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L’Europa è oggi più sola di quanto si possa credere. E continuare su questa rotta vuol dire andare a schiantarsi sul mitologico iceberg. Poco dopo le 10 di mattina, Mario Draghi ha preso la parola al Senato, nella Sala Koch, davanti a ben tre commissioni. Al centro della sua audizione, una quarantina di minuti, come raccontato ieri da Formiche.net, il suo ormai famoso Rapporto sulla competitività.

PENSARE CONTINENTALE

Punto di partenza: superare i modelli nazionali e cominciare a “pensare continentale”. Perché “la nostra sicurezza è oggi messa in dubbio dal cambiamento nella politica estera del nostro maggior alleato rispetto alla Russia che, con l’invasione dell’Ucraina, ha dimostrato di essere una minaccia concreta per l’Unione. L’Europa è oggi più sola nei fori internazionali, come è accaduto di recente alle Nazioni Unite, e si chiede chi difenderà i suoi confini in caso di aggressione esterna, e con quali mezzi”, ha premesso l’ex presidente della Bce. “L’Europa avrebbe dovuto comunque combattere la stagnazione della sua economia e assumere maggiori responsabilità per la propria difesa in presenza di un minore impegno americano da tempo annunciato. Ma gli indirizzi della nuova amministrazione hanno drammaticamente ridotto il tempo disponibile. Speriamo ci spingano con eguale energia ad affrontare le complessità politiche e istituzionali che hanno finora ritardato la nostra azione”.

Un’Europa sola, ma anche troppo eterogenea. A cominciare dal versante normativo. “Le regole in Ue sono troppe e troppo frammentate, penalizzano, soprattutto nel settore dei servizi, l’iniziativa individuale, scoraggiano lo sviluppo dell’innovazione, penalizzano la crescita dell’economia. La regolamentazione prodotta dall`Ue negli ultimi venticinque anni ha certamente protetto i suoi cittadini ma si è espansa inseguendo la crescita di nuovi settori, come il digitale, e continuando ad aumentare le regole negli altri. Ci sono 100 leggi focalizzate sul settore high tech e 200 regolatori diversi negli Stati Membri. Non si tratta di proporre una deregolamentazione selvaggia, ma solo un po’ meno di confusione”.

L’ENERGIA PRIMA DI TUTTO

Ma da dove rilanciare la competitività europea? Draghi non ha dubbi, il primo capitolo è l’energia. Perché, è il ragionamento, se i cittadini e le imprese pagano troppo per luce e gas, non riusciranno mai a liberare spesa, consumi e investimenti. In una parola, bollette. “Nei prezzi finali ai consumatori incide anche la tassazione, in Italia tra le più elevate di Europa. Nel primo semestre del 2024, l’Italia risultava il secondo Paese europeo con il più alto livello di imposizione e prelievi non recuperabili per i consumatori elettrici non domestici: costi dell`energia così alti pongono le aziende, europee e italiane in particolare, in perenne svantaggio nei confronti dei concorrenti stranieri. È a rischio non solo la sopravvivenza di alcuni settori tradizionali dell’economia, ma anche lo sviluppo di nuove tecnologie ad elevata crescita. Si pensi ad esempio all`elevato consumo necessario per i data center. Una seria politica di rilancio della competitività europea deve porsi come primo obiettivo la riduzione delle bollette, per imprese e famiglie”.

RISPARMIO IN FUGA

Altro problema, l’incapacità dell’Europa di rendersi attrattiva per i capitali, a discapito della propria crescita. E qui Draghi ha dato delle cifre. “Il dato che meglio riassume la persistente debolezza dell’economia del nostro continente è la quantità di risparmio che ogni anno fuoriesce dall`Unione europea: 500 miliardi di euro nel solo 2024, risparmi a cui l’economia europea non riesce a offrire un tasso di rendimento adeguato. Il Rapporto analizza estesamente le cause strutturali di questa inadeguatezza. Oggi voglio soffermarmi su tre aspetti, che sono diventati ancora più urgenti nei sei mesi trascorsi dalla sua pubblicazione. Si tratta del costo dell`energia della regolamentazione, della politica dell’innovazione”.

