Skip to main content

La minaccia posta dai cambiamenti climatici e l’impatto delle emissioni di gas climalteranti ha indotto uno storico cambio di paradigma nell’industria dell’auto. Il trasporto su gomma, basato sui motori a combustione, è infatti responsabile di circa un quarto delle emissioni globali. Con gli ambiziosi e stringenti obiettivi di neutralità climatica, la transizione ai veicoli elettrici (Ev) è destinata a sconvolgere il mercato, oltre ad assestare nuovi scossoni geopolitici.

La competizione sulle componenti essenziali per conquistare il mercato EV è incentrata prevalentemente sulla tecnologia delle batterie al litio. Si tratta di un comparto in costante evoluzione e soggetto tanto a lunghi cicli d’innovazione, quanto alla vulnerabilità delle supply chain. Parliamo dei metalli rari essenziali per la performance delle batterie – litio, cobalto, nickel, manganese, grafite – sui quali si stanno costruendo nuove filiere in tutto il globo, dai ricchi giacimenti dell’America Latina fino all’Australia, passando dal dominio della raffinazione e produzione dei materiali in Cina.

Il mercato delle batterie è attualmente dominato da cinque grandi aziende asiatiche: Catl (Cina), Lg Energy Solution (Corea del Sud), Panasonic (Giappone), Byd (Cina) e Samsung Sdi (Corea del Sud). Insieme, catturano quasi l’80% dello share di mercato, beneficiando un ecosistema industriale che attualmente vede la maggior parte delle case automobilistiche rivedere le proprie strategie aziendali. La pandemia e l’incedere delle normative climatiche ha innescato una corsa agli investimenti: dei 400 miliardi investiti nel settore negli ultimi dieci anni, metà sono stati registrati nel solo 2020. Le aspettative del mercato vedono un incremento dei veicoli elettrici registrati, a livello globale, dal 4% del 2020 al 70% nel 2040.

Di fronte alla fragilità delle supply chain, oltre che al crescente screening degli investitori sui requisiti ambientali, l’accorciamento delle filiere è un fenomeno che inizia ad osservarsi in tutte le più grandi regioni industrializzate. Non solo: conquistare il mercato delle batterie avrà anche “effetti network”, dal momento che intorno alle gigafactory ruoterà un indotto economico: dalle soluzioni circolari per riutilizzare le batterie, alla gestione dei dati, fino alla possibile riscoperta dell’industria estrattiva.

È in questo contesto che va interpretata la notizia giunta dalla Svezia. Northvolt, la compagnia fondata nel 2015 da Peter Carlsson, in precedenza nel direttivo di Tesla – il colosso elettrico americano di Elon Musk, che tuttavia ricorre alla fornitura di terzi per le sue batterie – ha annunciato la produzione della prima cella per batterie sul suolo europeo. Si tratta di un risultato storico, “un nuovo capitolo per la storia industriale europea inizia” ha twittato l’azienda sul suo profilo. Nei prossimi anni l’azienda prevede di scalare la produzione fino a 60GW, per onorare così i 30 miliardi che le maggiori case automobilistiche europee (su tutti BMW, Volvo e Volskwagen, quest’ultima azionista dell’azienda svedese al 20%) hanno strappato in forma di contratti di fornitura.

Le celle sono un pacchetto di anodi, catodi e di elettroliti che rappresentano il cuore pulsante delle batterie. A seconda della composizione chimica, e dell’equilibrio raggiunto con diverse tipologie di metalli, le batterie raggiungono performance differenti in termini di durata e velocità di ricarica, con effetti più o meno importanti sul chilometraggio del veicolo. Northvolt ha comunicato che inizierà a spedire le prime batterie nel 2022, con l’obiettivo di catturare il 20-25% del mercato europeo.

Si tratta di un risultato che certifica gli sforzi della Commissione europea. Nel 2017 Bruxelles aveva lanciato l’European Battery Alliance (Eba), con lo scopo di supportare la transizione del settore automotive europeo e così catturare la nascente industria delle batterie, svincolandosi dalle dipendenze estere. L’European Investment Bank è stata infatti tra le prime a finanziare il progetto svedese, con 350 milioni di dollari di prestito nel 2018 attraverso lo schema previsto dall’European Fund for Strategic Investments (Efsi).

Secondo i dati diffusi dalla società di consulenza Benchmark Mineral Intelligence, entro il 2030 verranno costruite in Europa 25 gigafactory per rispondere alla crescente domanda di batterie elettriche, tanto per il settore automotive quanto per le tecnologie di energy storage in supporto all’elettrificazione energetica. Secondo l’International Energy Agency (Iea), per rispettare i target climatici al 2050 il numero di veicoli elettrici dovrà crescere del 36% ogni anno, con 245 milioni di EV entro il 2030. L’Unione Europea ha stabilito un target di 30 milioni di veicoli elettrici sulle strade del continente entro il decennio.

La spinta legislativa, oltre alle prospettive di un mercato in crescita, hanno indotto i grandi colossi dell’auto ad accelerare il phase-out dei motori a combustione. Mercedes-Benz punta ad elettrificare la flotta entro il 2030, Jaguar nel 2025, Audi nel 2026, Volvo (ora di proprietà cinese) nel 2030 e Volskwagen entro il 2035. Al di là dell’Atlantico, General Motors nel 2035 e ha già siglato un accordo per la fornitura di materiali essenziali per i suoi motori elettrici.

