Skip to main content

Suona abbastanza paradossale che mentre si pone come federatore di un centrodestra senza bussola, soprattutto dopo il risultato delle amministrative, Silvio Berlusconi i problemi più evidenti sembra averli in casa.

Ove il dissenso interno si è prima aggregato chiedendo il voto segreto per l’elezione del nuovo capogruppo alla Camera e poi ha preteso di contestare la scelta del capo come mai prima era accaduto. Si è così appalesata una vera e propria “corrente” interna che riesce ad aggregare un terzo del partito (il quale è comunque ai suoi minimi storici), e ad annoverare fra le sue fila tutti e tre i ministri forzisti presenti nella compagine governativa.

Che la questione sia sostanziale, e non riguardi solo la scelta di un nome per un incarico, è ormai evidente: al fondo ci sono due diverse idee del partito, delle alleanze, del ruolo che potrà ancora giocare in futuro Forza Italia. Se da una parte ci sono coloro che guardano alla classica alleanza delle forze di centrodestra, da riproporre tale e quale a quella che è sempre stata anche se nel contempo Forza Italia si è assottigliata e a dominare sono gli altri due partiti, con quel che ne consegue a livello di politiche (più statalismo, meno europeismo, meno moderatismo); dall’altra ci sono coloro che ragionano in una ottica proporzionalistica e di “grande centro” in cui Forza Italia si porrebbe come una sorta di “partito di Draghi” senza Draghi tendendo naturalmente a convergere con forze come Italia viva, Azione, ex democristiani, il gruppo di Toti e Brugnaro. Il tutto mentre sullo sfondo si intravedono manovre piddine per creare le condizioni di una futura “maggioranza Ursula” anche in Italia, con o senza Draghi.

Che il Cavaliere propenda per la soluzione unitaria di destra lo ha dimostrato la sua giornata romana: con l’incontro a Villa Grande con Matteo Salvini e Giorgia Meloni, da cui è emersa la volontà di vedersi periodicamente e marciare uniti nella prossima “battaglia del Quirinale”; e con la lettera inviata al capogruppo uscente, in cui, senza voto, ha imposto, come è sempre stato, a Roberto Occhiuto il nome del suo successore nella persona di Paolo Barelli, espressione di Antonio Tajani e del gruppo unionista.

Perché Berlusconi, che pure sembra tirato da una parte e dall’altra, abbia fatto la scelta unionista è presto detto: per contare di più proprio nella partita quirinalizia mettendo sul tavolo un bel gruzzolo di voti. Se è questo, nell’immediato, il suo scopo, è evidente che egli però non può perdersi nemmeno l’ala sinistra dei frontisti. In altri tempi, il dissenso non sarebbe forse mai emerso pubblicamente o si sarebbe risolto con l’assorbimento rapido e al limite la scissione. Oggi il Cavaliere ha lasciato fare ai “reprobi” semplicemente perché la possibilità di perderli non gli conviene. Ed è anche probabile che, nelle prossime ore, lanci un segnale di distensione verso di loro.

Il problema della strategia, che sarà messo in congelatore almeno fino a gennaio, però resta. E viene naturalmente ad incrociarsi con uno simile, cioè di identità e prospettive future, della Lega. È qui che Salvini si gioca la partita per una unione più organica con la Forza Italia di Tajani e compagni. Certo, si tratterebbe di portare a termine un processo già intrapreso da un anno di “rivoluzione liberale”, giusto per intenderci. A spingerlo verso questa direzione dovrebbero essere tre considerazioni semplici semplici: 1) oggi nel Paese non c’è più spazio per due partiti fotocopia posizionati sulle estreme: anche se un certo disagio sociale permane, il sentiment generale del Paese è cambiato rispetto a soli tre anni fa, quando in verità la coalizione era già troppo sbilanciata a destra; 2) al “centro” c’è una immensa prateria che sarebbe un peccato lasciare a forze tendenti a sinistra come quelle che fanno gola a Renzi e a Calenda; 3) un futuro governo a trazione “sovranista” avrebbe grossi problemi ad accreditarsi, anche in Europa, e sarebbe probabilmente messo nella condizione di non governare.

