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Per la prima volta in 16 anni Viktor Orban non parte in vantaggio. I destini di Ue e Nato passano da Budapest e dalle elezioni parlamentari di domenica, quando a sfidare il suo partito Fidesz, sarà Péter Magyar. La posta in palio va, evidentemente, oltre i seggi e i nomi dei ministri, dal momento che si innescheranno una serie di valutazioni a spoglio ultimato. Come quelle relative al fatto che l’Ungheria è membro sia dell’Unione Europea che della Nato, ma Orbán si è spesso messo di traverso agli alleati occidentali. Nessun leader in carica nell’Unione Europea ha guidato il proprio paese per un periodo così lungo come Orbán.

Le elezioni del 2026 si svolgono in un clima complessivo caratterizzato da forti difficoltà economiche e un oggettivo malcontento pubblico, che nelle urne potrebbe trovare sfogo in un voto contro il leader uscente. Il candidato dell’opposizione guida il Partito del Rispetto e della Libertà (Tisza) fondato nel 2020 e guidato da Péter Magyar dal 2024. Si tratta di un partito di centro-destra che in cima al suo programma ha la lotta serrata alla corruzione governativa e un solido filo europeismo. L’unica certezza è che la sinistra è fuori dai giochi. Pochi giorni fa il vicepresidente americano JD Vance si è recato in Ungheria per dimostrare il suo sostegno a Orban, sottolineando gli stretti legami del leader con il presidente americano Donald Trump.

Vance ha detto che Orbán è “saggio e intelligente” e che la sua leadership “può essere un modello per il continente”. Qualcuno ipotizza che tale endorsement potrebbe essere fatale a Orban, che i questi anni al potere si è caratterizzato per una feroce dialettica anti Ue su diverse questioni, in modo particolare alla guerra in Ucraina. L’Ungheria ha, ad esempio, bloccato i tentativi dell’Ue di imporre sanzioni alla Russia per la guerra, così come di sostenere l’Ucraina e il suo antagonismo nei confronti di Bruxelles continua a riscuotere consensi tra molti ungheresi.

Da quando è salito al potere, Orban ha trasformato l’Ungheria con una serie di modifiche alle leggi e alla costituzione, vincendo quattro elezioni consecutive con quattro maggioranze schiaccianti e controllando i due terzi del parlamento. Di contro Magyar ha dichiarato pubblicamente che, se il suo partito vincerà le elezioni, si impegnerà a ricucire i rapporti tesi del Paese con il blocco europeo, affermando di ritenere che le elezioni generali “saranno un referendum sul ruolo del nostro Paese nel mondo”.

Oltre alle valutazioni politiche, spiccano anche quelle di carattere economico: sono molti gli investitori che scommettono sullo sblocco dei fondi Ue, che darebbe impulso all’economia ungherese in caso di sconfitta di Orban. Le urne restano dall’esito incerto, con una costante volatilità del fiorino. Entrando nel merito, è stato calcolato che i titoli di Stato ungheresi sono parecchio attenzionati dal momento che una eventuale vittoria di Magyar potrebbe sbloccare i 18 miliardi di euro di finanziamenti europei congelati a causa di preoccupazioni sugli standard democratici. Si tratta di un cospicuo flusso di denaro in un paese che fa segnare salari bassissimi e corruzione elevatissima.

In questo senso vanno lette le riflessioni del Fondo Monetario Internazionale, secondo cui l’Ungheria ha bisogno di una politica monetaria rigorosa e di riforme strutturali per ricostituire le riserve e rilanciare la crescita.

Verso le elezioni in Ungheria. Passa da Budapest il destino dell'Ue?

Nessun leader in carica nell’Unione Europea ha guidato il proprio Paese per un periodo così lungo come Viktor Orbán. In vantaggio lo sfidante Péter Magyar, a cui guardano anche investitori e Fmi. Due giorni fa l’endorsement di Vance che si è recato in Ungheria per dimostrare il suo sostegno al leader nazionalista. L’unica certezza è che la sinistra è fuori dai giochi

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