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Un partenariato strategico in continua crescita. Italia e Giappone proseguono, mano nella mano, un percorso geopolitico che vede i due Paesi uniti da scambi commerciali che si intensificano al pari delle visite istituzionali. Una scelta, quella di mostrare convergenze sulle grandi sfide globali, che acquista un maggior peso specifico alle luce delle contingenze internazionali alla voce dazi, difesa, sicurezza ed energia. In occasione dell’Italia-Giappone Business Group svoltosi a Roma la collaborazione bivalente ha registrato un altro passo in avanti.

Italy-Japan business group

Tra le sfide comuni, spiccano le nuove frontiere tecnologiche come l’IA al quantum, fino alla meccatronica, “da governare con un approccio antropocentrico, in linea con le nostre radici democratiche”. La traccia indicata dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, racconta molto della relazione speciale che esiste tra Tokyo e Roma, impreziosita da una serie di intese già siglate tra due Paesi che mostrano entrambi “economie avanzate, affrontano le grandi sfide globali con una visione condivisa e con la volontà di costruire ponti tra imprese, centri di ricerca e nuove generazioni”. Secondo Urso una delle sfide comuni tocca le nuove frontiere tecnologiche “per mantenere l’uomo al centro di ogni scelta”, passando da altri ambiti sensibili com la chiusura dei mercati. L’obiettivo comune della politica è quello di “costruire ponti con le nostre imprese”. Presenti all’evento nella capitale oltre al titolare del Mimit, il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani; i due presidenti del Business Group, l’italiano Roberto Cingolani, amministratore delegato di Leonardo, e il giapponese Shunichi Miyanaga, presidente del consiglio d’amministrazione di Mitsubishi Heavy Industries. Presente anche il commissario generale dell’Italia per Expo 2025 Osaka, l’ambasciatore Mario Vattani.

La difesa e il Gcap da “aprire”

Particolare attenzione i due Paesi dedicano al settore della difesa, alla luce del progetto Global Combat Air Program (Gcap) il caccia multiruolo stealth di sesta generazione a cui partecipano Giappone, Italia e Regno Unito. L’ad di Leonardo Roberto Cingolani ha osservato sul punto che il progetto è partito secondo l’agenda e quindi con Leonardo, Mitsubishi, Air Industries e Bae System. “Noi stiamo già lavorando per l’integrazione, è evidente che trattandosi di un progetto che durerà sicuramente una decina d’anni e richiedendo uno sforzo tecnologico e finanziario enorme noi siamo, come aziende, apertissime a guardare l’ingresso anche in futuro di altri partner”.

Secondo Cingolani alla luce degli stravolgimenti del sistema economico globale diventa molto interessante per Paesi esportatori diversificare le collaborazioni, e quella tra Italia e Giappone “si presta a una crescita costante”, dal momento che si tratta di due realtà che condividono socialmente e industrialmente molti punti: “Siamo Paesi a lunghissima aspettativa di vita con una silver economy, siamo altamente manifatturieri e grandi esportatori, molte pmi”.

Le cinque aree di lavoro

Sono cinque le aree di su cui si può lavorare e sviluppare di più i rapporti tra i due Paesi: le ha indicate Andrea Montanino, capo economista di Cassa Depositi e Prestiti, nel suo intervento all’Italia-Giappone Business Group. Ovvero la transizione energetica e la mobilità sostenibile che vede il Giappone leader in alcune tecnologie, come l’idrogeno o alla mobilità ibrida, e l’Italia in design automotive e nella componentistica. “La partnership economica tra Unione europea e Giappone ha ridotto del 90% le tariffe esistenti con l’obiettivo di arrivare alla riduzione del 100% nei prossimi 10-15 anni”. In secondo luogo la robotica e l’automazione industriale, a seguire le tecnologie bio-medicali (visto che “entrambi i Paesi stanno facendo i conti con una popolazione che invecchia”), infine l’agrifood e la precisione tecnologica dell’agricoltura e dell’industria culturale. Ma non è tutto, perché il link tra Italia e Giappone potrebbe progressivamente allargarsi anche ad altri ambiti come le terre rare, che in questo preciso momento assumono un peso specifico decisamene diverso rispetto a soli dieci anni fa.

Terre rare e joint venture

Dinnazi all’aumento dei prezzi delle terre rare e delle materie prime, ha spiegato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, i due Paesi possono collaborare con joint venture in Africa e in Sudamerica. Per cui la cooperazione tra Roma e Tokyo è “naturale” dal momento che “abbiamo una visione comune e consideriamo fondamentale il mercato dell’Indo-Pacifico. Ecco perché ci battiamo per la libertà di navigazione in quell’area che è fondamentale per le nostre esportazioni”. Lo strumento individuato dal titolare della Farnesina è la joint venture in Africa ed in Sudamerica “per consentire alle nostre imprese di diventare sempre più competitive”, ma prima andranno risolti una serie di problemi comuni, visto che “la Cina ha le riserve e decide il prezzo che è eccessivo”. Per cui promette che l’Italia è pronta ad investire di più in Giappone ed è pronta ad accogliere anche gli investimenti giapponesi, stiamo rafforzando la presenza italiana sui mercati internazionali per raggiungere l’obiettivo di 700 miliardi di euro di export entro la fine della legislatura: oggi siamo a 623,5 miliardi l’anno”.

Non sfuggirà che la prospettiva africana è per l’Italia interessante, anche alla luce del Piano Mattei per l’Africa che il governo ha costruito proprio al fine di realizzare una fase altamente progettuale sul continente, fatta anche di interlocuzioni con Paesi terzi. E il Giappone è uno dei più titolati, dal momento che tra le altre cose è oggi il secondo mercato di sbocco per il nostro export in Asia-Pacifico.

Non solo Gcap, Italia e Giappone guardano alle terre rare (grazie al Piano Mattei)

L’occasione dell’Italy-Japan business group è utile per ribadire il profondo legame tra Roma e Tokyo. Per l’Italia è interessante anche alla luce del Piano Mattei per l’Africa che il governo ha costruito proprio al fine di realizzare una fase altamente progettuale sul continente, fatta anche di interlocuzioni con Paesi terzi. E il Giappone è uno dei più titolati, dal momento che tra le altre cose è oggi il secondo mercato di sbocco per il nostro export in Asia-Pacifico

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