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Nel contesto del crescente dibattito europeo sulle interferenze straniere e sulla sicurezza dei processi democratici, “la minaccia ibrida alle società democratiche deve assolutamente essere gestita al pari livello di attacchi informatici o infrastrutturali”, commenta Teresa Coratella, vicedirettrice dell’ufficio di Roma dell’Ecfr. E con il 2027 che vedrà tre importanti elezioni politiche in Europa – in Polonia, Francia, Italia – più le presidenziali in Germania, il rischio è che possano crearsi “conseguenze senza precedenti per il progetto europeo”, visto che stiamo parlando di elezioni che potrebbero cambiare completamente la fisionomia politica dell’Ue.

Russia e Cina rimangono i due principali attori ostili. “Mosca è impegnata in una strategia finalizzata a destabilizzare politicamente ed economicamente l’Ue; Pechino è più orientata a rafforzare la propria presenza economica e diplomatica. Tuttavia, malgrado gli obiettivi differente, entrambi questi attori ostili hanno come target principale l’opinione pubblica europea”.

Coratella ricorda che mentre l’interferenza elettorale costituisce un ambito tradizionale, sin dal referendum sulla Brexit, “negli anni questi attori hanno modificato e raffinato il proprio playbook di azione di ingerenza nei Paesi dell’Ue, plasmandolo sulle criticità e talloni d’Achille dei diversi stati membri”. “In Italia – continua la vicedirettrice del think tank paneuropeo – dove le relazioni storiche energetiche con la Russia e l’adesione dell’Italia alla Belt and Road Initiative cinese, ha costituito per anni terreno fertile agevolate per queste strategie destabilizzanti”.

Da qui deriva una proposta operativa. Per Coratella, questo è il motivo per cui l’Italia “da una parte dovrebbe avvalersi del confronto e delle best practice di altri Paesi che hanno una tradizione più radicata nella lotta alla minaccia ibrida, in primis i paesi Baltici; dall’altra, come Paese tra i maggiormente attenzionati, dovrebbe farsi promotore di un nuovo formato Pentagonale che includa Francia, Germania, Polonia e Regno Unito, come delineato nella nota Narrative warfare e guerra ibrida nel disordine globale”.

La nota è stata curata dalla stessa Coratella insieme a Mattia Caniglia, affiliate lecturer all’Università di Glasgow e senior intelligence and policy analyst presso il Global Disinformation Index (GDI). I due esperti hanno valutato l’impatto della guerra ibrida nelle aree di interesse strategico per il nostro Paese. “Considerata la naturale esposizione dell’Italia all’instabilità libica e africana, di cui la Russia costituisce attore primario, il governo italiano – aggiunge Coratella – dovrebbe spingere per avere maggiore attenzione dai partner europei sull’urgenza di riconsiderare l’azione ibrida di Mosca nella regione, già presente e radicata, attraverso nuove strategie e priorità”.

Un’analisi che trova riscontro anche sul piano operativo italiano. Sul valore delle sfide ibride si sofferma anche l’annuale Relazione dell’intelligence italiana, presentata mercoledì al Parlamento. Il documento individua in Russia e Cina – e nella possibile sovrapposizione delle loro azioni – una delle principali dinamiche nel campo dell’hybrid warfare. La minaccia ibrida viene descritta come un insieme coordinato di strumenti diplomatici, economici, informativi e cibernetici che operano stabilmente al di sotto della soglia del conflitto armato convenzionale, rendendo complessa l’attribuzione delle responsabilità e la definizione di una risposta efficace.

La tecnologia è oggi il principale fattore abilitante di queste strategie. L’uso dell’intelligenza artificiale generativa, dei Large Language Models e dei deepfake consente agli attori ostili di produrre e diffondere narrazioni manipolatorie su larga scala e a costi ridotti. Queste campagne non mirano solo a cambiare “cosa” pensa l’opinione pubblica, ma puntano a interferire direttamente su come le persone pensano, agendo sui processi cognitivi e comportamentali per esacerbare le divisioni sociali e la polarizzazione.

Come ricordato da Coratella, si tratta di una sfida che deve essere affrontata con la stessa priorità riservata alla difesa cibernetica o alla protezione delle infrastrutture critiche. Si tratta di una minaccia ampia alle società democratiche.

L’Italia può proporre un formato europeo per combattere la guerra ibrida. La proposta di Coratella

Russia e Cina intensificano le strategie di guerra ibrida per influenzare opinione pubblica e processi democratici in Europa, sfruttando tecnologie avanzate e vulnerabilità politiche. Secondo Teresa Coratella (Ecfr), l’Italia dovrebbe rafforzare la cooperazione con gli alleati europei e trattare questa minaccia con la stessa priorità della difesa cibernetica

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