È vero che l’essere “di lotta e di governo” penalizza fortemente la Lega, ma la convenienza politica imporrebbe il governo e non la lotta. In questo, Berlusconi continua ad avere più intuito di tutti. Non è sicuro che basterà.

Il paradosso di Berlusconi (e le scelte di Salvini). La bussola di Ocone

Ci sono idee diverse di partito, di alleanze e di ruolo che potrà ancora giocare in futuro Forza Italia. Problemi di identità e prospettive che coinvolgono anche la Lega. È vero che l’essere “di lotta e di governo” penalizza fortemente il partito di Salvini, ma la convenienza politica imporrebbe il governo e non la lotta. In questo, Berlusconi continua ad avere più intuito di tutti. Non è sicuro che basterà. La rubrica di Corrado Ocone

Teen TikTok tic

Silicon Valley alla griglia? TikTok ha campo libero per nevrotizzare i ragazzini

Nonostante il miliardo di utenti attivi, il social cinese che spopola tra i giovani sfugge alla comprensione dei genitori e non è soggetto alla stessa attenzione regolatoria e sanzionatoria dei suoi concorrenti americani. Al punto che il diffondersi di una psicosi di massa tra le ragazzine è passato in sordina

Italia spaziale. Simonetta Cheli guiderà il centro Esa di Frascati

Dopo la corsa al vertice dell’Esa, l’Italia centra l’obiettivo di conquistare la guida dei programmi di osservazione delle Terra e del centro Esrin di Frascati. Simonetta Cheli è stata nominata per la posizione lasciata libera da Josef Aschbacher. Porta a due il numero di direzioni guidate da italiane, in un momento di riforma della governance spaziale europea

Perché Washington alza l’attenzione sul Sudan

L’amministrazione Biden sta alzando il livello di coinvolgimento sulla crisi istituzionale in Sudan. Il Paese dall’aprile 2019, a seguito delle proteste di massa contro il dittatore Omar Bashir, è retto in forma congiunta da un sistema civile-militare che dovrebbe garantire tre anni e mezzo di transizione democratica. Ma il rischio è che scivoli in nuovi conflitti con potenziali destabilizzazioni regionali

L'agenda di Stoltenberg, l'avvertimento di Akk e la linea di Guerini nel giorno della Nato

Lorenzo Guerini e colleghi si ritrovano a Bruxelles per la consueta ministeriale Nato, la prima dopo la firma dell’Aukus. In agenda ci sono novità rilevanti su minacce ibride e deterrenza, ma l’attenzione maggiore è sulle ambizioni di Difesa europea. Ad aprire il dibattito è stata la ministra tedesca Akk: “Autonomia dagli Usa è la strada sbagliata”. In mattinata, l’incontro Ue su Strategic Compass ha visto affermarsi la linea responsabile portata da Guerini

Il risparmio non basta, serve investire. E crescere. Le proposte dall'Acri

Il risparmio continua a rimanere lo scudo preferito dagli italiani contro le recessioni. Ma non basta tenere i soldi in banca o nel materasso, occorre investire per tornare a crescere. La 97esima Giornata del risparmio dell’Acri con Profumo, Visco, Franco e Patuelli

L’Europa premia Navalny. Chi (non) applaude

Il Premio Sakharov per la libertà di pensiero è andato al più acuto critico del presidente Putin. Ecco tutte le reazioni, i silenzi e le possibili conseguenze del prestigioso riconoscimento dell’Unione europea

Inizia dai laboratori Moderna la visita di Giorgetti negli Usa

Tre giorni tra Boston e Washington per il ministro e numero due della Lega. In agenda incontri con aziende, università e amministrazione Biden. Tutti i dettagli

Riconoscere Sputnik e i vaccini cinesi? L’Ue lascia la patata bollente a Speranza

Scaricabarile della Commissione europea sugli Stati membri per il riconoscimento dei vaccini ai fini dell’ottenimento del green pass. Il retroscena de “La Stampa” e le opzioni per il governo Draghi

Crisi politica in Brasile. Le accuse del processo contro Bolsonaro

Attesa la relazione del Senato brasiliano contro il presidente. Per la cattiva gestione della pandemia potrebbe dover rispondere per crimini contro l’umanità e omicidio di massa

×

Iscriviti alla newsletter