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Nelle ultime settimane il tema della presenza russa in America Latina è tornato ad essere oggetto di attenzione, come diretta conseguenza dell’accrescersi delle tensioni nel teatro caraibico: qui gli Stati Uniti stanno portando avanti una serie di operazioni ufficialmente volte a colpire i narcotrafficanti, ma allo stesso tempo mirate a indebolire il regime autocratico del Venezuela guidato da Nicolas Maduro. Quando Caracas ha chiesto aiuto all’estero per cercare di rafforzare la sua posizione Mosca non ha esitato a rispondere all’appello, inviando in Venezuela un aereo da cargo militare che apparentemente trasportava componenti di un sistema di difesa antiaerea. Un segnale importante voluto dal Cremlino sulla sua vicinanza al regime di Maduro, come rimarcato anche dalla presa di posizione del plenipotenziario degli esteri russo Sergei Lavrov nella giornata di oggi. Ma allo stesso tempo, è importante ribadire che il Venezuela non rappresenta l’unica “testa di ponte” russa nel continente panamericano. Accanto ad esso vanno nominati infatti alcuni altri Paesi in cui lo stesso aereo menzionato poco sopra ha fatto tappa dopo essere atterrato e ripartito da Caracas, e cioè Cuba e il Nicaragua.

Quest’ultimo Paese, guidato ininterrottamente sin dal 2007 da Daniel Ortega, ha una storia di vicinanza con Mosca che risale agli anni ’80, quando a seguito della rivoluzione sandinista che ha rovesciato il governo filostatunitense della dinastia Somoza le nuove elitès hanno cercato protezione da parte dell’Unione Sovietica. Da allora i rapporti sono rimasti molto saldi, come dimostrato anche nel recente passato: Managua è stata infatti uno dei pochissimi attori internazionali (assieme al Venezuela) a riconoscere l’indipendenza delle repubbliche separatiste georgiane di Abkhazia e Ossezia del Sud, due entità politiche dipendenti da Mosca, nonché a votare contro alla risoluzione Es-11/1 dell’Assemblea Generale delle nazioni Unite per condannare l’invasione ucraina della Russia, o ancora a riconoscere ufficialmente l’annessione del Donbass alla Federazione Russa. Non stupisce, dunque, che Mosca abbia investito somme sostanziali nel rafforzamento dell’apparato militare nicaraguense.

Un’inchiesta di United24 rivela infatti di come il Cremlino abbia stanziato ingenti fondi per la costruzione di una base militare nel Paese del centroamerica. Secondo quanto rivelato dalla piattaforma ucraina, un contratto tra il ministero della Difesa russo e la sua controllata Jsc 308 Aviation Repair Plant, “prepagato al 100% con fondi del ministero”, menziona lo svolgimento di lavori “sul territorio della Repubblica di Nicaragua”; pochi anni dopo l’inizio dei lavori Mosca ha regalato al Nicaragua alcuni aerei da cargo sovietici An-26, che probabilmente sono stati ridislocati proprio nella base finanziata dalla stessa Russia, considerando che una parte dei fondi è stata specificatamente destinata alla costruzione di un impianto di verniciatura (ufficialmente designato come officina di “riparazione”) per aeromobili dello stesso genere. In seguito, tra il 2019 e il 2023, funzionari russi hanno ripetutamente confermato l’attività in loco e l’installazione di attrezzature in una base militare nicaraguense.

Non è solo il Venezuela, dunque, ad essere la chiave di volta della proiezione politico-militare russa nell’America del Sud. E questa non è certo una novità. Ma la vicenda del Nicaragua suggerisce che, forse, la presenza di Mosca nel teatro è molto più radicata di quanto appaia pubblicamente.

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