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Petrolio oltre i 100 dollari al barile, gas a 60 euro a megawattora. E, in Italia, gasolio oltre i 2,3 euro al litro. Numeri che messi in sequenza, danno la cifra della difficoltà del momento. C’è chi potrà cavarsela anche bene, come la Francia dal cuore nucleare, o gli stessi Stati Uniti, primo produttore di greggio al mondo. Il governo di Giorgia Meloni ha preso in mano la situazione. Tra poche ore, salvo sorprese, il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare la norma sulle cosiddette accise mobili, misura introdotta dallo stesso esecutivo nel 2023 e che prevede la possibilità di adottare un taglio delle accise su benzina e diesel utilizzando le maggiori entrate nelle casse pubbliche dovute all’Iva applicata sul costo del petrolio, il cui importo sale insieme al prezzo della materia prima. In questo modo, il valore del carburante alla pompa dovrebbe più o meno mantenersi sempre stabile, o comunque non subire scossoni particolari.

In buona sostanza, essendo il prezzo finale composto da costi industriali, accise e, per l’appunto l’Iva, il maggior gettito relativo a quest’ultima, generato dall’aumento del petrolio, viene impiegato per sterilizzare le accise. Funzionerà? Domanda girata a Luca Squeri, deputato della commissione Attività produttive e responsabile energia di Forza Italia. 

Squeri, l’Europa sembra sull’orlo di uno shock energetico dalla portata ancora ignota. Quanto è grave la situazione?

Direi che è grave in una scala di valori. Ma a questo punto la domanda è un’altra: quanto tempo ci vorrà perché la situazione migliori?

O peggiori… le premesse non sembrano buone.

Sì, dobbiamo mettere in conto anche un peggioramento. Questa situazione è critica perché il petrolio è sotto pressione sia sul lato della produzione, sia su quello del trasporto. E questa è una sorta di tempesta perfetta. Però ripeto, ora il tempo è un fattore chiave.

Guardando all’Europa, la Francia può certamente contare sul nucleare. E l’Italia come è messa?

La Francia sta sicuramente meglio, ha questo grande polmone energetico rappresentato dal nucleare. L’Italia invece dipende molto da gas, questo è vero, semmai a nostro vantaggio c’è la diversificazione delle fonti di approvvigionamento. L’Iran incide poco sulle nostre forniture di fossili, il gas in Italia arriva dall’Algeria, dall’Azerbaijan, dalla Libia, dagli Stati Uniti. Dal punto di vista dell’approvvigionamento, dunque, non siamo messi così male. Certo, se la situazione militare e geopolitica degenerasse, allora dovremmo mettere nel conto che siano messe in discussione anche quelle forniture che finora non sono state contaminate dalla guerra.

La crisi energetica in atto ha messo ancora una volta a nudo l’Italia, dinnanzi alle sue vulnerabilità strutturali. Lei come la vede?

Assolutamente sì. Che questo Paese si debba emancipare dal punto di vista energetico non lo scopriamo oggi. Oggi appare tutto molto più coerente, abbiamo bisogno di una svolta energetica. E il nucleare sarebbe la soluzione migliore. Sono appena tornato da un viaggio in Canada dove ho avuto modo di toccare con mano una tecnologia dell’atomo d’avanguardia.

Il consenso verso il nucleare sembra crescere. Ci si arriverà per davvero?

Vede, si parla tanto di transizione. Per realizzare un sistema energetico davvero decarbonizzato abbiamo bisogno innanzitutto di fonti non fossili che siano stabili, cioè non intermittenti. E il nucleare rappresenta oggi l’unica alternativa solida in questo senso. Non solo, il mondo avanzato ha già fatto questa scelta. E poi, se vogliamo sostituire il gas in modo credibile e sostenibile, il nucleare è la risposta più logica.

Il governo si appresta a intervenire, a tre settimane dal decreto bollette, per contenere gli effetti del caro-petrolio, con le ormai famose accise mobili. Come impatterà questa misura?

La trovo una misura doverosa e anche impattante. Certo, non risolve del tutto i problemi, ma comunque va fatta, in quanto utilizza l’incremento dell’Iva per raffreddare i prezzi. Mi dispiace, onestamente, che ci siano state delle polemiche intorno a questo provvedimento: la speculazione è interna alla finanza internazionale e non certo all’Italia e la prova è che i prezzi alla pompa in Italia sono aumentati meno rispetto alla media europea.

Il decreto Bollette, approvato pochi giorni fa dal governo, è ancora in Parlamento, per essere convertito in legge. Non rischia di arrivare un po’ fuori tempo massimo?

Il rischio c’è, è un decreto che affrontava un nodo strutturale, questa era l’ambizione. Ora si è aggiunta questa emergenza su cui, però, il governo sta intervenendo come abbiamo detto poc’anzi. Ma un intervento non esclude l’altro, alla fine sono due provvedimenti che possono incastrarsi.

 

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