Skip to main content

Sondare il significato del dialogo, nella letteratura ebraica odierna, partendo da Torah e Talmud. E’ un obiettivo ambizioso, specie perché – anche dal punto di vista semantico – scardina una serie di certezze che nel comune sentire riconduciamo alla parola ‘dialogo’. Ed è questo, in qualche misura, il significato profondo del libro ‘Discutere in nome del cielo. Dialogo e dissenso nella tradizione ebraica’ (Guerini&associati) scritto dal semiologo Ugo Volli e dal coordinatore del tribunale rabbinico del centro—nord Italia Vittorio Robiati Bendaud.

Il volume, su iniziativa del senatore Riccardo Nencini, è stato presentato pochi giorni fa alla biblioteca del Senato, in vista dell’imminente giornata della Cultura ebraica. Oltre agli autori, a discuterne sono la giornalista e docente Lucetta Scaraffia, l’ex vice presidente del Senato Vannino Chiti e il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni. Ad essere “davvero entusiasta del libro, anche per il tempismo con il quale esce” è Lucetta Scaraffia.

Che pone un punto di vista interessante, che ribalta la prospettiva del significato di dialogo. Nell’ebraismo, ma anche nel linguaggio di oggi. “Si tratta di un volume che mette in guardia – così la docente – partendo dall’analisi dell’episodio biblico. Il primo dialogo fra essere umani è stato tra Caino e Abele. E sappiamo tutti come è andato a finire”.

Un altro merito che il volume ha, secondo Scaraffia, è quello di “raccontare la tradizione ebraica sul dialogo, uscendo dagli stereotipi che confinano il mondo dell’ebraismo tra i due grandi temi legati a Israele e la Shoah”. L’indagine sul rapporto fra Dio e l’uomo, il dialogo fra le religioni e la considerazione dell’altro da sé. Politica e dialogo. Il focus su questo rapporto è affidato a Vannino Chiti che sottolinea come “il libro mette in evidenza il fatto che non ci sia alternativa al rapporto dialogico. L’alternativa da indagare non è se dialogare o meno, ma il tema vero è come costruire un dialogo utile. Specie in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo”.

Una dimensione che porta in dote sfaccettature antropologiche. Incalzati dal moderatore, il giornalista de il Resto del Carlino Cristiano Bendin, il focus si sposta sulla “questione Israele”. “E’ un dito sulla piaga – così rav Di Segni – . Israele come stato rappresenta un nodo importante e anche una pietra d’inciampo nel dialogo, sotto forme differenti quando si parla di Islam e cristianesimo. Per l’Islam, nel quale la differenza tra religione e politica non è passata attraverso la maturazione della modernità del mondo Occidentale, il fatto che è ancora intollerabile è quello dell’autonomia e del potere degli ebrei. Possono governarsi da soli. Lo Stato d’Israele rappresenta la rivoluzione rispetto al concetto di dhimmitudine e di sottomissione. E’ veramente una sfida a un’intera concezione”.

Questo elemento impedisce “il confronto già ai suoi inizi”. Perché, dice Di Segni “l’identità ebraica è complessa. L’aspetto di riferimento alla storia è inscindibile da quello meramente religioso. Rinunciare a questo elemento è difficile e quindi questo tipo di dialogo è complicato per questa pregiudiziale”.

Col cristianesimo invece si parte da un’altra angolazione. Un terreno comune, una matrice che ci accomuna. La Bibbia. “Nella Bibbia ebraica – così il rav – la vita del popolo ebraico è oggetto di benedizioni e maledizioni, di cacciate e di promesse. Un ebreo, anche se può rinviare la realizzazione di quella promessa, con questa promessa ci si misura. A differenza del cristiano che questa promessa non la capisce”. Il ritorno del popolo ebraico alla terra d’Israele “rappresenta uno dei nodi più difficili da risolvere nelle teologie diverse del cristianesimo. E’ un dialogo monco, quello che abbiamo”.

Tesi quest’ultima, confermata anche da Ugo Volli. “L’essenza è stata colta – spiega il docente – . C’è un legame divinamente orchestrato tra il popolo ebraico e la terra d’Israele. Nell’identità complessa dell’ebraismo, c’è una dimensione storico-nazionale che è essenziale e inscindibile. Voler separare le due e voler affrontare il dialogo religioso, escludendo la dimensione nazionale, è fuorviante”.

La conclusione, è affidata alla ‘requisitoria’ di Vittorio Robiati Bendaud. “Molti discorsi di antisemitismo (dal complotto ebraico, l’iconografia alla stampa su Israele) che si sono incardinati sulla dimensione teologica, adesso si riattivano, censurando la matrice religiosa, ma riversando le accuse sotto forma di attacchi allo stato d’Israele”.

