Skip to main content

Petrolio sì, petrolio no. Sembra questa la questione cruciale al centro del dibattito elettorale in Norvegia. Oggi i norvegesi scelgono il nuovo Parlamento, con i conservatori guidati dalla prima ministra Erna Solberg (molto impopolare dopo otto anni al potere, con il 19%), e il Partito laburista all’opposizione, in testa nei sondaggi con il 25%. Il Partito di centro il 13% e il Partito del progresso il 12%.

Le due principali formazioni politiche sono favorevoli ad un graduale abbandono dei combustibili fossili, fondamentali per la crescita economica del Paese.

Il futuro della Norvegia, maggiore produttore di idrocarburi dell’Europa Occidentale, potrebbe dunque cambiare dopo il voto di oggi. Come ha scritto il Financial Times, queste saranno le prime “elezioni sul clima della storia”, giacché il dibattito politico norvegese ruota, quasi esclusivamente, attorno ai temi del petrolio e la transizione green del Paese.

Ma il risultato delle elezioni non sarà così scontato. Sebbene i primi risultati arriveranno prestissimo stasera (circa la metà dell’elettorato ha votato in anticipo), in Norvegia molto raramente i partiti più grandi governano da soli. Le formazioni politiche più piccole frequentemente contribuiscono nella costruzione delle coalizioni, ed esercitano un’influenza sull’agenda di governo.

In queste elezioni, per esempio, il Partito della sinistra socialista di Lars Haltbrekken chiede tagli più decisi al settore energetico. Anche il Partito di centro norvegese spinge per un approccio più deciso alla transizione sostenibile a favore dell’ambiente.

Diversi partiti norvegesi vorrebbero limitare le concessioni assegnate finora e sospenderle per il futuro. Tuttavia, questo potrebbe comportare una crisi di posti di lavoro nel settore energetico. Il petrolio ha prodotto il più grande fondo sovrano del mondo per la Norvegia, con circa 1,4 trilioni di dollari.

Il leader laburista, Jonas Gahr Støre, 61 anni, ha basato la campagna elettorale sulla disuguaglianza sociale. La possibile alleanza con i Verdi resta un’incognita. Il punto è che, secondo le parole del capo responsabile dell’Energia del Partito Laburista, Espen Barth Eide, “le richieste di petrolio sono in calo. Questo accade da sé, per la legge del mercato. Non bisogna decretarlo, ma tendere ponti verso le attività del futuro”.

Secondo alcuni analisti, l’intesa per la coalizione di governo dipenderà del peso elettorale dei partiti con tendenza ambientalista, che chiederanno in cambio dell’alleanza la chiusura di alcune piattaforme petrolifere, specialmente nell’Artico.

Norvegia green? Le elezioni saranno decise dal petrolio

Secondo il Financial Times, queste sono le prime elezioni della storia con al centro il clima. Il complesso dibattito sulla transizione energetica del principale Paese esportatore di petrolio dell’Europa Occidentale

La Cina fa a pezzi Alibaba e sfila Alipay a Jack Ma

Pechino impone lo spin off forzoso della divisione pagamenti e prestiti controllata da Ant, dando vita a una nuova società di cui lo Stato sarà azionista. Lo statalismo alla sua massima potenza, anche se la rottura dei monopoli è affare non solo cinese…

Green pass e Meloni, Pretto (Lega) spiega la linea Salvini

Di Erik Pretto

Centrodestra diviso? Niente affatto. La federazione Fi-Lega non è una fusione e con Giorgia Meloni abbiamo un asse solido. Green pass? Ecco come si muoverà il Carroccio. L’intervento di Erik Pretto, deputato della Lega e componente Commissione Antimafia

Il premier sloveno Janez Jansa è Uomo dell'anno per l'Economic Forum

Gli interventi di Confindustria e di Luigi Iovino. Centrale la partnership Italia-Polonia e le sfide della cybersicurezza

La campagna elettorale e l’assordante silenzio sul Pnrr

Il Pnrr, la sua modulazione in programmi specifici, la sua attuazione sono di grande interesse a comuni grandi e piccoli, particolarmente a quelli del Mezzogiorno. Ottenuto il primo benestare dalla Commissione europea, e l’”anticipo” dei fondi, sembra che il tema sia stato accantonato, quanto meno nel dibattito politico. Pare si dia per scontato che il resto dei finanziamenti arriverà e che riforme, programmi e progetti verranno attuati. Ma non è affatto così…

La Corea del nord lancia un nuovo missile. Così Pyongyang cerca spazio

La Corea del nord ha testato un nuovo missile da crociera, capace di trasportare testate nucleari con un range di almeno 1.500 chilometri, sufficienti a raggiungere il Giappone. Il lancio arriva alla vigilia di un incontro sul tema tra funzionari americani, giapponesi e sud-coreani, ma anche in vista del viaggio a Seul del ministro degli Esteri cinese. Pyongyang vuole restare al vertice dell’agenda regionale, ma gli equilibri sono delicati

Così la Grecia è diventata il perno geopolitico per il gas nei Balcani

Il nuovo gasdotto Grecia-Macedonia del Nord, con i favori degli Usa, servirà il triangolo Skopje-Pristina-Belgrado e, in prospettiva, anche altri Paesi. Si ridurrà progressivamente la dipendenza dalle forniture russe

L’isola che non c’è. Il viaggio impossibile degli eurodeputati a Cuba

L’agenzia interna scelta dal Parlamento europeo, la CWT Global, è una società americana che non può gestire viaggi da e per Cuba a causa dell’embargo

Dopo i chip, il “supermateriale” grafene. L'allarme inglese sugli investimenti cinesi

Il ministro Kwarteng ordina uno scrutinio sull’acquisizione di un’azienda gallese di grafene da parte di una società nata a fine 2020 e legata a uno “scienziato” con importanti interessi commerciali in Cina. Ecco perché il caso Alpi Aviation può essere d’insegnamento per Londra

La Libia deve votare. La spinta internazionale alla legge elettorale

Il voto libico a una svolta: la legge elettorale è nelle mani dell’Onu e arriva il sostegno di Roma, Parigi, Berlino, Londra e Washington. La Comunità internazionale chiede di non intralciare il percorso verso le urne

×

Iscriviti alla newsletter