Ma non tutti sono dello stesso avviso. BMW e Stellantis, secondo il Financial Times, avanzano dubbi sulla fattibilità della transizione in tempi brevi. Soprattutto se non vedranno consolidarsi nei consumatori una chiara propensione all’acquisto dei veicoli elettrici, in assenza di garanzie tanto sui prezzi quanto sulle infrastrutture di ricarica. Il j’accuse più eclatante è arrivato all’inizio di dicembre da Carlos Tavares, CEO di Stellantis: “Quello che è stato deciso”, ha dichiarato il top manager durante la conferenza Reuters Next, “è di imporre all’industria automobilistica un’elettrificazione che comporta un 50% di costi aggiuntivi rispetto a un veicolo convenzionale. […] Il futuro ci dirà chi sarà in grado di digerire questa situazione, e chi fallirà”.

Il rincaro delle materie prime e dei costi energetici degli ultimi mesi è tanto un sintomo contingente quanto un rischio che potrà tramutarsi in oscillazioni strutturali senza adeguati interventi sull’offerta per stabilizzare i prezzi di fronte ai piani di decarbonizzazione, come hanno rimarcato tanto l’Iea quanto il Fondo Monetario Internazionale alla chiusura della Cop26. I benchmark di riferimento per i prezzi dei metalli delle batterie sono aumentati esponenzialmente, con possibili allentamenti del rally previsti soltanto nel 2023 secondo le stime di BloomergNef.

Allo stesso tempo, servirà allentare la domanda di materiali con il ricorso a soluzioni circolari, come il riuso e la riproduzione delle batterie, oltre al riciclo dei metalli rari. Secondo Tom Welton, presidente della Royal Society of Chemistry e intervistato da Forbes, nei prossimi anni dovremmo prepararci per uno “tsunami di batterie pronte per essere rimpiazzate”.

(Foto dal profilo Instagram di Northvolt)

La prima cella per batterie prodotta in Europa. Ma c'è chi frena gli entusiasmi

La svedese Northvolt ha annunciato la produzione della prima componente per le batterie elettriche nella gigafactory di Skelleftea. In prospettiva, si tratta di un annuncio importante per l’industria automotive europea. Ma non tutti i colossi dell’auto sono pronti a salire sul treno della transizione ad ogni costo…

Cos’è il Long Covid e come sarà curato nel 2022

Affaticamento, mancanza di fiato e disfunzione cognitiva sono alcuni dei sintomi della post-Covid condition riconosciuta dall’Oms. Un quarto delle persone che ha avuto il virus ne soffre per quattro, sei e persino 12 settimane dopo la guarigione. Sono tante le ricerche per identificare una cura e a metà dell’anno prossimo si spera una prima terapia, anche molto accessibile

Don't look up, perché vale la pena guardare in alto

Non è un film vero e neppure un film di fantascienza: è un film satirico, grottesco, a tratti un po’ sconclusionato che non ha necessariamente a che vedere con la pandemia, ma richiama alcune questioni ad essa legate

Il personaggio del 2021, e pure del 2022? La Ever Given

Crisi della globalizzazione “just in time” e della supply chain, costo del lavoro e delle materie prime, carenza di semiconduttori, inflazione, tensioni geopolitiche intorno a Taiwan e all’Artico, mire cinesi sui porti italiani e greci, strategia zero-Covid. Tutte le questioni chiave dell’ultimo anno hanno a che fare col bestione incagliato nel canale di Suez. E ce le porteremo anche nel 2022

Omicron (e gli Usa) fanno parlare Israele e Arabia Saudita

Un incontro multilaterale sul Covid racconta di come Riad intenda non escludere il dialogo con Israele, mentre muove i suoi interessi nella fase di stabilizzazione regionale

Don't Look Up, ma che succede (nella realtà) se un meteorite ci minaccia?

Mentre la Terra è minacciata da un gigantesco asteroide, due scienziati tentano di salvare il pianeta scontrandosi con tutte le debolezze della società. È la trama di Don’t Look Up, la nuova pellicola con Leonardo DiCaprio, Jennifer Lawrence e Meryl Streep. Un film che non si discosta molto dalla realtà, visto che la Nasa ha lanciato da poco la missione Dart che studierà il modo di difendere la Terra dai meteoriti in rotta di collisione. E a bordo anche l’Italia con il satellite LiciaCube, realizzato a Torino da Argotec

Obbligo, vaccini e varianti. Pani (ex Aifa) svela i segreti di Omicron

Intervista al professore dell’Università di Miami e dell’Università di Modena e Reggio Emilia, già direttore generale dell’Aifa. L’obbligo una scelta politica già in ritardo, Omicron fermata dai vaccini occidentali, non da quello russo e cinese. Occhio alle mutazioni: non è ancora finita. Così la pandemia può diventare endemica

Porte chiuse alla Russia. Ecco come sarà il G7 tedesco del 2022

Il gruppo sarà “pioniere di un’economia neutrale per il clima e di un mondo giusto”, dice il cancelliere Scholz. La ministra Baerbock esclude un rientro di Mosca e annuncia una riunione sull’Africa e una sul Pacifico

Sprofondo rosso. Il 2021 di Huawei si chiude con un -29%

Per la prima volta nella sua storia, il fatturato annuo dell’azienda cinese è in negativo. Pesano sanzioni Usa e pandemia. A marzo atteso il rapporto, che darà qualche indizio sul futuro del colosso del 5G

Joe Biden, un anno di alti e bassi. Il bilancio di Castellaneta

Giovanni Castellaneta, ex ambasciatore italiano a Washington DC, tira le somme del primo anno di Joe Biden alla Casa Bianca. Dalla pagina nera del 6 gennaio al Build back better, una presidenza che parte con grandi aspettative, ma per ora non le rispetta tutte

×

Iscriviti alla newsletter