà la legislatura delle riforme. Di quali riforme avrebbe bisogno il nostro Paese e quali porterete avanti con priorità?

Si è parlato del presidenzialismo, del semipresidenzialismo, del “sindaco d’Italia”, e altro ancora. Tutti sistemi con lo stesso fine: l’elezione diretta del capo dell’esecutivo. E con lo stesso duplice vantaggio: la trasparenza, governa chi vince, e la stabilità politica, chi vince governa per tutto il tempo prefissato dalla costituzione. Ricordo che il semipresidenzialismo fu la soluzione della bicamerale D’Alema. Perché non potremmo riprenderla? E poi ci sono le altre riforme. Che ne facciamo del bicameralismo perfetto? Come lo congegniamo il regionalismo? Come aggiustiamo le garanzie giudiziarie? Su tutto questo ormai studi, proposte e soluzioni abbondano da anni. C’è solo da lavorare assieme, maggioranza e opposizione, prendere decisioni, e infine sottoporle al giudizio del nostro popolo.

Nella proposta della coalizione di centrodestra di introdurre il sistema presidenziale c’è chi intravede il rischio di torsioni autoritarie. Come rispondere a queste preoccupazioni?

Rispondo che il presidenzialismo e affini è una istituzione democratica in vigore da anni, come in Francia, o da secoli, come in America, sostenuta da tanti democratici, liberali e conservatori. L’accusa di autoritarismo non tiene di fronte alla storia. Naturalmente è vero che un potere centrale forte ha bisogno di forti contrappesi. È come con le regioni: se hanno, o vogliono, ampia autonomia legislativa, allora c’è bisogno di un potere esecutivo forte per tutelare l’unità nazionale. In un sistema istituzionale, tutto deve essere bilanciato.

La politica energetica sarà una delle priorità nell’ambito della prossima legislatura. Tuttavia, sulle sanzioni alla Russia il segretario del Carroccio Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno posizioni divergenti. Non si rischia una collisione su un tema chiave, ancor prima di cominciare eventualmente a governare assieme?

Voglio tanto sperare di no, e credo che, una volta formato il governo, non ci sarà seria divergenza. Comunque, qualche punto deve essere tenuto assolutamente fermo, al di là della campagna elettorale. Si sta con l’Europa e l’Occidente, la nostra civiltà. Solo Putin è responsabile della nostra crisi energetica. L’Occidente deve difendersi dai carri armati e dalle bombe e non può tollerare soluzioni di forza a problemi geopolitici. Quando è in gioco il nostro destino, oltre che le nostre famiglie e la nostra economia, non sono ammesse titubanze. Una trattativa di pace va bene, l’accondiscendenza no.

Putin è il responsabile della crisi energetica, noi stiamo con l'Europa. Parla Pera

“Quando è in gioco il nostro destino, oltre che le nostre famiglie e la nostra economia, non sono ammesse titubanze. Una trattativa di pace va bene, l’accondiscendenza no”. Marcello Pera, già presidente del Senato, intervistato da Formiche.net, risponde così sulle sanzioni alla Russia. E sull’allarme fascismo: “Sono davvero stupito che un leader del Pd ancora si perda in queste banalità storiche e miserie politiche”

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