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Nella politica, come anche nella Chiesa e pur senza fare confronti impropri, un progetto di centro si rende sempre più necessario ed indispensabile. Non un Centro autosufficiente, autoreferenziale ed isolato ma un progetto che, pur accettando di costruire quella che comunemente viene definita la cultura delle alleanze, riesce ad essere un luogo autenticamente riformista, democratico e soprattutto capace di esprimere una cultura di governo. Perché questa è, oggi, la vera sfida attorno alla quale si gioca anche parte del futuro del nostro sistema politico e della qualità stessa della nostra democrazia.

Perché la vera riforma resta quella di saper introdurre nella concreta dialettica politica quella categoria del buon senso che rifiuta alla radice ogni forma di radicalizzazione e di polarizzazione che sono semplicemente incompatibili con una vera e credibile cultura di governo. Una radicalizzazione che quando viene legata alla deriva populista crea una miscela esplosiva di difficile controllo che mina le radici della nostra democrazia e dello stesso buon governo. Ed è proprio su questo versante che si inserisce la proposta e il progetto di Calenda e del suo partito di Azione. Un progetto che interpella le altre forze centriste, riformiste e di governo dei due schieramenti.

Certo, nel campo della sinistra oggi il Centro è sostanzialmente assente se non del tutto irrilevante anche perché quell’alleanza poggia sulle tre sinistre: quella radicale e massimalista di Schlein, quella populista e demagogica dei 5 Stelle di Conte e quella estremista ed ideologica del trio Fratoianni/Bonelli/Salis. Certo, non mancano i cosiddetti riformisti all’interno del Pd ma la guida di quel partito è saldamente, e legittimamente, nelle mani della segretaria nazionale che non ammette distrazioni o ritocchi. Il resto della coalizione, come tutti sanno, è del tutto ininfluente se non per ottenere una manciata di seggi gentilmente concessi per grazia ricevuta dagli azionisti di maggioranza del campo largo.

Mentre sul versante della maggioranza di governo c’è un partito, Forza Italia, espressione del Ppe nel nostro Paese, che rappresenta una autentica forza centrista, riformista e di governo. Per queste ragioni la proposta/provocazione di Calenda non può e non deve cadere nel silenzio e né può essere qualunquisticamente aggirata o rimossa. Almeno per tutti coloro che non ritengono che il bipolarismo muscolare, la radicalizzazione della lotta politica e la polarizzazione ideologica devono diventare le stelle polari del comportamento concreto delle singole forze politiche. E, non a caso, permangono attuali i due slogan – che poi sono la sintesi di una distillata cultura di governo – che in Italia si continua a “vincere al centro” e, soprattutto, a “governare dal centro”. Due osservazioni che riassumono come sia importante – al di là del peso elettorale e dello ruolo stesso ruolo dei partiti centristi – “la politica di centro” nel nostro Paese.

E il contributo di Calenda, al riguardo, è decisamente importante e di qualità. Perché la scommessa di un vero rinnovamento e cambiamento della vita politica italiana passa attraverso quella strettoia. Piaccia o non lascia ai populisti, agli estremisti, ai massimalisti e ai radicali di entrambe le coalizioni.

Il Centro secondo Calenda, una sfida possibile. La riflessione di Merlo

Calenda rilancia il progetto di un Centro riformista e di governo, alternativo alla polarizzazione e alle derive populiste. Una proposta che interpella tutte le forze responsabili, dentro e fuori i poli, in nome di una democrazia più stabile e pragmatica. La riflessione di Giorgio Merlo

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Vi racconto il Cuore Alpino di un generale. La recensione di Butticé

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Quanti sono i papabili oggi che possono subito parlare autorevolmente al mondo, che hanno una stima internazionale, conoscono la Curia, parlano con conservatori e progressisti, hanno capacità di ascolto delle varie parti, sono davvero sinodali ma possono dare una voce vera alla Chiesa nel mondo? C’è un solo uomo con queste caratteristiche: il Cardinale Pietro Parolin. Il commento di Francesco Sisci

Guerre stellari. La competizione satellitare tra Cina e Occidente vista da Boschetti (Cornell)

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Geopolitica della fede. Come leggere il viaggio del patriarca di Belgrado in Russia

Mosca e Belgrado rinsaldano i legami religiosi e geopolitici. Nella capitale russa, Porfirije abbraccia la visione del “Russkij Mir”. Mentre in patria monta la protesta

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La pioggia di detriti sull’aeroporto Ben Gurion non è solo un’emergenza di sicurezza per Israele, ma un campanello d’allarme per l’intero sistema di equilibri regionali. Il missile ipersonico degli Houthi, sfuggito alle difese più sofisticate del mondo, ha infranto un tabù strategico e portato il conflitto yemenita alle porte di Tel Aviv. Mentre Netanyahu riunisce il gabinetto di sicurezza, il Medio Oriente si prepara a una nuova escalation che potrebbe cambiare per sempre le regole del gioco militare nella regione. L’analisi del generale Ivan Caruso, consigliere militare della Sioi

Tra attacchi Houthi e Iran, Netanyahu ancora sotto pressione (sugli ostaggi)

Netanyahu smentisce contatti con l’ex consigliere Usa Waltz, mentre gli Houthi, appoggiati dall’Iran, attaccano l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, spingendo Israele a minacciare ritorsioni. Sullo sfondo, Hamas rilascia un nuovo video di un ostaggio, e Israele accusa il Qatar di fare il doppio gioco nei negoziati

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