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Centosessant’anni di relazioni diplomatiche fra Italia e Stati Uniti. Un bel traguardo, no? Matteo Salvini irrompe in una sonora risata. “È un grande traguardo, certo ci si poteva arrivare meglio”. Incontriamo il leader della Lega nei corridoi di Montecitorio. Ci ha presentato un libro, l’ultimo del filosofo Corrado Ocone, “Salute o libertà. Un dilemma filosofico” (Rubbettino). Neanche a dirlo, l’evento diventa un assist per un nuovo incontro di boxe con il ministro “chiusurista” della Sanità, Roberto Speranza, insieme a Nicola Porro. Salvini, assicura, non è “aperturista”, ma per “il buonsenso”. Che deve essere la stella polare per fare i conti con la pandemia, e pure in politica estera, “se siamo al governo è anche per evitare sbandate”.

Salvini, di che buonsenso parla?

Il buonsenso di provare a tenere buone relazioni con tutti. A partire ovviamente dai nostri alleati, gli Stati Uniti. Noi nel nostro piccolo ci stiamo provando.

La Lega è atlantista?

Certo. Quando nel nostro primo incontro Mario Draghi mi ha parlato di atlantismo, gli ho risposto: “Noi ci siamo, al 100%”. Noi crediamo nell’Alleanza atlantica, nelle libertà e nei diritti conquistati dall’Occidente. Senza cercare lo scontro con nessuno: atlantismo non significa preparare guerre.

Serve un cambio di passo rispetto al governo Conte bis?

Ripeto, se siamo entrati in questa maggioranza è anche per scongiurare derive filocinesi, venezuelane, iraniane. Un conto sono i rapporti economici, che è sacrosanto coltivare. Un altro conto è mettere, come faceva il governo precedente, Cina e Stati Uniti sullo stesso piano.

Giancarlo Giorgetti ha detto che, per difendere la siderurgia e l’automotive dallo shopping cinese, bisogna ampliare il golden power.

Da liberale, sono perfettamente d’accordo. Dobbiamo difendere i nostri settori strategici, non solo quello militare, e io amplierei ancora di più il perimetro del golden power.

Cioè?

Leggevo un passaggio di Macron che parla di sovranità nel settore agricolo. Ecco, fosse per me, metterei un vincolo di inconquistabilità in alcuni settori della nostra produzione agricola.

Che idea si è fatto delle mire della cinese Faw su Iveco?

Tutto il male possibile, credo sia una follia cedere una parte di una nostra azienda strategica e spero si possa porre rimedio. Così come è stata una follia la vicenda Fiat, abbiamo fatto un regalo ai francesi. Ne discuterò con il ministro delle Infrastrutture. Inutile parlare di mobilità sostenibile se svendiamo le uniche aziende italiane che investono in ricerca e sviluppo.

Sulla sicurezza del 5G gli alleati Nato si aspettano una parola definitiva: le aziende cinesi devono restare nella rete?

No, noi su questo abbiamo sempre avuto le idee chiare. E sinceramente sono preoccupato che le infrastrutture digitali cinesi arrivino addirittura a Palazzo Chigi.

Non solo Cina. Anche la Russia ci osserva, come dimostra la spy story svelata a Roma dalla nostra intelligence. Cosa pensa la Lega del caso Biot?

Io sono contrario a qualsiasi tipo di spionaggio che vada a nostro danno. Evidentemente questo caso dimostra che esiste una falla nel nostro sistema di sicurezza. Questo signore lavorava con ministri della Difesa democratici e di sinistra. Noi condanniamo e anzi contiamo che emergano altre eventuali responsabilità, perché la spia in questione non faceva tutto da sola.

Chiudiamo sul Copasir, che questo mercoledì sentirà Gabrielli. Come si esce dal tiro alla fune con Fratelli d’Italia per la presidenza?

Semplice: azzeriamo tutto. Si dimettano tutti i componenti, allo stesso giorno e alla stessa ora. Il Parlamento nomina un nuovo comitato ed elegge il suo presidente in base alla normativa. Noi siamo pronti a rassegnare insieme le dimissioni, anche domani.

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