La soluzione? Rendere più credibile il mercato unico europeo, troppo spesso unico solo sulla carta. In Europa “abbiamo un mercato unico per i dentifrici e non l’abbiamo per l’Intelligenza Artificiale”, ha chiosato Draghi. Precisando che “all’introduzione di nuove regole gli Stati membri spesso tralasciano di adeguare le normative nazionali e nei casi in cui le direttive della Commissione prevedano un`armonizzazione minima, aggiungono a esse altre prescrizioni nazionali che differiscono tra Paesi”. In questo modo, ha aggiunto Draghi “il mercato unico viene sostanzialmente frammentato”.

IL REBUS DEI DAZI

Non poteva mancare, nell’audizione dell’ex premier, un passaggio sui tanto temuti dazi americani sulle importazioni europee. Il pericolo c’è. “L’Unione europea ha garantito per decenni ai suoi cittadini pace, prosperità, solidarietà e, insieme all`alleato americano, sicurezza, sovranità e indipendenza. Questi sono i valori costituenti della nostra società europea. Questi valori sono oggi posti in discussione. La nostra prosperità, già minacciata dalla bassa crescita per molti anni, si basava su un ordine delle relazioni internazionali e commerciali oggi sconvolto dalle politiche protezionistiche del nostro maggiore partner (gli Usa, ndr). I dazi, le tariffe e le altre politiche commerciali che sono state annunciate avranno un forte impatto sulle imprese italiane ed europee”.

TRA DIFESA E DEBITO COMUNE

Di una cosa, poi, è convinto Draghi: non è possibile parlare di Europa se non si parla di debito comune. E, soprattutto, di Difesa comune. Su quest’ultima la scelta è precisa, “occorre definire una catena di comando di livello superiore che coordini eserciti eterogenei per lingua, metodi, armamenti e che sia in grado di distaccarsi dalle priorità nazionali operando come sistema della difesa continentale”. Nelle specifico, “dal punto di vista industriale ed organizzativo questo vuol dire favorire le sinergie industriali europee concentrando gli sviluppi su piattaforme militari comuni (aerei, navi, mezzi terresti, satelliti) che consentano l’interoperabilità e riducano la dispersione e le attuali sovrapposizioni nelle produzioni degli Stati membri. Nelle ultime settimane, la Commissione ha dato il via a un ingente piano di investimenti nella difesa dell`Europa”.

E l’architrave della Difesa europea è il debito comune, che alla Germania piace sempre troppo poco. “Le decisioni a cui il Rapporto chiama l’Europa sono ancor più urgenti oggi quando la necessità di difendersi e di farlo presto è al centro dell`attenzione e delle preoccupazioni della maggioranza dei cittadini europei”. E “il ricorso al debito comune è l’unica strada: un’Europa che cresce finanzierà più facilmente un fabbisogno finanziario che ormai supera le previsioni del Rapporto. Un’Europa che riforma il suo mercato dei servizi e dei capitali vedrà il settore privato partecipare a questo finanziamento. Ma l’intervento dello Stato resterà necessario”, ha avvertito Draghi.

Tradotto: “Gli angusti spazi di bilancio non permetteranno ad alcuni Paesi significative espansioni del deficit, né sono pensabili contrazioni nella spesa sociale e sanitaria: sarebbe non solo un errore politico. Ma soprattutto la negazione di quella solidarietà che è parte dell’identità europea, quell`identità che vogliamo proteggere difendendoci dalla minaccia dell`autocrazia”. Insomma, o il debito comune o niente Difesa comune.

IL VUOTO SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Ultimo, ma non ultimo capitolo, le tecnologie di ultima frontiera. “L’Europa sta continuando ad accumulare ritardi sull’Intelligenza Artificiale, ritardi che forse sono ormai incolmabili. I modelli di Intelligenza Artificiale sono diventati sempre più efficienti, con costi di addestramento che si sono ridotti di dieci volte da quando è uscito il rapporto. Secondo recenti sviluppi, i modelli di Intelligenza Artificiale si stanno avvicinando sempre di più, o stanno addirittura superando, le capacità di ricercatori in possesso di dottorato”.

Un esempio? “Agenti autonomi si avviano ad essere in grado di prendere decisioni operando in completa autonomia. In Europa continuiamo a perdere terreno su questo fronte: otto dei dieci maggiori large language models sono sviluppati negli Stati Uniti e i rimanenti due in Cina. In quest’area il Rapporto prende atto che il ritardo europeo è probabilmente incolmabile ma suggerisce che l’industria, i servizi e le infrastrutture sviluppino l’impiego dell’AI nei loro rispettivi settori. L`urgenza è essenziale”.

 

 

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