Uno degli snodi fondamentali dell’anti giudaismo, ricorda il saggista, è Agostino di Ippona. “L’anti ebraismo non è tanto una cosa di cialtroni in birreria, ma un edificio intellettuale – rimarca con veemenza – . Forse il più importante della cultura Occidentale: non è nato da persone incolte. E’ stato praticato nelle università, diventando un motivo di individuazione del sé, per via oppositiva e deteriore”. Anche qui, uno stravolgimento dei luoghi comuni. “L’aver accusato la popolazione dicendo che è il frutto di persone incolte – ribadisce – è stato un modo per assolvere intellettuali e università. In sostanza, assolvere i veri creatori dell’antisemitismo”.

Il senso del dialogo nell'ebraismo. Il libro di Bendaud e Volli

Discutere in nome del cielo. Il volume di Bendaud e Volli che indaga le ragioni del dialogo nella cultura ebraica. Intellettuali a confronto alla biblioteca del Senato

Da Falsaperna a Portolano, la missione di SegreDifesa

Alla presenza del ministro Lorenzo Guerini, si è tenuta oggi a Roma la cerimonia di avvicendamento tra il generale Nicolò Falsaperna e il generale Luciano Portolano alla guida del Segretariato generale della Difesa. La missione è preservare (e rafforzare) una base tecnologica altamente competitiva

Bastone e carota. Mediobanca e il nì a Del Vecchio, pensando a Generali

Il board di Piazzetta Cuccia accoglie la proposta di Mr Luxottica di eliminare il requisito dei manager-dirigenti nel consiglio di amministrazione ma al contempo chiude sulle minoranze in lista, rilanciando con una proposta alternativa. Un messaggio che arriva fino a Trieste…

Angela Merkel. La donna che ha cambiato la storia. Il video del live talk

Angela Merkel. La donna che ha cambiato la storia. Il video del live talk [embedyt] https://www.youtube.com/watch?v=vW2PHcMHlww[/embedyt] E' stato presentato presso la sede della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea a Roma il nuovo libro di Massimo Nava "Angela Merkel. La donna che ha cambiato la storia", edito da Rizzoli. Al panel, oltre all'autore dello scritto, hanno preso parte la senatrice…

A due giornalisti il Nobel per la Pace 2021. La reazione del Cremlino (e non solo)

L’alto riconoscimento è stato conferito ai giornalisti Maria Ressa e Dmitry Andreyevich Muratov per i loro sforzi che hanno salvaguardato la libertà di espressione, precondizione per la democrazia e una pace duratura, secondo quanto ha spiegato il Comitato norvegese

Italia-Africa, finalmente non si parla solo di immigrazione e sicurezza

Questa mattina il Presidente della Repubblica ha aperto a Roma la Terza edizione della Conferenza ministeriale Italia-Africa, un appuntamento che riunisce le delegazioni dei 54 Paesi africani, i rappresentanti dell’Unione Africana e delle altre principali Organizzazioni Regionali africane, oltre a una serie di personalità istituzionali italiane. Khalid Chaouki, direttore indiplomacy.it spiega perché l’appuntamento è importante

Squid Game, la serie Netflix conquista il mondo e travolge la Corea

Il copione è rimasto 10 anni chiuso in un cassetto, ora il successo della produzione fa salire il valore delle imprese coreane. E sul nuovo film del regista Hwang Dong-hyuk…

Meno Calenda, più Conte. La ricetta di Geloni per il centrosinistra

L’ex direttrice di YouDem: Modello Manfredi? “Direi più modello Bologna, dove il Pd ha fatto scelte coraggiose”. Calenda? “Pretende di disegnare la coalizione che gli piace”. Maggioranza stabile? “Vedo rimettersi in moto opzioni politiche sopite”

Su tech Usa e Ue devono parlarsi di più. I consigli di Abeltino (Google)

Autonomia strategica europea? Forse meglio parlare di interdipendenza tra alleati, ha spiegato la manager durante un evento organizzato da Formiche.net. E sulle mosse della Commissione europea: “Serve dialogo aperto con le società americane, che offrono servizi fondamentali alle piccole e medie imprese europee”

 

I militari americani addestrano in segreto le forze terrestri e navali di Taiwan

Gli Usa da un anno sono sul territorio taiwanese per addestrare le truppe. La notizia conferma che Taipei sta stringendo i legami con l’esterno, complicando i piani di riannessione della Cina. Le visite francesi e australiane, e la promessa del sottosegretario Centinaio di un viaggio a Taiwan

×

Iscriviti alla newsletter