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Imbelle. Fallimentare. Incapace. Così molti autorevoli osservatori definiscono oggi la classe politica che ha votato per la rielezione di Sergio Mattarella. E parlano di: sconfitta, resa, vergogna. Come se stessimo in guerra, cose se in Italia ci fosse stata una caporetto politico-istituzionale.

Questa, come molte altre narrazioni, è un framing cioè il tentativo di imporre una chiave di lettura che condizioni la percezione dell’opinione pubblica. Nulla di scandaloso, siamo adulti e vaccinati. D’altronde il circo(lo) mediatico da una settimana racconta in maniera ansiogena la necessità di fare presto, di eleggere un PdR, e allo stesso tempo ha disegnato i grandi elettori come dei perditempo, dei fancazzisti, degli umoristi falliti che votano per Amadeus, invece di eleggere il PdR.

Dirette allnews, maratone, leader sempre presenti su tutti i media, tweet, post, foto, video, tutto e tutti hanno partecipato alla descrizione del caos, all’idea che l’entropia fosse la legge politica prevalente. Va detto che alcuni protagonisti politici sono molto più responsabili di altri ad aver alimentato questo clima: la corsa a mettere il cappello, a mostrarsi come il kingmaker agli occhi dell’opinione pubblica – e qui andrebbe aperta una parentesi sui numeri reali, perché sia sui social che sui media tradizionali il romanzo quirinale ha interessato decisamente meno di altri eventi. Molti quindi hanno favorito questo frame narrativo, ma bisogna avere la serenità d’animo di rifiutarlo, semplicemente perché è falso.

La politica, come molte cose della vita, si giudica per il risultato più che per il percorso. E il risultato è la rielezione di Sergio Mattarella, la scelta più razionale, la migliore per continuare a guidare l’Italia in una fase ancora molto complessa e sistemica di crisi internazionali, economiche e sanitarie. Un altro risultato: Mario Draghi resta a Palazzo Chigi a completare il lavoro, a rassicurare alleati e mercati sulla stabilità e sull’affidabilità dell’Italia.

Un altro risultato: la politica non è roba da principianti, né da improvvisati, né da sedicenti competenti; la politica è una professione, che necessita di visione ed esperienza, chi le ha vince le partite, chi no perde tutto. Sono i grandi elettori, come da Costituzione, ad aver determinato questa scelta. La rielezione di Mattarella è stata innanzitutto una chiara volontà di parlamentari e delegati regionali, tutti eletti del popolo, che hanno dato sin dalle prime votazioni questa indicazione.

Infine, alcune considerazioni politiche: la rielezione di Mattarella implicherà necessariamente una nuova legge elettorale e di conseguenza un rinnovamento di partiti e gruppi dirigenti. Il parossismo politico, presente in tutte le coalizioni, verrà espulso a favore della razionalità e della conoscenza delle regole del gioco. Con un po’ di fortuna, l’eterna transizione italiana che va avanti da Tangentopoli potrebbe trovare finalmente un punto di chiusura.

Mi chiedo quindi, davvero possiamo parlare di fallimento, di sconfitta e di resa?

Ma quale sconfitta della politica. La lezione del Quirinale secondo Nicodemo

La politica, come molte cose della vita, si giudica per il risultato più che per il percorso. E il risultato è la rielezione di Sergio Mattarella, la scelta più razionale, la migliore per continuare a guidare l’Italia in una fase ancora molto complessa e sistemica di crisi internazionali, economiche e sanitarie

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